SHORT STORIES: Meglio di Chuck Norris 9


di Frank Cappelletti

“Dai mangia finchè è caldo!” disse Maurizio a Miky.
I due fratelli si strinsero attorno al piccolo fuoco.
Non era rimasto quasi niente della loro casa dall’arrivo di “quelli”.
Niente era rimasto in piedi, la civiltà e l’umanità non erano che un ricordo.
Si era combattuto casa per casa, tutti avevano lottato come leoni ma a poco era servito.
L’invasione, le epurazioni, i gas, i virus, tutto era stato usato per demolire, cancellare, dall’universo quello che un tempo erano gli “umani”.
“Mauri…non mi piace…non sa di nulla!!!” rispose Miky, dodici anni, i jeans e le scarpe lacere avrebbero reso ancora tutto più duro con l’arrivo dell’inverno.
Maurizio scosse la testa e guardo fuori, attraverso la finestra rotta.
Il sole stava tramontando e benché proiettasse colori meravigliosi, per lui era l’ennesima livida luce del giorno che si stava spegnendo.
“Non sono un cuoco, non sono mamma ed è tutto quello che sono riuscito a trovare, quindi stai zitto babbeo!!!”
“Mauri…ma mamma dove sarà?… tu che dici tornerà a prenderci?”
“Certo!” rispose prontamente.
Il fratello minore cominciò a mangiare disgustato. Era passata un’eternità da quando tutti insieme erano stati seduti attorno ad una tavola imbandita. Sembravano passati millenni, ora il buio e l’assordante silenzio avevano occupato il posto di quello che un tempo fu l’umanità.
“Mauri, ti ricordi quando giocavamo al pc? Quanto tempo ci passavamo…e ti ricordi quanto si arrabbiava mamma?”
Entrambi sorrisero al pensiero e rammentarono gli scherzi che facevano alla donna.
“Mamma era proprio forte…faceva ridere quando parlava e gesticolava.
Poi tacquero, persi entrambi in pensieri felici: pensieri di un tempo andato.
Dopo l’invasione ogni cosa era cambiata. L’umanità era abituata alle guerre, da millenni,ma quelle cose erano arrivate dallo spazio e avevano preso possesso della terra.
Il piccolo dei due terminò di mangiare e si stese vicino a un cumulo di sacchi di sabbia,chiuse gli occhi e si tirò sulla testa il cappuccio della felpa,incrociò le braccia dietro la testa e respirò profondamente.
Il sole stava calando e ben presto avrebbe lasciato spazio alla notte e con essa sarebbero arrivati “i cacciatori”, gli sterminatori di esseri viventi.
Maurizio imbracciò il mitragliatore e controllo per l’ennesima volta le mine Claymore che lui e il fratello avevano piazzato la mattina, poi tornò all’interno del rifugio.
Resistevano ormai da giorni, presto, forse, sarebbero arrivati altri umani per portarli da un’altra parte, ma al momento dovevano tenere duro.
Non avevano paura, quella era scomparsa tempo prima con la loro infanzia, ora sembravano soldati professionisti ma nessuno dei due era ancora maggiorenne.
Una volta all’interno stappò una coca cola, l’ultima e ne bevve un sorso.
Fuori il silenzio regnava sovrano.
“Dormi?” chiese a Miky
“No, cerco di rilassarmi un po’, sono stanco di stare qui…”rispose.
“…pensi si siano dimenticati di noi?”
“Ma và! Mamma ormai avrà trovato qualcuno della resistenza, qualche giorno ancora e poi saremo tutti insieme, quanto mi piacerebbe mangiare i ramen, accidenti che fame”.
Il vento cominciò a soffiare e con esso arrivarono i primi rumori.
Gli invasori stavano arrivando.
Miky prese posto dietro la Dillon M134, la potente mitragliatrice e tolse la sicura.
Lui e Maurizio si calarono i visori notturni sugli occhi.
Sarebbe stata un’ altra lunga notte, una delle tante.
“Siamo meglio di Chuck Norris!” gridarono.
Aprirono il fuoco.

Frank Cappelletti


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