Recensione: Pupi Avati – Il ragazzo in soffitta


Il ragazzo in soffitta è un libro che dà importanza all’amicizia, un libro che racconta quanto la forza di questo legame riesce a far passare in secondo piano ogni difficoltà anche quelle che sembrano insuperabili.
Il romanzo è ambientato in due città e due epoche diverse: in una Bologna attuale, narrata da un ragazzino di quindici anni con linguaggio tipico degli adolescenti, e in una Trieste degli anni ‘80 narrata in terza persona con un lessico più adulto e ricercato.
Avati in Il ragazzo in soffitta ci narra due realtà diverse, da una parte Samuele che si convince di essere un bambino speciale convenzione che gli inculca la madre con lezioni di autostima mentre lo tiene stretto sotto le coperte, ma Samuele non è un bambino speciale, non ha particolari talenti, non eccelle in nulla nemmeno nel violino che studia con accorata ossessione soprattutto quando rimane solo con un padre che non stima dopo la morte della madre. Un ragazzo Samuele che cresce portandosi dietro i difetti fisici che lo etichettano e spesso sarà oggetto di scherno.
Samuele un ragazzino che imparerà con il crescere a incassare i colpi che farà della sua diversità un punto di forza, imparerà a convivere con l’infelicità e i rifiuti nell’attesa di un riscatto. Un uomo in età adulta che saprà amare la donna da lui da sempre desiderata con un amore talmente grande, puro e devoto che credo non possa esistere nel vivere reale.
Parallelamente, viviamo l’amicizia che nasce tra Dedo e Giulio, la sofferenza e la devastazione di Giulio nell’apprendere segreti di famiglia che lo portano a un crollo talmente grande da perdere il suo equilibrio famigliare e psichico, e un Dedo che nonostante l’età dimostrerà una saggezza e devozione all’amicizia da far invidia a tutti gli adulti di questo mondo.
Le narrazioni viaggiano in maniera distinta ma quando si intrecciano aprono uno squarcio nell’anima del lettore.
Pupi Avati con delicatezza ci parla ancora una volta dei disturbi della mente che invadono l’essere umano lo racconta con una lucidità talmente limpida che spiazza tanto sia realistico. Un tema già affrontato né Il papà di Giovanna primo libro che ho letto dell’autore e che ritrovo in questo romanzo sotto un’altra sfaccettatura.
Mi innamoro di Avati scrittore, la narrazione è semplice, lineare non artefatta, i temi trattati sono importanti i profili psicologici dei protagonisti sono sempre ben delineati, i disagi mentali sono ben descritti e aprono un mondo anche a tutti coloro, che ancora oggi, ghettizzano le patologie mentali solo per partito preso.
Dopo Il ragazzo in soffitta confermo che Avati scrittore è una bellissima scoperta.

Titolo: Il ragazzo in soffitta
Autore: Pupi Avati
Prezzo copertina: € 16.00
Editore: Guanda
Collana: Narratori della Fenice
Data di Pubblicazione: marzo 2015
EAN: 9788823506961
ISBN: 8823506964
Pagine: 248

Citazioni tratte da: Il ragazzo in soffitta

Il bene che vuoi alle persone che stanno male è diverso da quelle che poi stanno bene. Volere bene è un mistero che lo capisci solo se ci pensi molto.

La paura va tenuta lontana, che è una malattia della mente dalla quale occorre guarire.

Nella vita c’è sempre un momento che cambia

In quelle notti, in quei giorni, nel succedersi di quelle interminabili ore, Samuele scoprì quanto la morte faticasse a uccidere la vita.

C’è un tempo dilatato, all’infinito, che sta dentro a un altro tempo, che ne contiene un altro e un altro sempre più grande, ecco io voglio che non passi mai quel tempo che c’è fra lui che sta digitando quel nome e quello che sta apparendo sul mio monitor.

Il momento in cui ho davvero visto come la vita ammazzi un ragazzo, come lo abbranchi e cominci a stringere facendogli uscire tutto il bello che aveva, riempendolo di male, che ogni giorno diventa più grande, nelle ossa, nelle budella, nelle vene, nel cuore senza lasciare una parte che non si infetti. E così nei baci che darà ci sarà dentro quel male, e anche nelle pose che farà per la fotografia della scuola o nel modo che giocherà alla Play ci sarà quel male e persino dentro il cheeseburger e nella firma della sua prima carta d’identità. Per sempre ci sarà nella sua vita quel male a renderlo infelice.

Gli piacque quell’impiegato che aveva tutto dell’imbroglione ma aveva anche tutto della persona generosa che regala un «ma è vero che sei così bravo» nel momento della vita in cui ti è più necessario.

In quel momento capisco che non c’è più una mia storia che non dipenda da una sua storia. (…)
Scopro che le nostre storie si sono appiccicate e che non so più staccare la mia. Che non so più riprendermela.

Lui che ne sapeva poco pensò che così cominciano le storie d’amore, con il lagnarsi della propria vita, dell’inciviltà della gente, del tempo, della politica e delle bugie dei giornali.

Una persona alla quale non hai fatto nulla (…) Ma che si accanisce senza alcuna ragione contro di te… diventa il responsabile della tua rovina.

Una donna autentica, decisa a piacergli, sapesse accoglierlo in quel suo nascondiglio segreto che neppure la più fervida inventiva avrebbe saputo vagheggiare.

Ornella, fra le poche giornate benedette dal cielo della mia esistenza quella di ieri fu di certo la più bella. Sapere di averti legata a me per sempre, per il più sempre di tutti i sempre, attraverso una nuova vita, è il dono più inatteso e più straordinario che tu, mamma per la prima volta, hai riversato a un essere malfatto come me. Ma la vita, e mia madre me lo avevano promesso, sa risarcire chi ha molto sofferto, con grandi gioie. E questa che ieri notte mi hai dato è fra le gioie la più indicibile.
Il tuo sposo per sempre.

Volere bene è un mistero che lo capisci solo se ci pensi molto.

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

 

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