Remo Bassini – Il quaderno delle voci rubate


La vita non si presenta mai a noi per come la vogliamo, desideriamo o immaginiamo negli anni dell’adolescenza. C’è sempre un momento, un evento che ci porta a modificare i nostri sogni, le nostre speranze.
Luca Baldelli, dopo la morte del nonno decide di riaprire il bar che era stato di quest’ultimo, un bar posto nel cuore del paese, “proprio vicino la piazza dove si svolgevano i comizi“. Un paesino di provincia caratterizzato dai pettegolezzi, ove tutti sanno di tutti e ognuno è fonte, più o meno, veritiera degli avvenimenti.
I ricordi abitano il nostro essere, senza storia non siamo nulla e Luca di ricordi e cose da scoprire ne ha. Vive la sua infanzia a Torino per una verità non detta chiude i rapporti con il padre. Luca, lo sa fuori per lavoro, invece è internato in un manicomio ridotto alla follia da una storia d’amore tanto bramata quanto contrastata. Carletti sarà una figura molto importante e decisiva nelle riconciliazioni di Luca.
Di giorno, anche se lavoravo tanto, io Ascoltavo sempre. ” Nasce così il quaderno delle voci rubate. “…quando restavo solo, su un quaderno avevo preso l’abitudine di collezionarle le – voci- che più mi colpivano.” Un quaderno a quadretti con la copertina lucida e nera si andava riempiendo di momenti di vita vissuta, momenti rubati che fermavano il protagonista a riflettere: piccole perle da conservare. In realtà era nato come ricerca di una risposta furba alle solite domande di cortesia, ma in fondo risposte “furbe” non ve ne sono.
L’autore riesce a miscelare momenti di profonda solitudine a momenti d’incontro con gli amici. A chiusura del bar, nello stesso bar, si ritrovavano per una partita a carte e chiacchiere con spaghettata finale. Momenti che colmano Luca e lo fanno sentire meno insignificante e solo. Teresa sarà il suo grande amore, un amore che scopre quanto ormai è troppo tardi, quando ormai, Teresa ha deciso di bruciare la sua vita.
C’è la rabbia di Teresa: ” Ci vorrebbe che Dio esistesse: darebbe un senso a tutto.”
E c’è la tristezza: ” La vita è bastarda, scappa via mentre noi guardiamo le stelle cadenti.”
“Non volevo sentire altro: io, in sessant’anni di vita, quando mai ero andato in profondità? Quant’ero un giovane comunista di belle speranze? No, nemmeno allora. Io, nella mia vita avevo scelto di fare lo spettatore, di rubare le “voci” degli altri. Un ruolo comodo ma triste.”
La tristezza di una vita che scorre, nel non coraggio di buttarsi, lasciando che la quotidianità abbia il sopravvento nei gesti ripetuti fino alla noia. Il non coraggio nell’amore, la non capacità di riconoscere il desiderio di evadere, di provare a dare una svolta a quella tristezza che ha preso possesso dell’essere.
Il quaderno delle voci rubate è tra le prime opere del Bassini. Sin dall’inizio mostra il suo talento letterario che tuttavia ancora acerbo maturerà nel tempo, e che esploderà, in “Dicono di Clelia” il libro che più ho amato dell’autore. Anche vero, che, ancora non ho letto la sua ultima fatica letteraria: “La donna che parlava con i morti” ma mi riservo di farlo presto.

Titolo: Il quaderno delle voci rubate
Autore: Remo Bassini
Editore: La Sesia
Data di Pubblicazione: 2002
Prezzo: € 9.30
ISBN: 8890106603
ISBN-13: 9788890106606
Pagine: 176
Reparto: Narrativa

Remo Bassini nasce a Cortona il 23 settembre 1956, ma vive da molti anni a Vercelli. Ha svolto molti lavori per poi approdare a quello di giornalista, diventando direttore de La Sesia.
Pubblicazioni: Il quaderno delle voci rubate (La Sesia), Dicono di Clelia (Edizioni Mursia), Lo scommettitore (Fernandel Editore), La donna che parlava con i morti (Newton Compton).

 Katia Ciarrocchi

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