Prigionieri di un incubo di Franco Salvia


A cura di Gordiano Lupi

Un film così brutto da diventare cult, ricercato dagli amanti del trash per vedere fino a che punto può arrivare la fantasia di Franco Salvia, regista, soggettista, sceneggiatore e persino montatore di una pellicola a suo modo indimenticabile.
Prigionieri di un incubo è il secondo film del pugliese Franco Salvia (Monopoli, 1945), laureato al Centro Sperimentale di Cinematografia, abile con la macchina da presa, meno capace come sceneggiatore e come direttore di attori. Salvia è autore di una decina di pellicole, quasi tutte televisive, mentre i lavori cinematografici – rigorosamente un digitale – sono caratterizzati da una propensione verso il thriller fantastico con venature erotiche. Franco Salvia è un cinefilo, tra i fondatori della barese Telenorba, una delle prime e più interessanti televisioni private, che si ispira al cinema italiano degli anni Settanta e Ottanta. Il suo stile ricorda molto da vicino autori come Mario e Andrea Bianchi, ma sono frequenti citazioni a Dario Argento e Sergio Martino (la mano guantata del killer), così come apprezziamo elementi del primo Mario Bava e di Antonio Margheriti. Prigionieri di un incubo è girato in un interno, l’hotel Castellinaria di Polignano a Mare, nella finzione un luogo sinistro dove cinquant’anni prima si era verificata una strage. Proprietaria dell’albergo è Corinne Clery (come l’avranno convinta a far parte del cast?), il portiere è il maestro Gianni Mazza, nelle insolite vesti di attore, mentre alcune presenza femminili si ricordano per bellezza almeno pari a incapacità recitativa (Valentina Pace e Antonella Mosetti). Antonio Zequila completa il cast negativo, mentre Gianni Ciardo, nei panni di un inquietante giardiniere, è meno scadente del solito. La trama riprende il tema dei Dieci piccoli indiani di Agata Christie, con alcuni ragazzi ospiti dell’albergo che scompaiono e muoiono uno dopo l’altro. Una tetra figura mascherata e vestita di nero vorrebbe citare Scream (1996) di Wes Craven, ma anche molti killer imprendibili del cinema di genere italiano. Non si comprende chi possa essere l’assassino, forse davvero un fantasma o soltanto un folle travestito. Il doppio finale non risolve niente, ma resta aperto a ogni possibile soluzione ricorrendo allo stratagemma del sogno.
Prigionieri di un incubo è un pessimo film mai uscito in sala, girato in un dignitoso digitale, sceneggiato malissimo, infarcito di dialoghi stupidi e inconcludenti, montato secondo la lezione del peggior Baldanello, a base di tempi morti e di lunghe passeggiate prive di senso. Nessun dizionario di cinema ha il coraggio di citarne l’esistenza ma la pellicola passa spesso sulle emittenti private minori del circuito digitale terrestre.

Regia: Franco Salvia. Soggetto e Sceneggiatura: Franco Salvia. Fotografia: Luigi Ciccarese. Montaggio: Franco Salvia. Musiche: Giorgio Costantini, Alessandro Coppola. Produzione: Idotea. Interpreti: Corinne Clery, Gianni Mazza, Antonella Mosetti, Attilio Fontana, Antonio Zequila, Valentina Pace, Cristina Parovel, Gianni Ciardo, Gerardo Amato, Barbara Caiano.

Gordiano Lupi
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