SIBERIA EXPRESS 1


SIBERIA  EXPRESSA cura di Biagio Ferrara

Nelle alterne fortune belliche delle alleanze contrapposte nella Grande Guerra, la presa di potere in Russia da parte dei bolscevichi nel 1917, la loro firma della pace di Brest-Litovsk con Germania ed Austria nel marzo dell’anno successivo e lo scoppio della guerra civile tra i monarchico-conservatori (i cosiddetti “bianchi”) e i bolscevichi (“rossi”), crea grande preoccupazione nelle Nazioni dell’Intesa che considerano un tradimento quel trattato che provoca un massiccio spostamento di reparti austriaci e tedeschi dal fronte orientale a quello occidentale.
Decidono allora di appoggiare le forze antibolsceviche, che si stanno organizzando nel Paese, inviando dei contingenti militari con lo scopo, più o meno dichiarato, di alimentare la guerra civile.
Anche il governo italiano decide di dare il proprio contributo e nell’estate del 1918 invia in Siberia un corpo di spedizione, che prende la denominazione di Corpo di Spedizione Italiano in Estremo Oriente (C.S.I.E.O.), con base nella concessione italiana a Tientsin , in Cina.
Sul territorio russo, già dall’agosto del 1916, opera la Missione militare italiana con il compito di recuperare e rimpatriare tutti i prigionieri di guerra austroungarici di etnia italiana, originari dalle terre irredente e che si fossero dichiarati italiani. Si trattava di circa 25.000 soldati di leva, già appartenenti all’esercito austro-ungarico, mandati a combattere sul fronte orientale e fatti prigionieri dalle truppe zariste, ridotti in condizioni penose, dispersi in vari campi di concentramento russi.

La missione militare italiana ottiene immediatamente risultati discreti, tant’è che già il 24 settembre riesce a imbarcare ad Arcangelo, sul Mar Bianco, un primo contingente di ex prigionieri prelevati dal campo di Kirsanov negli Urali (circa 1700 uomini) e diretto in Inghilterra.
Lo scoppio della Rivoluzione nell’ottobre del 1917, le alterne vicende della guerra, le tensioni sociali che portano alla destituzione dello zar ed alla successiva firma della pace di Brest-Litovsk nel marzo del 1918, nonché la rigidità del clima russo (il ghiaccio impedisce alle navi di salpare) rendono il compito della Missione quasi proibitivo, costringendola a cercare una soluzione diversa per non farsi travolgere dagli avvenimenti.
Così circa 2000 uomini inquadrati in tre battaglioni, dalla fine del 1917 vengono avviati con lunghissimi viaggi in treno attraverso la Siberia in direzione del porto di Vladivostock, nella speranza di poterli imbarcare. Ma anche qui la situazione è caotica. Il porto è congestionato dalle truppe dell’Intesa, perciò si decide di dirigersi verso la concessione italiana di Tientsin, rinunciando ad imbarcare le truppe per l’Italia e creando, così, unità volontarie da mettere a disposizione degli alleati.
Queste unità di ex soldati dell’esercito austro-ungarico, nell’estate del 1918, vengono inquadrate, con la denominazione di “Legione Redenta”, nel Corpo di Spedizione Italiano in Estremo Oriente, impiegato in Siberia nella lotta contro il bolscevismo.
Alla fine dell’anno sono circa 2500 i soldati salvati dai campi di concentramento russi; tutti giurano fedeltà all’Italia.
Il compito del Corpo di Spedizione è quello di tenere attiva la ferrovia Transiberiana, fondamentale per permettere alle forze occidentali gli approvvigionamenti e gli aiuti alle truppe bianche nella guerra civile contro i bolscevichi.
Il loro effettivo rientro in Italia via mare sarebbe avverrà solo nel 1920, dopo aver dato un valido contributo militare in oriente.

