Porte e finetre dal Carcere di Opera


Porte e finestreA cura di Alberto Figliolia

“Provate a pensare, cari Lettori, quando si chiude una porta, quando dietro di sé si sente chiudere una porta e non si sa quando si riaprirà. Pensate a che cosa si può provare al tonfo che fa un portone chiudendosi alle spalle, al rumore che fa una chiave che gira in una serratura definendo una interruzione di rapporti. Pensate a finestre che hanno sbarre davanti, finestre che anche aperte non allargano l’orizzonte, ma che danno sul cemento. Porte e finestre che interrompono la comunicazione anziché aprirsi a nuove relazioni. Sono le porte e le finestre delle nostre carceri. Allora capirete come questo piccolo calendario possa diventare per le persone detenute porta e finestra per raggiungere “l’esterno”, per comunicare ancora con la società. Da molti anni, sono ormai una quindicina, i partecipanti al Laboratorio di Scrittura Creativa – che vive da venti anni nel Carcere di Milano-Opera – affidano ai fogli di un calendario il compito di ristabilire una comunicazione interrotta, per giungere alla mente e al cuore degli “altri”. Durante tutto l’anno, a ogni incontro, in Laboratorio si scrivono poesie per raggiungere prima di tutto se stessi, la profondità del proprio sentire – talvolta celata da strati di non consuetudine ad ascoltarsi – e poi per condividere pensieri ed emozioni con i compagni. La comunicazione è intensa – mai banale – il sentire forte, la conoscenza reciproca profonda, come solo la poesia, forse, permette. Poi a un certo punto dell’anno si comincia a pensare al Calendario, questo personaggio con la C maiuscola, che veicolerà verso la società esterna la voce, talvolta il grido, della persona detenuta: “Ci sono anche io, posso produrre bellezza… Non dimenticarmi!”. E poi: che piacere offrire ai propri familiari, alle persone a cui si vuole bene, un prodotto “bello” come questo calendario di poesie e immagini. E che speranza quella di incontrare nelle persone esterne, sconosciute, volti pronti ad ascoltare, a rimettere in gioco i propri pensieri, al di là di ogni pregiudizio, per riconoscerci tutti persone in cammino”. È quanto scrive Silvana Ceruti nella sua splendida prefazione al Calendario poetico-fotografico 2015 prodotto dal Laboratorio di lettura e scrittura creativa della Casa di reclusione di Milano-Opera, inventato dalla stessa Professoressa Ceruti e attivo da circa quattro lustri.
Prestigiosa cornice della presentazione del nuovo Calendario, corredato da sedici magistrali scatti della fotografa Margherita Lazzati, sarà il Palazzo Reale di Milano. E il richiamo fra immagini e parole poetiche si rivela, dopo aver visto in anteprima il medesimo Calendario, estremamente suggestivo, in un gioco di preziosi e profondi echi e rimandi. I giorni e i mesi si susseguono, con i versi poetici e con squarci fotografici che s’aprono come porte e finestre… Del resto, proprio porte e finestre sono il tema portante dell’opera, variamente, sapientemente ed emozionalmente interpretate da tutti gli artefici.
Porte, finestre… Chiusura, apertura…Verso il pianeta esterno, verso l’interno di sé e le sue infinite geografie. Protezione, difesa, filtro, barriera, collegamento, passaggio, separazione… Che cosa possono suggerire porte e finestre? Una simbologia chiara e pure ambivalente, se non ambigua. Immaginiamoci, come detto, in un carcere, luogo in cui pesanti sbarre dividono dalla libertà e dal restante consorzio umano (anche se in ogni mente possono allignare sbarre). Ma il pensiero non può essere rinchiuso e le idee non possono essere fermate: non porte né finestre, si va oltre. Alcuni anni fa il Calendario Poetico del Laboratorio di Scrittura della Casa di reclusione di Milano-Opera riportava una serie di scatti (l’artistico occhio di Francesco Rota) aventi per oggetto muri. Ebbene i muri sono più ardui da affrontare: sono più sovente invalicabili baluardi. I muri del pregiudizio, poi… Piace pensare che queste porte e finestre – tanto magnificamente ritratte dalla generosa macchina di Margherita Lazzati –, così come i ricchi, profondi e commoventi versi da leggere, siano da aprire, comunicazione fra mondi, sapendo che uno è il mondo da abitare e vivere insieme. Porte e finestre come ingressi al meraviglioso, o magiche uscite, perché si svelino cieli, fulgori di luce o manti di stelle, perché corra libera la mente. E, con gli orizzonti ricreati, sentimenti puri, coscienza e consapevolezza, amore, ennesimo dono della poesia, a sua volta dono (e perdono) alla condizione umana. Quando il prossimo mattino apriremo la porta pensiamo alla non-banalità del gesto, alle sue implicazioni, al bagno di umanità che ci sta attendendo; quando il prossimo mattino apriremo la finestra meditiamo sul mistero della visione che ci si sta presentando, ogni giorno, pur nell’unità, così felicemente diversa e mutevole. Conferme e nuove possibilità od occasioni, come le foto di questo Calendario e le parole poetiche che le accompagnano, tali, non abbandonando, da scolpirsi nel cuore. Porte delle città ancestrali che siamo da varcare e finestre da aprire…

