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Quei bravi ragazzi

22 novembre 2009 | 191 viewsCommenta

Favole, Leggende, mitologia a cura Simone

C’era una volta un contadino a cui morì la moglie, lasciandogli due bambini piccoli, un maschio e una femmina che erano gemelli.
L’uomo si risposò ben presto, ma la sua nuova sposa odiava i figliastri, era molto sgarbata con loro e, alla fine, decise di sbarazzarsene.
- Siete stati così bravi – disse loro – che ho pensato di darvi un bel premio. Vi manderò a far visita a mia nonna, che abita in una casetta di pietra nel mezzo del bosco. E’ molto vecchia, perciò dovrete fare qualche servizio ed ubbidirle, ma è tanto gentile e vi ricompenserà con molte leccornie.
I bambini si misero in cammino tenendosi per mano e, per prima cosa, andarono a far visita alla loro vera nonna e le raccontarono dove erano diretti. Nel sentire le loro parole la vecchia pianse amaramente … poi disse:
- Poveri bambini miei ! – non posso far niente per aiutarvi. La vostra matrigna non vi manda dalla sua nonna ma dalla strega del bosco, che è crudele e malvagia. Tuttavia, se sarete buoni, gentili e generosi, ogni cosa andrà per il meglio.
Li baciò, li benedisse e li congedò con una bottiglia di latte una pagnotta, un pezzo di prosciutto e alcuni nastri da capelli per la bambina. I due piccoli si avventurarono nel bosco nero e giunsero alla casetta dove la strega stava sdraiata nel vano della porta, i piedi in due angoli opposti della stanza e le ginocchia piegate verso il soffitto.
- Chi c’è ? – ringhiò rivolta ai ragazzini.
- Buongiorno nonnina – la salutarono educatamente i due bambini, benché riuscissero a reggersi appena in piedi dalla paura – La nostra matrigna ci ha mandato a servirvi e prenderci cura di voi.
- Allora cercate di lavorare bene e di buona lena – borbottò la strega – Se sarò contenta di voi, vi ricompenserò, altrimenti vi metterò in pentola per mangiarvi a cena !
Così dicendo mise la bambina a filare una matassa e dette al ragazzo un setaccio per attingere l’acqua del pozzo. Poi se ne volò via, a cavallo della sua scopa. Tra l’altro non aveva nemmeno pagato il bollo.
La bambina stava seduta con la matassa davanti e piangeva perché non sapeva filare, ma ad un tratto, una schiera di topolini vennero fuori dai loro buchi per guardarla, e dopo aver osservato i suoi tentativi, dissero:

Bimba cara tu sei buona
e ciascun di noi lo sa
se del cibo ci vuoi dare
presto ognun ti aiuterà.

Allora la bambina dette loro un po’ della pagnotta che le aveva regalato la nonna e i topolini iniziarono a cantare così:

Sazi noi ti ringraziamo per il cibo saporito
la matassa fileremo
finché non avrem finito.
Nell’attesa tra le piante a passeggio potrai andare
ma al ritorno con il gatto
non scordarti di parlare
… un pochino però aspetta
che scappiamo in tutta fretta !

La bambina ringraziò i topolini ed andò nel bosco. Là trovò suo fratello che piangeva, perché l’acqua non voleva stare nel setaccio. Mentre cercava di consolarlo, uno stormo di scriccioli volò su un ramo vicino e cantò:

Se una briciola di pane
bimbo, tu ci vorrai dare
a riempire il tuo setaccio
ben potrai da noi imparare.

