Restare, partire di Massimo Stragapede


Restare, partire
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dichiarare concluso il discorso, accarezza la pelata e dondolandosi fuori dal gabbiotto come un pierrot va incontro al tubo 3278, per controllarne il cianfrino.
Cataldo, che fra qualche giorno o fra qualche mese può finalmente andare in pensione per godersi la vita, con la signora.
Cataldo, che parla sempre del suo orticello vicino Pulsano, che non vede l’ora di buttare la strisciolina con la turnazione dal portafogli e zappettare vicino al mare di primo di secondo e di terzo turno, senza riposo.
Cataldo, che mente a se stesso sapendo di mentire, che senza il rumore di questi tubi, senza la sirena del carro ponti e la pausa mensa, dopo trentotto anni di stabilimento, non avrà più punti cardinali verso cui puntare i piedi alle dieci e dieci.
Cataldo, che si vede che ha paura più di uscire che di rimanere, ma che rimanere non può, perché i contratti di consulenza li fanno solo ai quadri o a quelli che non hanno sfottuto.
Cataldo, che mi dice sempre, tutti i santi giorni: «Cazza, no t’ fa cazza dall’tubb! No m’ fa ‘ncazzà! Ricordati sempre: i tubbi sono silenziosi. Sono infidi. Non ti avvisano quando arrivano sul bancale. Tu guarda a destra, guarda a sinistra, e passa. Che otto tonnellate ‘nguedd, fanno male».
Cataldo, che mi piacerebbe ritrarre così, con un 35mm e ISO 800, in posa lunga 1 /20 che trasformi le scintille delle molature là dietro in fuochi d’artificio, con un diaframma f4 per sfocare il fondale ma non troppo, dando comunque al soggetto il giusto distacco da tutto il resto.

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Titolo: Restare, partire
Autore: Massimo Stragapede
Editore: Lupo
Data di Pubblicazione: Aprile 2013
Prezzo: € 14.00
ISBN: 8866670685
ISBN-13: 9788866670681
Pagine: 221
Reparto: Narrativa > Narrativa contemporanea

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