In un quadro così caotico si inserisce la vicenda di un reparto e di un personaggio ambedue al limite dell’inverosimile: il Battaglione “Savoia” letteralmente inventato dal capitano Compatangelo che, in una interminabile anabasi attraversa lo sterminato territorio siberiano, più volte aprendosi la strada con le armi, fino a raggiungere la concessione italiana di Tientsin.
Ma Andrea Compatangelo non è un capitano. E’ un civile, un ragioniere o contabile di Benevento (così si dice), da tempo a Samara sul Volga per interessi commerciali, anche se le capacità dimostrate in seguito, sembrerebbero dimostrare che dovesse essere qualcosa di diverso.
Cosciente delle misere condizioni dei prigionieri italiani con divisa austroungarica nella zona di Samara, si autoproclama capitano e, per di più, rappresentante di una grande potenza occidentale: l’Italia, ed in tale veste ne tratta la liberazione con le autorità locali. Ne libera alcune centinaia, si procura chissà dove e come armi e divise, inquadrandoli in un battaglione risoluto e compatto sotto il suo comando.
Nel luglio 1918 Compatangelo requisisce persino un treno blindato econ questo, assieme ai suoi uomini, parte verso oriente sulla transiberiana. Il battaglione ad ogni sosta partecipa ai combattimenti (da parte bianca, o in appoggio ad una Brigata cecoslovacca), con ricognizioni e incursioni, acquisendo ben presto una fama che non tarda a giungere agli ignari ed increduli ufficiali della Missione Militare Italiana. Il treno, armato anche di mitragliatrici, tra incredibili difficoltà, viaggia inarrestabile nell’immensa ed ormai gelida distesa siberiana, giungendo anche a requisire una locomotiva più moderna.
Intanto il battaglione, gestito con ferrea disciplina, si ingrandisce liberando altri italiani e divenendo sempre più combattivo. Arriva a Krasnojarsk, dove per attendere altre forze italiane, si impadronisce della città occupando il municipio, instaurando una specie di dittatura militare e governando la regione per un mese e mezzo. Il capitano Compatangelo assegna a due crocerossine russe, fuggite con lui, la gestione di un ospedale. Pare che una di esse fosse una granduchessa dei Romanov.
Infine il treno riparte verso oriente. Attraversando la Manciuria, è bloccato di nuovo, stavolta da militari cinesi intenzionati a sequestrare il treno circondandolo in armi, ma il capitano Compatangelo ancora una volta è capace di farsi valere. Sempre più nel ruolo di rappresentante di una grande nazione, riesce a spaventarne gli ufficiali, minacciando conseguenze per il gravissimo incidente internazionale. Ed anche questa volta riesce a riprendere la marcia verso Vladivostok, dove finalmente giunge a gennaio del 1919, sperando sempre in un imbarco per Tientsin.
Lì sono accolti da veri ufficiali italiani e dalla notizia della fine vittoriosa della guerra, avvenuta due mesi prima. Il viaggio è durato circa sei mesi nel gelido inverno siberiano.
Il Battaglione”Savoia” diventerà il Battaglione “Rosso”, per distinguerlo dai Battaglioni “Neri”, della Legione Redenta organizzata a Tientsin, della quale seguirà le sorti.
Il capitano Compatangelo, dopo un incontro con il capo della Missione Italiana, torna ad essere il rag. Compatangelo concedendosi una vacanza di riposo. Subito dopo lascia i suoi soldati, che lo adorano, e scompare nel nulla, senza citazioni o riconoscimenti né richiesti né tantomeno concessi.

Biagio Ferrara

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Un commento su “SIBERIA EXPRESS

  • Gigi

    Semplicemente incredibile:la sequenza degli eventi lascia trasparire un personaggio del tutto straordinario.Il guaio è che gente di tale fatta è troppo schiva e modesta e lascia la platea allo strepito degli imbecilli la cui madre è sempre incinta. Grazie Biagio ! Un abbraccio. Gigi.