Recensione: Salvino Sagone – Rondini d’angolo


A volte m’incontro/ per strada/ e mi saluto/ cortesemente.// bastano/ poche parole/ per raccontarmi/ una vita.// E poi,/ con gentile commiato,/ ognuno per la sua strada.// Io/ verso la realtà.// Io/ verso i sogni.// Senza rancore.

Se ne stava lì./ Bella,/ com’è bella la sua età./ Sola,/ com’è sola la sua età./ All’ombra.

Da un uomo generoso non può che scaturire una poesia generosa, soavemente impetuosa e colma di echi. Una poesia, ricca sì di valori formali, che tuttavia è in primis un dono agli altri. Così è Salvatore Sagone, in arte Salvino LiberaMente Sagone, che sempre spende la propria arte in versi per ogni degna causa (oltre ad ascoltare gratuitamente storie d’amore, come gli capita in occasione di ogni edizione del Festival Internazionale di Poesia di Milano…).
Salvino celebra in questo periodo l’uscita del suo libro Rondini d’angolo (Rayuela Edizioni): quasi un ossimoro… che cosa avrà ispirato tale titolo? Forse la coda di questi uccelli, che potremmo con buona ragione definire magici, poiché sempre ritornanti, o forse i loro scarti improvvisi nei cieli estivi, una sorta di danza che alla sua sola vista ci consola dell’arduità del mondo, o forse la marginalità, comune in fondo (e comunque di tanti, troppi, esseri umani), che dobbiamo affrontare trovando dentro di noi le risorse del coraggio, per riemergere sempre all’idea di una vita piena, solidale, condivisa, empatica. La poesia come una costruzione, un edificio dove si coniugano parole, linee, mattoni e mattini, concetti, pietre, idee, lacrime, crepuscoli, sorrisi, sospiri. Materia e pensiero astratto.
Quale silenzio ci spaventa di più?/ Il silenzio ingombrante della presenza/ o quello furibondo dell’assenza?/ E poi quanto spazio occupa il silenzio/ nel nostro esistere?// Finirà questo cadere di foglie./ Seguirà il cadere della neve./ Cadranno altra cose ancora./ Il cuore./ Il pensiero./ Il pensiero dell’anima./ Noi.// Dovremo essere lesti a sollevarci./ A proteggere/ e raccogliere da terra tutto ciò che è caduto./ Prima che ogni cosa venga calpestata.
Milton Fernandez, editore, scrittore, regista e intellettuale di rarissima sensibilità, uruguayano di stanza in Italia da numerosi anni, uomo dei due mondi, ha ben detto di Salvino: “Avrebbe potuto fare qualsiasi mestiere, vivere altre cento vite, chiamarsi in mille modi diversi, Salvino. Il suo destino sarebbe stato poetico”.
Siamo,/ a volte,/ immagine d’ombra/ dispersa ai nostri piedi/ che s’adatta al territorio/ e deforma/ l’apparenza concepita.// Siamo,/ a volte,/ un colpo di vento/ tra capelli di ragazze d’angolo/ in cerca/ di una visione del divenire/ tra nebbie d’incertezza.// Siamo,/ a volte,/ il passo mancante/ tra noi e la realtà.// Siamo,/ a volte.
E che dice invece Salvino di sé? “A diciannove anni si trasferisce a Milano dove lavora, ancora oggi, in edilizia, interpretando i linguaggi costruttivi delle dimore e dei fabbricati, con un approccio ricostruttivo mai violento, per comporre bellezza e armonia estetica in una metropoli aggredita dal cemento”. E poeta d’amore è Salvino: Fammi dormire così/ vicino al tuo viso/ per carpirne il sogno// (ed il fremito della vita)// Per poi ricordarlo ancora/ quando non ci sarò più/ in questi luoghi/ del tempo in scadenza// sospeso tra periodi di pendolo// nell’interminabile cadere/ oltre scogli di oceani/ perduti dentro pozze inutili// alla ricerca del gesto inattuale/ rincorso da riusi improbabili/ spesi tra mura da abbattere// Fammi dormire così/ vicino al tuo viso/ per carpirne il sogno (ed il fremito di adesso)// come vita. E ancora: Ho aperto la prima porta/ ed ho trovato il tuo volto// [..] Ho aperto la seconda porta/ ed ho trovato il tuo corpo// [..] Ho aperto la terza porta/ ed ho trovato le tue parole// [..] Ho aperto l’ultima porta// per amarti/ così come sei.
Talora lo sopraffà una quieta nostalgica meditazione che pure parrebbe così distante dai modi esuberanti dell’uomo e del poeta (uno spettacolo sentirlo declamare poesie accompagnandosi con tamburo o tamburello): … per vestire quell’istante finale/ con il respiro dell’ultimo sogno degli altri,/ sino a comprendere in noi stessi/ anche il tormento della fuga; Spengo candele/ e scrivo/ dell’ombra degli angoli/ e dei nascondigli della mente.
Il tempo che fugge ineluttabile… C’è stato un tempo,/ da bambino,/ che ho sognato/ che qualcuno/ mi rubava tutto.// E mi vedevo solo/ e infelice/ in un limitare di terra,/ ove finisce il mare./ Tra un cielo sgrigiato/ e la sabbia/ appena bagnata/ da un andirivieni/ incolpevole di onde.// Guardavo avanti a me/ e non vedevo che vento; Non ho giorni/ da spendere nel nulla./ Né vento/ da spargere nel vuoto.// Ho anima forte/ per combattere/ l’inconsistenza/ del tempo dell’immagine./ E del non sentimento.
Anima forte, generosa: il poeta Salvino.

Alberto Figliolia

Titolo: Rondini d’angolo
Autore: Salvino Sagone
Prezzo copertina:
Editore: Rayuela Edizioni
Data di Pubblicazione: 2019
EAN: 9788897325444
ISBN: 8897325440

 

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