Remo Bassini: La donna che parlava con i morti
a cura di Renzo Montagnoli
Titolo: La donna che parlava con i morti
Autore: Bassini Remo
Prezzo: € 9,90
Dati: 2007, 238 p., brossura
Editore: Newton & Compton (collana Nuova narrativa Newton)
Romanzo difficile questo di Remo Bassini, quasi la ricerca di una prova della maturità letteraria, e non solo quindi una conferma della consapevolezza artistica delle opere precedenti.
Ritroviamo in questo testo elementi già presenti e radicati, soprattutto in “Dicono di Clelia”, un intreccio di storie e di personaggi apparentemente non collegati, ma che poi finiscono con il convergere in un’unica visione comune che, nel caso specifico, è la realtà attuale, sempre frutto dei trascorsi, di quel passato attraverso il quale costruiamo poi il presente.
Non intendo considerarlo un romanzo di genere, perché la tensione emotiva propria del giallo è nel DNA di Bassini, né posso intenderlo come un testo in cui si sviluppa l’esoterismo, anche se questo finisce con l’essere presente, ma non costituisce l’elemento dominante.
A fare i conti con il passato sono tutti i protagonisti di questa vicenda e in primis quello principale, quell’Anna che di cognome fa probabilmente non a caso Antichi, quasi un emblema della finalità dello sviluppo narrativo. E’ a lei soprattutto che l’autore rivolge la sua attenzione, in modo quasi ossessivo, perché è lei che dà il ritmo della narrazione, che si esprime attraverso una serie di flash back che rimandano di volta in volta a vicende passate.
E’ una parte essenziale questa e il ricorso a continui tuffi nella memoria appare determinante nel delineare la vicenda, anche se devo ammettere che appesantisce un po’ la fluidità del discorso, ma comprendo pure che, francamente, Bassini non aveva altre possibilità per il modo in cui ha impostato lo sviluppo del suo romanzo.
Come dicevo tutti i personaggi devono fare i conti con il loro passato e sono legati da un evento luttuoso che ha segnato la loro vita. Per Anna è la morte del padre Leone, per Fabrizio, il poliziotto di cui Anna è innamorata, è il decesso dell’adorata moglie; analoghe perdite sono quelle che toccano Mario, scrittore di successo imbarbarito dopo il suicidio di un figlio e per Antonio a cui viene a mancare l’amico fraterno. Ma ci sono anche altri tipi di lutti, quali quello di Roberto, abbandonato dalla moglie.
Questi personaggi che sono venuti a mancare assurgono a figure determinanti in chi è restato, figure che in vita non erano state giustamente valutate e su cui non era stato riversato l’affetto adeguato. Questi fantasmi ora bussano alla porta di individui che hanno la percezione di essere degli ingrati e che, a differenza di altri romanzi di Bassini dove hanno l’attitudine a risolvere i problemi con la fuga, qui fanno i conti con il loro passato, con rimorsi, con rimpianti, esami di coscienza sui quali tentare di ricostruire una vita, di avere un futuro.
Note biografiche dell’autore:
Remo Bassini nasce a Cortona il 23 settembre 1956, ma vive da molti anni a Vercelli. Ha svolto molti lavori per poi approdare a quello di giornalista, diventando direttore de La Sesia.
Pubblicazioni: Il quaderno delle voci rubate (La Sesia), Dicono di Clelia (Edizioni Mursia), Lo scommettitore (Fernandel Editore), La donna che parlava con i morti (Newton Compton).
Intervista a: Remo Bassini
a cura di Renzo Montagnoli
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In questi giorni è uscito il tuo ultimo romanzo, La donna che parlava con i morti. Ce ne vuoi parlare?
E’ un giallo che non sembra un giallo. Su tutti, emergono due donne: Anna, una commessa anarchica che soffre di depressione e sogna di fare l’investigatrice privata, e Marta, la donna che parla coi morti. Marta è una presenza-assenza. Ma è attorno a lei che ruota tutto. Anna, invece, ricostruisce. Anna e Marta, poi, geograficamente sono lontane: la prima sta al nord, in una città che potrebbe essere Vercelli, Marta invece vive nel centro Italia, in una piccola località tra Cortona, che è il mio paese, e il lago Trasimeno.
Anna e Marta sono legate e collegate alla vicenda di quattro amici. Anna e Marta, quattro amici, un grande amore e due maledizioni: il libro è questo, ma non solo questo, spero.
Nel libro ci sono anche due mondi che si guardano, e si osservano: quello contadino e quello della rete e delle chat.
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Quale è la tua opinione in ordine all’esoterismo e comunque relativamente a tutti quei fenomeni che vanno oltre l’umana comprensione?
Penso che il mistero è mistero e quindi fa paura. Io non ho certezze, ma dico solo questo: la donna che parla coi morti, esiste, le ho chiesto di poter scrivere, almeno un po’, del suo mondo, promettendole l’anonimato.
Dico ancora questo di lei: è una donna che qualcosa dentro ti lascia. Un segno.
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Questo è il tuo quarto romanzo ed è pubblicato da Newton Compton, cioè da una casa editrice diversa dalle precedenti (La Sesia, Mursia e Fernandel). C’è un motivo particolare per cui ogni volta cambi editore?
No, dipende dal caso.
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Quali sono gli elementi qualificanti e quali quelli meno validi di Newton Compton?
Diciamo che il fatto che «La donna che parlava con i morti» costi 9 euro e 90 per me è un elemento qualificante: perché i libri costano troppo.
Diciamo anche che io, magari masochisticamente, ho una simpatia e una propensione a scrivere per case editrici che non siano colossi.
Alla Newton lo sanno: non dico sicuramente, dico che probabilmente avrei potuto pubblicare per un altro editore. Diciamo più grosso. Non l’ho fatto, semplicemente perché avevo dato la mia parola a Raffaello Avanzini, della Newton.
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Hai programmi, ovviamente letterari, per il futuro?
Continuare a scrivere, certo, anche se è più facile a dirsi che a farsi. Per scrivere occorre aver qualcosa da dire e io, ora, sinceramente non so se il mio cammino proseguirà. Magari scrivo tre romanzi in un anno, magari più niente. Chissà.
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Ti ringrazio, Remo, e ti auguro che questo libro abbia il successo che certamente meriti.
di Renzo Montagnoli – Sito
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