Questa immensa notte


A cura di Alberto Figliolia

La vita è un umido lamento? Un dolceferoce rantolo? Un’illusione che ora consola ora strazia? Uno slabbro senza fine? Una bottiglia per più labbra? Un rincorrer vane speranze? Un’attesa lunga ma un soffio breve? L’esistere può essere claustrofobico. Come la solitudine, come i giorni che scorrono uguali e implacabili fra le mura scrostate di una prigione. E quando le solitudini s’incontrano che cosa ne sortisce? Una miscela di esplosiva rassegnazione, forse. Dentro e fuori… ma dentro e fuori sono solo categorie, nella confusione di ruoli e situazioni.
Una pièce densa, densissima, è Questa immensa notte (This Wide Night) di Chloë Moss, in scena al Teatro Filodrammatici sino all’8 febbraio. Due attrici (le bravissime Orietta Notari e Raffaella Tagliabue) nei panni di due ex carcerate a reggere la tensione, spasmodica, estenuante, in un’altalena di sentimenti che sbalestra lacera svuota, fra rabbie e tenerezze, recriminazioni, rimpianti, rimorsi e, nonostante tutto, barlumi di speranza.
La notte del titolo come il grembo materno… accoglienza, ma anche abbandono. Da un amorevole buio alla terribile luce del mondo, e tenebre, di nuovo tenebre, ansia senza limiti nei pur angusti confini e orizzonti, con il mondo, temibile oltre ogni dire, là fuori a schiacciarti… “Il ritratto di due donne che provano a ricominciare. Quando Loredana è rilasciata dal carcere, va alla ricerca della sua amica Mary. Se le due donne in prigione condividevano ogni cosa, ora la loro amicizia, che un tempo le proteggeva, rischia di soffocare quella fragile libertà che hanno ritrovato. Anche se sono “fuori”, hanno il carcere nella testa. Due fragilità che cercano di sostenersi falliranno. Sanno solo mentire per nascondere il lato peggiore di sé o per proteggerlo. Riescono solo a scannarsi. O forse due donne insieme riescono a ritagliarsi un piccolo angolo di giardino, dove per un’ora al giorno batte anche il sole”, ha ben scritto Laura Sicignano, regista dell’impegnativa, drammatica e bellissima opera. Nessuna falsa consolazione, ma, insieme con la lucida analisi, un sentimento di pietas per la dura condizione umana che tutti tocca e che per alcuni si spinge più in là per prove, dolore e sopportazione.
Perché davvero il carcere può essere nella testa. La prigione può essere un fatto mentale o di coscienza. Un marchio, un segno, uno stigma: qualcosa che, se l’hai provato, puoi non riuscire più a scrollarti di dosso, una sensazione di sporco, una colpa per sempre. E il carcere per le donne è, con ogni probabilità, ancora più arduo da affrontare.
“Il monolocale nella periferia della grande città senza nome dove le due donne si sono rifugiate, uscite di prigione, in realtà non ha pareti – prosegue e ribadisce la Sicignano –. Lì dentro non sanno far altro che rivivere le relazioni carcerarie. Sono amiche, madre e figlia, amanti, sorelle, nemiche… I loro ritratti sono iper-realistici. Sotto una spietata lente di ingrandimento appaiono squadernate le loro fragilità. Quelle fragilità che sono l’origine delle loro colpe. Eppure dentro a queste vite sbandate, sconce e disperatamente perdenti, c’è ancora ironia. La capacità di vedersi dall’esterno, di comprendere il proprio fallimento, ma di riderci su, di far le pagliacce tra sorrisi e lacrime che colano di rimmel da pochi soldi, ridere a squarciagola, anche se hai perso un dente per un pugno. Due fragilità che cercano di sostenersi l’una con l’altra non possono che fallire. Due fragilità chiuse in una stanza fanno solo emergere il lato egoista di sé, per difendersi. Sanno solo mentire per nascondere il lato peggiore di sé o per proteggerlo. Riescono solo a scannarsi. O forse no. O forse due donne insieme riescono a ritagliarsi un piccolo angolo di giardino, in quel monolocale di periferia, dove per un’ora al giorno batte anche il sole”.
Inutile dire quanto il dramma di Chloë Moss, 39enne di Liverpool, sia coinvolgente e sconvolgente. Quella femminilità calpestata, quasi derisa e irrisa, non riconosciuta, (ri)emerge prepotente, inevitabile, necessaria: nella maternità che pure accetta l’abiura da parte del figlio, nell’amicizia che sa scavallare ogni barriera, nella solidarietà a cui tutti noi, per non esser solo spettatori, siamo chiamati nel pallido sfogliarsi del calendario. Oltre l’oscuro dipanarsi di ogni immensa notte.

Alberto Figliolia

Questa immensa notte. Sino all’8 febbraio. Teatro Filodrammatici, via Filodrammatici 1, Milano.
Orari spettacoli: mar, gio e sab ore 21; mer e ven ore 19,30; dom ore 16.
Info e prenotazioni: tel. 02.36727550; e-mail biglietteria@teatrofilodrammatici.eu; sito Internet www.teatrofilodrammatici.eu.

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