Recensione: Roberta Zanzonico – Blu stanzessere


“Guardiano, ricordo di aver letto da qualche parte che di certo ci si può ammalare di ricordi. Forse anche morire. Ecco, ora ricordo: i pazzi sono ammalati di ricordi. Lo aveva detto qualcuno”

Blu Stanzessere è il romanzo d’esordio di Roberta Zanzonico edito Ensemble, leggo dell’autrice che dopo un periodo da ricercatrice lavora come psichiatra a Boston e le mie attese sono altissime.
Benché il romanzo si sviluppi in 98 pagine l’argomento trattato, quale quello della “memoria”, inteso come riprodurre nella mente l’esperienza passata, ha un ampissimo spettro di argomentazioni.
Stanzessere è un insieme di stanze, in ogni stanza c’è un momento, un ricordo, un rimpianto in cui una donna è sostata.

“Le stanze sono tutte vive. Non c’è solo una donna là, c’è tutto. La stanza potrà ingrandirsi, rimpicciolirsi, anche piangere. Dipende dal pezzo di vita lì racchiuso.”

Il protagonista è il guardiano-creatore del luogo, che forma un altro ragazzo a occupare il suo posto accompagnandolo in un viaggio extracorporale, onirico, sensoriale, impalpabile ma pieno di emozioni e profumi, di colori e dolori. Un viaggio sconosciuto, di memorie mescolate di cui non voglio riportarne il percorso poiché invito alla lettura del libro.
La storia tracciata dalle varie figure è sempre una storia d’amore, un attimo rivissuto all’infinito per non dimenticare: un costante perdersi per poi ritrovarsi sempre.

“Erano in un momento della memoria, in un ricordo e poi non sono state in grado di uscirne. E’ come se quel ricordo le avesse spezzate.”

Ho apprezzato lo stile narrativo dell’autrice, il non definire descrivendo la fisicità dei personaggi, dei luoghi, il non dare età e descrizioni superflue, fa sì che tutto rimane sospeso dando la possibilità al lettore di ritrovarsi quasi nella totalità in uno o più ricordi descritti. In alcuni momenti interni alla narrazione ci si sente cullati dalle onde del mare o sovrastati da un cielo blu incantevole, ma poi ci sono altri aspetti che purtroppo mi hanno lasciato un po’ di amaro in bocca.
Le troppe ripetizioni e momenti e situazioni incomplete, lasciandomi la sensazione che l’autrice abbia scritto frettolosamente e senza fare una revisione del romanzo, mi ha portato a pensare che la fretta a volte non sia buona consigliera.
Peccato perché con maggiore attenzione nei particolari, in descrizioni più accurate di ricordi, dello smarrimento e dello spezzarsi della protagonista avrebbe permesso al film, che ho visto nella mia mente, di diventare un capolavoro.
Invito comunque alla lettura per l’originalità, senza dar troppo peso a un mio punto di vista che sicuramente non combacerà con i molti.

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

Titolo: Blu stanzessere
Autore: Roberta Zanzonico
Prezzo copertina: € 12.00
Editore: Ensemble
Collana: Officina
Data di Pubblicazione: settembre 2019
EAN: 9788868813673
ISBN: 886881367X

Citazioni tratte da Blu stanzessere di Roberta Zanzonico

Solo alcune cose accadono. “Solo quelle di cui siamo capaci” (…) Forse siamo capaci di tutto ma poi sono poche le cose che ci permettiamo. Ad esempio io avrei potuto amarla. Ne sarei stato capace. Nel suo stanzessere. Con gli occhi negli occhi. Forse avrei potuto riportarla qui.

Svuotavo bottiglie di vino la notte e, quando bevevo, i pensieri sembravano più veri, nel senso che era come se affiorassero, in un rilievo. E cosi bevevo e i pensieri venivano a galla. Bere era un po’ come pescare: tiravo l’esca, bevevo e aspettavo e, piano piano, i pensieri riaffioravano. Scrivendo, li pescavo. Pescavo pensieri e li riordinavo in parole. Ogni notte pere mettevo insieme due o tre pagine e poi tornavo sobrio o triste. Forse soltanto triste.

«Credo che per le emozioni ci sia bisogno di uno spazio, che sia definito da quel che è stato e quel che speriamo, o temiamo, sarà. Credo ci sia bisogno di un passato e di un futuro per avere delle emozioni presenti. E io non ho memoria del mio passato».

«Eppure, amava. Perché I ‘amore era l’unica cosa che fosse resistita all’amnesia. L’amore persiste, non si ammala di memoria. L’amore resta, perché non ha bisogno di quello spazio che dici tu, non sottostà a un passato e a un futuro prossimi. Tu non hai paura. Ma puoi amare». Concluse, rimanendo con le labbra contratte e forse invidiandomi.

«Le parole sono volate via. Immaginati la mia faccia davanti al foglio pieno di parole. Un giorno le parole si sono contratte, rannicchiate, trasformandosi in sfere d’inchiostro nero. Erano piccolissime Bocce sospese sul foglio. Non c’erano più parole, solo le sfere nere: infiniti punti sospensivi. La notte ha soffiato su di loro e loro hanno tremato. Hanno poi spiegato le ali d’inchiostro, trasfigurando in uccelli e tutte le parole sono volate via. Uno stormo intero di parole in volo, tutto e stato cosi silenzioso. E in un momento i fogli erano tornati bianchi e io ero rimasto senza parole. Non ho più scritto niente da quel giorno».

«Allora sei proprio idiota. No, non si può rifare niente. Hai ancora questa illusione che tutto possa accadere. Ma poi solo alcune cose accadono, solo quelle di cui siamo capaci. Per tutte le altre, non c’è possibilità. È un problema d’inettitudine, lo capisci? Quindi continua a nutrirti d’illusioni, perché anche quelle aiutano a sopravvivere per un po’, ma poi accetta la certezza che tutto quello che accadrà non lo sceglierai, non lo saprai scegliere, tutto sarà come tu lo saprai fare e non ci sarà possibilità»

Lì un respiro condensava in una memoria di gocce

A volte bisogna riscrivere gli inizi per cambiare i finali

 

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