Renato Mambor


A cura di Arturo Casalati

Il pittore italiano Renato Mambor è uno tra quelli che hanno “importato” la Pop Art in Italia.
Mambor era nato nel 1936 e faceva parte del gruppo di Piazza del Popolo.
Di quel gruppo di artisti facevano parte, oltre a Mambor, Schifano, Festa, Angeli, Ceroli, Kounellis, Tacchi e Pascali.
Gli artisti di Piazza del Popolo aprirono le porte al Sessantotto, tra gallerie, performances e biennali, con l’orizzonte internazionale della Pop Art.
E fu con loro che l’Italia aprì le porte alla potenza esplosiva della Pop Art, proveniente dagli Stati Uniti d’America e con un caposcuola come Andy Warhol.
Quei giovani artisti, per lo più squattrinati, si trovavano davanti al Caffè Rosati, nella Capitale, con tante idee e con lo stomaco vuoto.
Mambor è morto il 5 Dicembre 2014 a Roma.
La sua avventura era cominciata a Cinecittà. Era figlio del benzinaio di Cinecittà, nella Capitale.
La sua prima esperienza artistica la fece come comparsa nel film La dolce vita di Federico Fellini.
Con lui c’era Paola Pitagora, il più tormentato amore della sua gioventù.
La Pitagora lo ha ricordato nella sua autobiografia dal titolo Fiato d’artista, pubblicata da Sellerio.
La sua vera passione, tuttavia, era la pittura.
La sua prima mostra è stata allestita nel 1959, alla Galleria Appia Antica, insieme a Mario Schifano e Cesare Tacchi.
I tre non lo sapevano, ma stavano inaugurando la via italiana alla Pop Art.
Il motto artistico di Renato Mambor era: “Togliere l’io dal quadro”.
Il soggetto dei suoi quadri è un uomo senza identità, è una silhouette scura
presa dai cartelli stradali. È un dato quantitativo, non una persona vera e propria.
Lo si vede nei suoi quadri. “Uomo segnale” del 1962, “Folla”, “Stadio” e “Comizio”, opere esposte nel 1963 alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis.
Era stato proprio De Martiis a battezzarli “I maestri del dolore”, parafrasando il titolo della celebre collana “I maestri del colore”, pubblicata da Rizzoli.
Tramontata la stagione degli artisti di Piazza del Popolo, Renato Mambor aveva continuato la sua ricerca, tra ricalchi fotografici e “teatro psicodrammatico”.
Nel 1993 Mambor aveva partecipato alla celebre Biennale di Achille Bonito Oliva.
Quaest’anno (2014) Palazzo Te, a Mantova, gli ha dedicato una personale.
Attualmente un’altra sua personale, “Pensieri nativi”, è aperta fino all’11 Gennaio 2014 a Padova, al Centro Culturale Altinate San Gaetano. Una meravigliosa mostra antologica che ora è diventata il suo testamento artistico.

Arturo Casolati

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