Renzo Montagnoli: Canti Celtici
A cura di Pina Vicario
Titolo: Canti celtici
Autore: Montagnoli Renzo
Prezzo: € 10,00
Dati: 2007, 90 p., brossura
Editore: Ass. Culturale Il Foglio (collana Autori contemporanei)
Un tessuto sottile di smemorante ebbrezza ci avvolge nel leggere “I Canti Celtici” di Renzo Montagnoli. I motivi immaginifici e fiabeschi, come mito rigenerato, ci immergono in uno scenario bucolico, dove il fiume e le sue acque – amore primigenio del poeta – giocano un ruolo di incantamento, segnato spesso da timori e turbamenti che ci riportano fuori dalla magia ritmica del verso per farci sprofondare nella brutale realtà di un quotidiano sconsolato e avvilente.
Il sogno, come tutti i sogni, si disperde nell’assurdità di un presente precario e di un futuro neppure ipotizzabile dall’odierna visuale ecologica così problematica.
… La mente corse invano all’acqua/increspata dalla brezza del mattino,/ e sul fondo non vide che lo spesso strato del limo… (La ninfa del Lago).
Dalle pagine dei “Canti Celtici” ci giunge un alitare di immagini lievi, “il plenilunio“, “la voce grave e possente del fiume” le “file di salici, chinati sull’acqua” i “canneti ondeggianti nel vento” “le ninfe” che si specchiano nell’acqua, “gli argentei riflessi dei piccoli pesci” ma anche le riflessioni più crude e implacabili: “Ormai quelle ossa son polvere/ impalpabili come il ricordo/ che ci illuderemo di lasciare/ a posteri già nati senza memoria“.
Il senso del colore, il narrare con tonalità fiabesche, il rimpianto del passato, il ritmo interno del verso costituiscono una costante e il fascino de “I Canti Celtici“.
Nelle liriche di Renzo Montagnoli c’è dunque sempre una pennellata suggestiva, uno scatto coloristico, surreale, una visività palpabile del paesaggio, del territorio, della sua terra, del mito stesso, anche se a volte vengono adombrati da un pessimismo amaro e doloroso.
La poesia, più di ogni altra forma letteraria, fa la storia dell’uomo.
Le idee, le riflessioni, le introspezioni sono momenti irripetibili che solo un poeta sa raccontare con la levità del sogno. Ma dentro il sogno è racchiusa la realtà più vera e vibrante, perché la parola del poeta è religione ed è anche veggenza oltre che consapevolezza di vita.
di Pina Vicario
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