Giusto ora dare spazio a qualche poesia contenuta nel Calendario. Il mese di gennaio, per esempio…

Stamberga solitaria
accerchiata da bianco
manto nevoso.
Piccolo avamposto sperduto
Il cielo terso rimanda all’immensità
dell’anima, al suo candore
e alla sua semplicità.
Non una nube in cielo
a importunare la coscienza cristallina.
I raggi di un sole amico
creano fulgidi riverberi
sulla superficie ghiacciata
e lame di luce scintillanti corrono
in un orizzonte sconfinato.
Quel solitario capanno, amore mio,
è tale solo in apparenza.
Ciò che sembra spesso non è.
Quell’umile dimora
è il nido del nostro amore,
la culla di una passione sopita,
congelata da ghiacciai perenni.

(Albert Borsalino)

Febbraio

Sguardo,
obbligato, frenato,
limitato.
No, non sei
più comunicazione
tra mondi e universi
tra dentro e fuori
tra buio e luce
ogni relazione
è interrotta.
Una finestra con le sbarre
non è più finestra
e gli infiniti mondi
sono abortiti.

(Dino Duchini)

Marzo

Occhi che vagano
indipendenti e persi
in uno spazio angusto
e si soffermano
analizzando ogni punto intorno
Occhi scevri di pensieri
Occhi che spaziano lontano
Occhi che trapassano
i quadri di ferro
fino a toccare il cielo

(Alfredo Visconti)

Dal mio mondo fermo,
i miei occhi guardan l’orizzonte.
Guardano quel mondo che ormai
non mi appartiene più.
Lui così vicino io così lontano:
dalla mia finestra vedo
le auto che passano in fretta.
E riconosco il lasso temporale
della mia vita.

(Domenico Iamundo)

Aprile

L’ansia, il buio.
I rumori dei silenzi.
L’orecchio sul blindo
carpisce le urla
ed i pianti
di chi, come me, è privo
di speranza.
E… e poi… pochi passi
più in là
la luna, le stelle,
anche loro recluse
dietro le sbarre
al di là dei miei occhi.
Inviate, luna e stelle,
la speranza e i sogni
a chi vuole ancora
amare.
Fate, per favore,
sparire il tedio
dal mio cuore,
fate che anche
il mio mesto cuore
sorrida.
O luna o stelle.

(Carlo D’Elia)

Maggio

Apro il cancello del cuore
spinto da un buio
che mi inonda
Trovo la forza per piangere
stelle di cristallo
che scendono lentamente

(Boris Zubine)

Giugno

La vita che passa ha la bocca aperta
passo dopo passo culla il tempo
cerca l’ombra e le sue muffe
tra finestre chiuse avanza
conosce gli odori delle travi bagnate
conosce i colori dei mattoni corrosi
conosce quello che ho lasciato dietro
le mie spalle

(Giuseppe Catalano)

Da questa prigione di finestra –
malinconica e antica maestà senza più trono –
forte s’avverte il pizzico urticante del sole,
lividi d’esistenza sciacquati sulla pelle
da perle di sudore che colano
silenzi di pensieri e di parole.
Dietro questa finestra ci sono io
miserabile sognatore, naufrago errante,
all’affannosa ricerca di un’isola
che forse non c’è, ma continuo a cercare
incurante dei flutti che mi ricacciano
fra i tentacoli del grande coinvolgimento.
Da questa prigione di finestra
si vede il cielo, sulla pelle il tepore del sole…
io airone dalle ali sudice
che non ha mai imparato a spiccare il volo
sopra la miseria di questa grande sfera irregolare
che continua imperterrita a girare

(Jimmy Tropea)

Agosto

Uno sguardo dalla finestra
al di là delle mura.
Vedo l’orizzonte
luogo dove nascono i sogni.
E muoiono le lacrime.

(Luigi Polizzi)
Nei nostri rifugi freddi
le porte non sono uscite
ma ingressi alla palude
dove resta impantanato un presente
che piange e grida. Grida forte.
Ma il futuro è troppo avanti
e il passato indietro.

