RAFAEL ALCIDES – Solo de gatos y otros poemas


RAFAEL ALCIDES – Solo de gatos y otros poemas
Solo di gatti e altre poesie
(Traduzione Gordiano Lupi)

Rafael Alcides (Barrancas, Cuba, 1933). Scrittore, poeta e giornalista, ha cominciato la sua carriera letteraria nella rivista Ciclón. la raccolta di poesie Agradecido como un perro (1983) è forse la sua opera più nota, recensita e segnalata da molti critici. Alcides è considerato uno dei più importanti poeti cubani contemporanei, ma è anche uno dei meno pubblicati. Da oltre vent’anni si è fatto da parte, allontanandosi volontariamente dalla vita culturale cubana.
Rafael Alcides è uno scrittore coraggioso, perché il 3 luglio del 2014, alla veneranda età di 81 anni, ha rinunciato a far parte dell’UNEAC (Unione degli scrittori e degli Artisti Cubani), l’organo ufficiale del governo che si occupa di letteratura, organizzazione politica più che culturale. Tutti gli intellettuali sanno che uscire dall’UNEAC significa tirarsi fuori dalla possibilità di essere pubblicati in patria. Alcides ha scritto: “Visto che i miei libri non sono liberi di entrare a Cuba, né per posta né per la dogana, rinuncio a far parte dell’UNEAC”. Un gesto di coerenza da parte di un uomo che non scende a patti con le proprie idee e non accetta compromessi per pura convenienza.

Solo de gatos

este gato está pidiendo amor.
Maullando llega, levanta la cola,
se arquea como un joven guerrero, se
aplana contra el piso, se tiende boca
arriba con la sinceridad
de quien ya ha perdido la vergüenza, da
vueltas, no deja de maullar
y se va, por fin se va sin que le hagan caso.

Yo también maullé a lo largo
de mi vida, señor gato. Yo también
levanté la cola; yo también
me contorsioné como un acróbata
en su noche de debut; yo también
me aplané contra el piso
hasta ser una alfombra
volando en los cielos de Simbad.
Yo también,
fui payaso, telépata, electricista,
príncipe desterrado que arregla cocinas a domicilio
para olvidar, y al cabo yo también
me marché sin que me hicieran caso.

es el destino de esta ciudad.
Acostúmbrese. (está escrito.) en
overol de herrero
o con fanfarrias de monarca,
por los siglos de los siglos
pasarán los moradores de este lugar
maullando igual que usted.

(1988)

Solo di gatti

questo gatto mi sta chiedendo amore.
Miagolando arriva, alza la coda,
s’inarca come un giovane guerriero, si
schiaccia contro il pavimento, tende la bocca
in alto con la sincerità
di chi ormai ha perso il pudore, gira
ancora, non smette di miagolare
e se ne va, infine, senza che gli facciano caso.

Anch’io ho miagolato lungo i sentieri
della mia vita, signor gatto. Anch’io
ho alzato la coda: anch’io
mi sono esibito in contorsioni da acrobata
nella sua notte d’esordio: anch’io
mi sono schiacciato contro il pavimento
fino a diventare un tappeto
che vola nei cieli di Sinbad.
Anch’io,
sono stato pagliaccio, telepatico, elettricista,
principe esiliato che ripara cucine a domicilio
per dimenticare, e infine anch’io
me ne sono andato senza che mi facessero caso.

è il destino di questa città.
Abituarsi. (sta scritto.) in
tuta da fabbro
o con fanfare da monarca,
nei secoli dei secoli
passeranno gli abitanti di questo luogo
miagolando proprio come te.

(1988)

Recado a mi hijo Rafael

en aquellas noches
tú gozabas escondiéndote
donde yo no te encontrara,
y en efecto, tus raras
habilidades
me impedían encontrarte
aun teniéndote
a un lado o detrás de mí.

¡Qué cosa! ¿en cuál lugar de la nada se
habrá vuelto a meter?
¡Porque de la casa no ha salido!

Volvía a buscar en los clósets,
debajo de las camas,
hasta dentro de los libros me
ponía a buscar, y nada, jamás
logré encontrarte.

Tenías el don de hacerte invisible.
Tenías esa propiedad.

Aquellas noches, niño mío,
fueron mis Mil y una noches.
dios las guarde
en tu memoria, mi rey.

Que repasándolas
logres descubrir
lo que por no haber aún
palabras para eso
quería pero no pude
decirte entonces,
cuando un día,
ya sin jugar,
sea yo, tu padre,
quien se esconda.

(enero 20, 2002)

Messaggio a mio figlio Rafael

in quelle notti
ti divertivi a nasconderti
dove io non ti trovavo,
e in effetti, le tue strane
abilità
mi impedivano di trovarti
anche se stavi
accanto o dietro di me.

Che cosa! In quale luogo del niente si
sarà riandato a ficcare?
Perché di casa non è uscito!

