Siamo uomini o caporali? di Camillo Mastrocinque


A cura di Gordiano Lupi

Siamo uomini o caporali? è un film girato da Camillo Mastrocinque che non si presta a classificazioni di genere: commedia, dramma, sentimentale, persino farsa. Si tratta di un grande film, in ogni caso, uno dei primi a presentare la realtà dei lager nazisti, anche se in un contesto farsesco e surreale, inoltre è una pellicola coraggiosa perché punta il dito sul trasformismo di chi si schiera sempre dalla parte del più forte. Il titolo originale non presenta il punto interrogativo, acquisito nel corso degli anni. La struttura è classica: una commedia a episodi, introdotti e narrati da Totò, comparsa teatrale rinchiusa in manicomio dopo aver aggredito un isterico capogruppo. Totò si confida con lo psichiatra, gli racconta la sua vita, fatta di umiliazioni e soprusi, gli spiega che secondo lui l’umanità si divide in uomini e caporali.  Qui sta tutto il senso del film e di un soggetto – scritto dallo stesso Totò – che è un vero e proprio testamento artistico. Leggiamo le parole di Totò: “L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: Uomini e caporali. La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza. Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama. I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque. Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengono, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera!”. Paolo Stoppa interpreta tutti i caporali del film: il direttore del teatro, il soldato fascista, il criminale nazista, l’ufficiale americano, il giornalista senza scrupoli e l’imprenditore lombardo. In ogni episodio è un uomo senza scrupoli, che soggioga il povero uomo qualunque per ottenere un vantaggio personale, perfetto come arrogante che esercita fino in fondo il suo potere. Totò e Mastrocinque affermano che non c’è differenza tra un fascista, un nazista, un giornalista senza scrupoli e un ricco imprenditore quando la loro essenza di caporale li trasforma in strumenti di un potere che soverchia l’uomo comune. La critica al trasformismo della classe dominante è perfetta, perché – dicono gli autori – cambiano i tempi, ma quel che conta è stare dalla parte giusta. La censura chiede alcuni cambiamenti prima di dare il nulla osta alla pellicola. Tra le cose migliori del film va citata la parte ambientata nel lager nazista con gli italiani malconci, scarpe sfondate, vestiti consumati e logori, vessati da un tragicomico ufficiale nazista. La sequenza della mancata fucilazione di Totò e del successivo esperimento atomico è fumettistica, sembra quasi anticipare le strisce di Bonvi con le sue Sturmtruppen. Molte le battute storiche: “Più conosco gli uomini e più amo le bestie”, “Si stava meglio quando si stava peggio”, “Paese che vai americano che trovi”, “Pare un romanzo d’appendicite!”, “Parli come badi!”. Il soggetto sfrutta alcune parti di avanspettacolo con Totò che canta la canzone Còre analfabeta, da lui composta, e interpreta E llevate ‘a camme sella insieme alla bella Fiorella Mari, conclusa da uno spogliarello comico – sexy. Sylva Koscina compare in due brevi sequenze, ma è l’elemento erotico più conturbante, visto che la madre la invita sempre a mostrare le gambe per farla scritturare come attrice. Tra le parti farsesche ricordiamo la stilografica di Totò che schizza inchiostro e riempie di puntolini un commensale. Totò passa dal registro comico – farsesco al drammatico con grande facilità ed è eccellente nella sequenza che lo contrappone a un arrogante ufficiale americano che insidia la sua donna. I riferimenti a Charlie Chaplin abbondano, soprattutto nel finale, quando la ragazza amata da Totò gli presenta il futuro marito e lui capisce che l’ha sempre considerato soltanto come un fratello. Mastrocinque e Totò, ma anche Metz, Mangini e Nelli, scrivono una personale storia d’Italia ricca di pennellate graffianti: l’opportunismo ai tempio del fascismo, il mercato nero, la guerra, i lager nazisti, la ricostruzione, i giornali scandalistici (Ieri, oggi e domani… un rotocalco di fantasia ispirato ai molti diretti da Gualtiero Jacopetti, famoso per inventare i reportage) e la delusione della povera gente che non riesce mai a coronare i propri sogni. Il mondo è pieno di caporali, purtroppo.
Rassegna critica. Paolo Mereghetti (due stelle e mezzo): “Da un suo soggetto, il film che Totò ha sempre considerato il proprio testamento filosofico: aggiornamento esistenziale di un doppio senso da caserma (i caporali non sono mai di ramazza, cioè non scopano, ergo non sono uomini) con personali tentazioni qualunquiste. Centratissima l’idea di far interpretare le varie personificazioni del caporale all’odiosissimo Stoppa. Fondamentale per ogni totologo”. Morando Morandini (tre stelle sia per la critica che per il pubblico): “Totò spiega con alcuni esempi al medico la sua teoria sulla divisione degli uomini in due categorie: quelli che sudano (uomini) e quelli che fanno sudare gli altri (caporali). Questa volta il soggetto del film porta la firma di Totò, che torna nei panni del disoccupato cronico napoletano”. Pino Farinotti conferma le tre stelle, valutazione adeguata per un film in bilico tra commedia e dramma ma che ha il pregio di rendere partecipe lo spettatore fino alla commozione.

Regia: Camillo Mastrocinque. Soggetto: Antonio De Curtis. Sceneggiatura: Antonio De Curtis, Camillo Mastrocinque, Vittorio Metz, Mario Mangini, Francesco Nelli. Fotografia: Aldo Tonti, Riccardo Pallottini. Montaggio: Gisa Radicchi Levi. Musiche: Alessandro Cicognini. Scenografia: Piero Filippone. Costumi: Gaia Romanini. Trucco: Giuliano Laurenti. Produttore: Alfredo De Laurentiis. Genere: Commedia. Bianco e Nero. Durata: 92’. Interpreti: Totò, Paolo Stoppa, Fiorella Mari, Nerio Bernardi, Vincent Barbi, Mara Werlen, Agnese Dubbini, Mario Passante, Henry Vidon, Gino Buzzanca, Filippo De Pasquale, Loris Gizzi, Giacomo Furia, Franca Faldini, Rosita Pisano, Vinicio Sofia, Gildo Bocci, Salvo Libassi, Gianni Partanna, Sylva Koscina, Elide Costello, Gina Rovere, Denise Carpenter.

Gordiano Lupi
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