(Domenico Branca)

Novembre

Solo
dimenticato
sull’ultimo gradino dell’umanità
sognando
davanti alla porta di Dio,
sconfitto, arreso,
incomodo invisibile,
barbone
che non sei altro
stanco di vivere
perché stanco di perdere
sognando
sull’ultimo gelido gradino della vita
battendo alla porta di Dio,
ultimo rifugio
che ti sia concesso.
Solitario compagno
l’orizzonte l’abbiamo perso in due,
sull’ultimo gradino del mondo perduto
dietro la porta dell’inferno
inginocchiato sono anch’io

… quando sono debole
è allora che sono forte.
S. Paolo (2 Corinzi 12, 10)

(Catalin Condorache)

Dicembre

Come affacciarsi
su un mondo da
scoprire?
Si allineano le ore che
verranno
le aspirerò a una a una:
voglio riempirle
ciascuna
di gioia e d’amore.
Voglio dimenticare
quanto lunga
sia stata l’attesa,
quanto buia la notte!
Senza dire una parola
si apre il portone
dietro cui spiavo
e si spalanca, a un tratto,
un altro orizzonte,
così ampio e lucente
che mi sento smarrito.
Se potessi
cestinerei i miei errori
che correndo ignoravo.
Ora cammino piano,
con passo ineguale,
come fossi bambino,
finalmente vedo
il mondo intorno a me!

(Giuseppe (Pino) Carnovale)

Gennaio 2016

La solitudine ha sempre
un volto,
rispecchia esattamente lo stato
d’animo di ognuno di noi.
Piano piano schiarisce il buio
della notte,
vorrei tornare indietro a prima
che iniziasse
il mio calvario
Il mio desiderio sarebbe quello
di riprendere
dove si interruppe la linea e fui
catapultato
dentro queste mura senza
uscita.
So che pensarci non serve a
niente,
ma sono filamenti che irrompono
in questa “pena”,
è come un nodo scorsoio
al collo,
sento mancarmi l’aria.
Non riesco a trovare la via
della libertà,
vorrei non sentire più il rumore
del ferro contro il ferro.
C’è solo il desiderio di conoscere
il mondo nuovo.
Così continua l’angoscia,
che per me è guardare
dalla finestra
la vita che cresce… la mia!

(Calogero Consales)

Accogli chi ti è caro
illumina, sii trasparente
ma all’occorrenza
serrati e proteggi con tutta
te stessa
Sappi essere aperta, ma anche
impenetrabile
non importa che tu sia
come finestra o porta
fa’ ciò per cui sei creata e…
sii grata.

(Post-it di Bruno Ferrari)

Impossibile, peraltro, citare tutti gli autori. Il Calendario Porte e finestre dal Carcere di Opera sarà posto in vendita (10 euro) e con il ricavato si finanzieranno le future attività del Laboratorio di lettura e scrittura creativa. Appuntamento, dunque, per sabato 25 ottobre 2014, ore 10, nella Sala Convegni del Palazzo Reale, Piazza Duomo 14. All’incontro a Palazzo Reale interverranno: Alessandro Giungi, presidente della Sottocommissione Carceri del Comune di Milano; Giacinto Siciliano, direttore della Casa di Reclusione di Milano-Opera; Silvana Ceruti, fondatrice e responsabile del Laboratorio di lettura e scrittura creativa e Ambrogino d’Oro 2012; Barbara Rossi, presidente di Cisproject e responsabile del Progetto Leggere Libera-Mente; Duccio Demetrio, direttore scientifico della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (Ar); Carlo Lazzati, ideatore del Progetto Mura Trasparenti, che varrà la pena di trattare in un successivo articolo; Margherita Lazzati, fotografa; Gerardo Mastrullo, editore; Mario Toffoli, musicista.
Aggiungiamo che il Laboratorio di lettura e scrittura creativa della Casa di reclusione di Milano-Opera sta raccogliendo componimenti delle persone detenute, poesie o prose ispirate al cibo, alla sua produzione, alla sua preparazione, al suo consumo stando insieme intorno a una tavola. Il progetto Cibo, poesia e libertà riconosce la grande valenza conviviale del cibo, del mangiare assieme; scrivere poesie sul cibo o trascrivere ricette e raccontare i propri ricordi di pranzi in momenti particolari della vita porta alla luce anche il valore spirituale del cibo e del cibarsi, accomuna infine tutte le persone nell’identico bisogno e piacere. Racconti della memoria, ma anche emozioni condivise e scritte durante gli incontri in Laboratorio. Un messaggio di speranza, ideale e materiale. Un piano di palingenesi.

Alberto Figliolia

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