Ritornavo a cercare negli armadi,
sotto i letti,
persino dentro i libri mi
mettevo a cercare, ma niente, mai
riuscivo a trovarti.

Avevi il dono di renderti invisibile.
Avevi quella proprietà.

Quelle notti, figlio mio,
furono le mie Mille e una notte.
dio le conservi
in tua memoria, mio re.

Che rivedendole
tu riesca a scoprire
le cose per cui non avevo ancora
le parole per quel
che avrei voluto ma non potei
dirti allora,
quando un giorno,
ormai senza giocare,
sarò io, tuo padre,
a nascondermi.

(20 gennaio, 2002)

Poesía

a Jorge Luis Arcos

I

Yo no sé lo que es la Poesía,

pero sé que la Poesía sirve para curar enfermos,
para resucitar muertos, para ir al cielo
(con o sin escalera),
y que sin la Poesía, como res sin cencerro
pasaría el hombre por el mundo
pastando y rumiando sobre la verde tierra,
recibiendo el sol y las lluvias y viendo
los meses pasar y cambiar las estaciones,
engordando y engendrando y por fin muriendo
con la indiferencia de la piedra o del madero
que se pudre, ciego, más ciego que un ciego,
caminante que pasó sin sentir las glorias
del paisaje, sin sentir el amor, la amistad,
el nudo en la garganta con que aprieta
a veces el Himno Nacional, en fin,
sin sentir, sin sentir, sin llorar, sin amar,
sin reír, sin sentir, sin sentir,
privado de olfato y oídos,
sin tacto para tocar el día de mañana
ni corazón para soñarlo.

II

en todo caso,

la Tierra no está hecha de casualidad y materia
solamente,
ni de estrellas y vacíos insondables el firmamento, ni
de muertos el cementerio y vivos la calle,
no son el cambio y el silencio, nada más,
la fórmula del universo
la hormiga, el caballo, el crepúsculo,
el río cuando pasa con sus aguas
y el mar sonando junto a los arrecifes,
el hombre que fracasó y el hombre que venció,
la luna y el llanto del recién nacido
y el olor del café saliendo de la cocina, todo,
todo lo que en este mundo es,
por doméstico que luzca,
hasta el humo, es algo (o parece ser algo)
más allá de sí mismo, anuncia o deja una sombra,
traza una sospecha, una certidumbre,
un pequeño escalofrío de gozo o de miedo,
imposible de clasificar, un llamado
irresistible, tal vez
el vago recuerdo de algo que en un día de otro tiempo
supimos
y no podemos recordar.
Y ese misterio, esa duda, ese suave aire
de sobresalto, eco sin voz que aún perdura,
eso quizá, tal vez, sea la Poesía.

De Memorias de un soñador (Antología. Editorial Verbum, 2015)

Poesia

a Jorge Luis Arcos

I

Io non so che cosa sia la Poesia,

ma so che la Poesia serve per curare malati,
per resuscitare morti, per salire in cielo
(con o senza scala),
e che senza la Poesia, come bue senza campana
passerebbe l’uomo per il mondo
brucando e ruminando sopra la verde terra,
ricevendo il sole, le piogge, vedendo
i mesi passare, cambiare le stagioni,
ingrassando, generando e alla fine morendo
con l’indifferenza della pietra o del legno
che marcisce, cieco, più cieco d’un cieco,
viandante passato senza sentire le bellezze
del paesaggio, senza sentire l’amore, l’amicizia,
il nodo alla gola che fa stringere
a volte l’Inno Nazionale, infine,
senza sentire, senza sentire, senza piangere, senza amare,
senza ridere, senza sentire, senza sentire,
privo di olfatto e di udito,
senza tatto per toccare il giorno successivo
né cuore per sognarlo.

II

in ogni caso,

la Terra non è fatta di causalità e materia
solamente,
né di stelle e spazi insondabili il firmamento, né
di morti il cimitero e di vivi la strada,
non sono il resto e il silenzio, non altro,
la formula dell’universo
la formica, il cavallo, il crepuscolo,
il fiume quando scorre con le sue acque,
il mare che sogna insieme alle scogliere,
l’uomo che fallì e l’uomo che vinse,
la luna e il pianto del neonato,
l’aroma del caffè che esce dalla cucina, tutto,
tutto quel che si trova in questo mondo,
per consueto che appaia,
persino il fumo, è qualcosa (o sembra essere qualcosa)
ben oltre la sua essenza, annuncia o lascia un’ombra,
traccia un sospetto, una certezza,
un piccolo brivido di gioia o di paura,
impossibile da classificare, un richiamo
irresistibile, forse
il vago ricordo di qualcosa che in un altro tempo
sapevamo
e non possiamo ricordare.
E quel mistero, quel dubbio, quella soave brezza
che fa sussultare, eco senza voce che ancora permane,
proprio quello, forse, è la Poesia.

Da Memorie di un sognatore (Antología. Editorial Verbum, 2015)

Gordiano Lupi

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