I gemelli si affrettarono a sbriciolare il resto del pane per terra e, quando gli scriccioli l’ebbero mangiato tutto, insegnarono ai due bambini a riempire i buchi del setaccio con la creta in modo di trasportare l’acqua senza farne cadere nemmeno una goccia.
Tornati a casa i gemelli trovarono il gatto rannicchiato vicino al fuoco. Lo accarezzarono e gli offrirono il prosciutto che aveva dato loro la nonna, poi gli chiesero:
- Micetto caro, insegnaci come si fa per sfuggire alla strega !
- Miaooo ! – rispose il gatto – Non avete altro da fare che prendere il suo pettine e, quando ve la sentirete arrivare alle costole, gettarvelo dietro le spalle. Inoltre, rubatele il fazzoletto e, se vi raggiungerà ancora una volta, gettatevi dietro le spalle anche quello. In questo modo sarete salvi.
Così il gatto seguitò a far le fusa e a leccarsi i baffi, tutto contento del prosciutto che aveva mangiato. La strega tornò a casa e fu presa dalla rabbia quando si accorse che la matassa era stata filata e che il setaccio era pieno d’acqua.
- Bene, per domani vi darò un compito più difficile, se lo farete a puntino vi ricompenserò, altrimenti vi metterò in pentola, per mangiarvi a cena.
L’indomani assegnò loro dei lavori ancor più difficili, prima di andarsene a cavallo della sua scopa. Ma, invece di mettersi all’opera, i due bambini presero il pettine e il fazzoletto che avevano sottratto mentre dormiva e se ne andarono tentando di fuggire.
Erano appena usciti di casa che il cane da guardia della strega si precipitò addosso ringhiando ed abbaiando furiosamente. Ma i bambini gli gettarono gli avanzi del pane e del prosciutto e il cane smise d’abbaiare iniziando a scodinzolare.
I gemelli s’inoltrarono nella bosco ma, all’improvviso, la betulla che cresceva sul sentiero abbassò i rami per arrestarli e per poco non cavò loro gli occhi. Però la bambina legò le fronde con i suoi nastri nuovi da capelli e l’albero spostò i rami da un lato cosicché i due fanciulli poterono passare facilmente e trovarsi poco dopo in aperta campagna.
Nel frattempo la strega tornò alla casetta e, quando scoprì che i bimbi erano scappati, iniziò a gridare furibonda e si accinse a picchiare il gatto apostrofandolo così:
- Perché hai lasciato scappare di casa i bambini ? Perché non li hai graffiati e non hai strappato loro gli occhi ?
Il gatto inarcò la schiena, rizzò la coda e disse:
- Ti ho servito per tutti questi anni e non mi hai mai dato una goccia di latte. Quei due cari bambini invece, mi hanno accarezzato e saziato col loro prosciutto. Prova a picchiarmi e ti graffierò a sangue !
Allora la strega si precipitò fuori di casa per picchiare il cane, urlando:
- Perché hai lasciato passare i bambini ? Perché non li hai sbranati e fatti a pezzi ?
Il cane le mostrò i denti e ringhiò:
- Ti ho servita per tutti questi anni e non mi hai mai dato neppure un osso da sgranocchiare. Quei due cari bambini invece mi hanno accarezzato la testa e dato tutto il pane e tutta la carne che avevano. Prova a colpirmi e ti morderò !
Allora la strega si precipitò per il sentiero all’interno del bosco con un’accetta in mano urlando alla betulla:
- Perché hai lasciato andar via i bambini ? Perché non li hai fermati e soffocati con i tuoi rami ?
La betulla stormì con rabbia e rispose:
- Ti ho servita più a lungo del cane e del gatto, ma non mi hai mai legato una sola delle mie fronde neppure con un pezzo di corda. Quei bambini invece hanno adornato i miei rami con dei bellissimi nastri rossi. Se provi a ferirmi con l’accetta, ti caverò subito gli occhi !
Scagliando maledizioni ai suoi servitori la strega montò a cavallo della scopa e si lanciò all’inseguimento dei due bambini. Mentre fuggivano, essi sentirono il rumore della scopa che spazzava il terreno dietro a loro, perciò il bambino si gettò alle spalle il pettine i coi denti si trasformarono subito in un gran cespuglio intricato e fitto di rovi che impigliò la strega nella sua corsa. Ma la strega si liberò e riprese l’inseguimento.
Mentre correvano, i bambini udirono ancora il rumore delle scopa che spazzava il terreno proprio vicino a loro.
Allora la bambina si gettò il fazzoletto dietro le spalle, come le aveva detto il gatto e quello si trasformò in un gran fiume che scorreva impetuoso.
Non c’era né guado né ponte e una strega, si sa, non può attraversare l’acqua corrente, perciò non le restò altro da fare che tornare alla sua casetta di pietra nel bosco nero.
Quanto ai bambini, seguitarono a correre finché non giunsero sani e salvi a casa. Quando ebbero raccontato al padre le loro avventure, egli si arrabbiò con la matrigna a tal punto da spedirla d’urgenza a far lei stessa la serva alla strega.
A tutt’oggi è ancora lì, e tutte le sere, quando torna a casa, il gatto le salta addosso graffiandola a sangue.

di Simone

http://lefavoleprivate.splinder.com/

 

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