Presentazione libro Io e Bersca di Maria Suppa


Una ragazza che ha sempre vissuto nell’ombra e nei suoi complessi di essere brutta e grassa. Una creatura assolutamente insignificante, questo era Bernarda. Il suo nome completava il tutto. Se ne vergognava profondamente e lo cambiò facendosi chiamare Bersca. Lavorava in una fabbrica e condivideva un appartamento con altre due nullità. La sola cosa che la facesse vivere meglio era allontanarsi dalla realtà con la fantasia, creando nuovi mondi paralleli  che la sua mente “malata” riusciva a realizzare. Nel tragitto in treno che la portava a lavoro, incontrava spesso un ragazzo, del quale si era follemente innamorata e che non l’avrebbe mai degnata di uno sguardo. Non potendolo avere nella realtà, lo viveva continuamente nelle sue fantasie. Gli aveva dato un nome, Luca, il quale diveniva nei copioni immaginari di Bersca, un po’ marito e un po’ amante. Lei non era più un’operaia ma a volte diveniva una manager o scrittrice, altre, una farmacista o una cantante e anche madre, riuscendo a partorire senza sapere neanche realmente come si facesse l’amore. Studiava su internet e sulle riviste le varie tecniche di approccio nel caso avesse, un giorno, incontrato un uomo che la potesse amare davvero. Intanto, ogni notte faceva sesso con il suo Luca e provava stupende emozioni, anche se lui non lo sapeva. Volle comprare un vibratore, per sperimentare realmente quel desiderio che la turbava in continuazione. Difficile usare quel vermetto inerme. La svolta fu vedendo il concerto di Dolcenera, “Evoluzione della specie” – se ci vado magari mi evolvo anch’io! – pensò. Quella minuta tigre, come la definiva Bersca, le aveva dato la carica. Con l’aiuto dei suoi viaggi immaginari e con la sua forza di volontà, cercò di riprendersi. Non voleva più stare negli abissi Bersca, ma voleva fortemente vivere. Decise di mostrarsi a tutti per quello che era realmente senza più vergognarsi, con tutti i lividi e le cicatrici che si portava addosso. Anche le sue coinquiline, dapprima personaggi odiati, si aprirono a lei confessandole un segreto. Pagine di metamorfosi, intrise di vibrazioni e speranze, opportune per una possibilità di una rivincita.

Titolo: Io e Bersca
Autore: Maria Suppa
Editore: La Caravella Editrice
Collana: Il porto
Prezzo: € 13.00
Data di Pubblicazione: 2012
ISBN: 8897733174
ISBN-13: 9788897733171
Pagine: 190
Reparto: Narrativa > Narrativa contemporanea

Maria Suppa nasce a Vibo Valentia il 03 ottobre 1977. Sin dall’infanzia manifesta interesse per il mono dell’arte, il disegno a matita e carboncino. Approdata alla pittura da autodidatta, decide però d’intraprendere un’altra strada frequentando l’accademia per hair stylist. Si trasferisce da Vallelonga a Milano, dove tutt’ora vive e lavora. Collabora con i più noti coiffeur che le fanno amare sempre più questo mondo, tanto da diventare nel 2004 una giovane imprenditrice, aprendo il suo primo salone di bellezza Face Off, partenaire di un noto marchio parigino. Ma l’amore per la pittura è sempre vivo in lei e questo sentimento la porta a sperimentare nuove tecniche e a dar vita a nuove forme. I suoi lavori raccontano la realtà, espressa sulle tele in forma più
allegorica. Il tratto è marcato, i colori intensi, la prospettiva per lo più bandita. Non ci sono regole e precisioni, ma solo istinto viscerale. Ammirando i suoi quadri si rimane coinvolti in questo gioco di colori, di occhi che guardano e di mani che accarezzano.
In alcuni, una dolce descrizione di una, talvolta, amara realtà. In altri, momenti di vita gioiosa racchiusi in una tela che al momento li sa sprigionare. La sua arte non è solo pittura e moda, ma va oltre, toccando inchiostro, tasti, lettere e parole. Si cimenta infatti in ambito letterario, scrivendo nel 2011, il suo primo
libro NON SONO MICA QUI A PETTINAR LE BAMBOLE, distribuito da ilmiolibro.it/ Feltrinelli, proseguendo nel 2012 con la pubblicazione del secondo libro IO E BERSCA, distribuito da La Caravella Editrice.
Le sue opere sono pubblicate in diversi cataloghi e riviste d’arte, tra i quali AVANGUARDIE ARTISTICHE 2011, BOE’, 5° BIENNALE DI FERRARA. I critici d’arte che hanno scritto di lei sono diversi, da Angelo De Falco a Dino Marasà, da Anna Soricaro a Sandro Serradifalco.

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