Presentazione Calendario Poetico 2019, Ombre e luci


Prefazione al Calendario Poetico 2019, Ombre e luci, del Laboratorio di lettura e scrittura creativa nella Casa di reclusione di Milano-Opera

L’ombra prepara lo sguardo alla luce (Giordano Bruno)

Ombra, luce. Yin e yang. Una necessaria dicotomia. Due fenomeni, una sola sorgente.  La logica manichea degli opposti; l’imperscrutabile armonia in cui tutto si ricompone.
L’ombra.
L’ombra evoca la fatica del vedere, del distinguere; evoca l’oscurità che disorienta, l’ignoto, il buio che spaventa. L’ombra, nera, è sovente percepita, nonostante la sua  impalpabilità, come una minaccia, coniugandosi con l’idea degli Inferi o del Male. Ma l’ombra è anche frescura, è ristoro dal calore, è possibilità di quiete, di pace, di riposo.
Che cosa sarebbero i corpi senza ombre? Un uomo senza ombra sarebbe un mostro senza nome! E tuttavia com’è vissuta l’ombra (o l’idea dell’ombra) in un carcere? I nostri amici del Laboratorio raramente identificano nell’ombra qualcosa di rilassante: solo Vincenzo S. dice del buio, il Gran Signore delle Ombre: “Le notti distillano/ pensieri tersi”. L’esperienza della detenzione porta tutti gli altri a identificare, nell’ombra e nel buio, la propria sofferenza: “Dietro finestre chiuse/ e porte blindate/ ombre oscure/ paure e dolore/ cuori spezzati” (Abdellatif B.). E, ancora, “occhi che non riflettono più la luce/ con il corpo rigido e il cuore freddo/ immerso nel fango di oscuri pensieri” (Marco Antonio S.V.). Quando non si sentono già ombre loro stessi… “Anime vaganti/ già ombre/ senza peso (Giuseppe C.). Il carcere stesso è assimilato al buio; così Giovan Battista D.C. lo chiama “il perimetro/ delle ombre/ dei rettangoli/ svuotati/ dalla luce”, dove “l’orizzonte/ è prigioniero”.
La luce.
La luce richiama in tutti la chiarità del vedere, lo splendore dei colori, la gioia del risveglio e il fulgore della vita con il suo orizzonte di possibilità e promesse. Eppure la luce può abbagliare, accecare, finanche bruciare.
Santo G. ci dice però che nel carcere… “Lo spazio dove insiste la luce/ si è ormai ridotto al poco”. Ma c’è l’immaginazione che può dare speranza: “Parlo dall’immenso buio/ immaginando sparsi/ spicchi di luce qua/ e là avvolti nell’eterna/ e silenziosa lotta/ che l’oscuro compie/ sul giorno”. E ancora Pier Paolo B.M. con suggestione… “una piccola luce/ si schiude/ […] e un alito di speranza/ incute coraggio”. Leonyll D.C. scrive che ci  vuole coraggio per risorgere, il coraggio di accettare di scendere nel buio: “Entrerò nel buio profondo/ per vedere/ la bellezza della luce”. Ma come possono nascere in una prigione il coraggio e la luce? Sono le regole a partorirli? Carlo D.E. scrive che “L’amore ridarà colore e luce”. E Roberto G. può affermare… “Il presente oscura il passato/ ora sono luce/ aspetta tu, Futuro/ guardami negli occhi/ e donami un sorriso”.
E vien da pensare, nel gomitolo che si dipana di questi versi scritti nell’ombra di sbarre, muri e cemento di un carcere,  e pur nella speranza di una luce a venire, alla pittura del Caravaggio, fatta di luci e di ombre, come la sua vita di dannato, la sua vita di eletto. Ombra, luce, per tutti noi.
E quando l’ombra dilegua e se ne va, la luce che si accende diventa ombra per altra luce. E così la vostra libertà, quando spezza le sue catene, diventa essa stessa catena di una più grande libertà (Khalil Gibran).

Silvana Ceruti e Alberto Figliolia

 

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