Ricordi


raccontidi Frank Cappelletti

Pita parcheggiò la moto sotto casa di Frank.
Era già in po’ di tempo che avevano deciso quella rimpatriata.
I tempi erano cambiati, nessuno dei due aveva più la libertà di una volta.
L’uomo si tolse il casco e inspirò l’aria fresca dell’autunno.
Mandò un sms all’amico, “Scendi cocciò!” poi sorrise.
Dopo una decina di minuti arrivò Frank trafelato.
“Aho Pì…un cazzo di casino i miei figli.”
I due si salutarono con un abbraccio.
“Scommetto che hai prenotato al San Michele…mai conosciuto uno più abitudinario di te ah ah ah!”
“Certo! Non si cambia mai una certezza!!! ahahahah!”
Si avviarono verso il pub che da più di trent’anni li aveva visti crescere!
Entrarono nel locale e si accomodarono al tavolo.
Era sabato sera e la birreria,piena come un uovo. Nonostante la crisi che attraversava l’Italia ,nessuno voleva rinunciare alla pizza e partita del week end. Gia,partita. Il calcio è una religione e nessuno manca al suo richiamo.
“Certo che qui è sempre pieno!” disse Pita.
L’amico annuì e continuò a guardare il menù, che tra l’altro conosceva a menadito .
“Quanto tempo è che frequentiamo stò posto?”
“ Dal 1985…in pratica da che ci siamo conosciuti.” Rispose l’amico.
“ Una frega di tempo…Cristo com’è passato in fretta!” esclamò Pita.
Pita era il soprannome affibbiatogli quando era piccolo dalla madre,ma col tempo era divenuto il suo nome battesimale.
Ordinarono e cominciarono a bere.
“Un sacco di persone le abbiamo perse per strada, qualcuno l’incontro ancora,ma per il resto… spariti!”
Frank annuì e soffiò sul pezzo di pizza che avrebbe ustionato le fauci di un drago.
“Sacrosanto,porca puttana eravamo un botto di persone,certe volte mi mancano quei tempi spensierati…i problemi erano i soldi per il motorino e quando il lunedì suonava la sveglia e dovevamo andare a scuola o a lavoro.” Frank si lanciò in una nostalgica filippica sui tempi andati.
“Aho…basta Frà… non ti posso più sentire…sei rimasto agli anni ’80!” disse ridendo.
“Minchia…agli anni ’80!” gridarono sbattendo i due bicchieri di birra.
La porta del pub era un continuo aprirsi e chiudersi . Fiumi di persone si riversavano e uscivano dal locale.
I due uomini ebbero lo sguardo rapito da due ragazze in minigonna e tacco dodici.
“Attento Frank che lì rischi l’ergastolo per pedofilia…avranno si e no 15…16 anni al massimo!” lo redarguì Pita.
“ Stavo solo facendo dei paragoni con una diciassettenne del nostro tempo…anfibi,calzettoni,ascelle pelose e anche i baffi!” rispose.
Sbottarono a ridere di gusto e cominciarono a elencare le più carine e quelle più irsute dell’epoca.
“Aho ma ti ricordi quando siamo andati a vedere i GBH a Novellara? Bella storia!”
“Mi ricordo si…un coglione di mia conoscenza ha fatto terminare prima il concerto!” disse Pita
“Madò…ancora con questa storia…che ne sapevo io che quella era pazza,però aveva due chiappe!!!” rispose sgranando gli occhi.
A quel concerto i due amici avevano fatto servizio d’ordine,ma mentre uno, grazie alla sua mole era perfetto per il ruolo,l’altro con il fisico pari a un ragioniere in pensione era stato relegato dietro il palco vicino gli amplificatori.
Una biondina con occhi da gatta era riuscita ad ammaliare Frank.
Non che fosse una cosa difficile,l’uomo aveva la resistenza di un budino e se una donna gli faceva le fusa,crollava e sbavava come una lumaca.
Anche quella volta fu cosi.
La ragazza gli chiese se poteva mettersi vicino alla band e dopo cinque minuti, il concerto era finito. La biondina aveva strappato tutti i jack e manomesso gli amplificatori.
Pita rise come un matto al ricordo di Frank che faceva finta di non capire, quando i due skinheads che dovevano gestire la vigilanza ,gli domandarono chi fosse l’imbecille che aveva fatto passare la ragazza.
“Me la sono vista brutta…quelli mi asfaltavano lì!”
“Ah ah ah…Frà ti avrei portato i fiori,qui giace un eroe….ahahaha”
Pita era paonazzo, batteva una mano sul tavolo facendo sobbalzare piatti e bicchieri.
Qualcuno si girò a vedere chi disturbava la visione della partita,ma tornava subito a posto. Pita incuteva quel sacro terrore che faceva desistere anche il più facinoroso attaccabrighe.
Finirono di mangiare,ordinarono altre due birre.
“Mi ricordo anche la testata che ti ho rifilato al concerto di Johnny Thunder a Tortoreto…ahahahah…stai sempre in mezzo come il prezzemolo.!
“Fanculo Pita… !” esclamò l’uomo
“…hai una testa grossa come un palazzo, mi ricordo si…un trauma cranico ….fanculo tu e il tuo testone!”
Risero e brindarono, poi si alzarono e dopo aver pagato, uscirono.
La serata volgeva al termine,si avviarono verso la moto parcheggiata.
Un paio di macchine con dei ragazzi sfrecciarono verso il centro,per loro la notte era giovane.
“ Oh Pì, ci vediamo!”
“Ok però la prossima volta vieni tu a Tortoreto, ogni volta che vengo qui, mi viene la malinconia.” Rispose Pita.
Si salutarono,Frank salì a casa ,mentre l’amico partì a razzo.
Il silenzio scese in via Piemonte, la notte e il silenzio presero il sopravvento su tutto.

Frank Cappelletti

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