Siddhartha-The Musical


Seppur con una libera ispirazione è un compito da far tremare i polsi quello di trarre un musical da Siddhartha, il capolavoro di Hermann Hesse, un romanzo-icona, fra i più letti, ammirati e meditati di sempre, per alcune generazioni di giovani (soprattutto quelle degli anni Sessanta e Settanta) oggetto di culto e, soprattutto, profonda ispirazione.
Del resto la ricerca di un senso – del proprio, della vita in generale, dell’essere nel fluire di questa – è un tema che coinvolge e appassiona, anche in tempi così crudi e crudeli come quelli in cui viviamo.
Siddhartha può rappresentare la dicotomia fra carne e spirito, fra essenza e assenza, fra sofferenza e amore, fra partecipazione empatica e distacco dalle cose del mondo e dalla corruzione della materia(lità), così come trattato nel complesso e magico libro dell’autore di Calw vissuto per un quarantennio nel Canton Ticino (e lì sepolto), sospeso fra cielo, lago e monti, fra nord e sud (di lui ci viene in mente, per l’affinità dell’argomento, anche Narciso e Boccadoro), fra scrittura e natura.
Una sfida è questo musical – un prodotto italiano che ha riscosso un vastissimo successo in giro per il mondo  –, opera gradevolissima, non superficiale, ben cantata, con coreografie accurate, costumi scintillanti e sempre ad hoc, una scenografia assai suggestiva e interpreti sempre all’altezza.
Il principe Siddhartha (ne veste i panni Giorgio Adamo) abbandona, in cerca della sua via nel mondo, il castello dorato in cui è vissuto: il suo itinerario, prima di approdare ai sentieri della saggezza e a un cuore scevro di turbamenti e obnubilamenti, passerà per l’attesa, la meditazione, il digiuno, il turbine dell’amore con l’incontrollabile desiderio e la brama di ricchezza, e il vino e le profumate pelli di danzatrici, la dolorosa tartaruga della paternità, l’acquisizione di una nuova consapevolezza, il barcaiolo Vasudeva che l’accoglie, Gothama e il fiume che scorre eterno riportando a sé pensieri, occasioni, opportunità, casi.
Fra ritmi pop-rock e technoriental, con brevi parti recitate (soprattutto per il ruolo da narratore di Siddhartha anziano, interpretato da Edoardo Costa), si dipana la vicenda: una storia, a ben vedere, universale, ossia valevole per ogni individuo, vicissitudini che trovano infine ragione e compimento nel ciclo che ci consegnerà un giorno all’illuminazione, alla finale armonia.

Alberto Figliolia

Siddhartha-The Musical, scritto da Isabeau, Fabio Codega e Fabrizio Carbon. Teatro LinearCiak di Milano, viale Puglie 26, sino al 5 febbraio 2017. Regia di Daniele Cauduro.
Info: e-mail info@linearciak.it, tel. 02.84269260.

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