Arte: Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco


Era maestoso insieme ed umano, e nobile di maniere e d’abiti, Giovan Pietro Bellori

Fu anche una natura radiosa, che già con la sua presenza suscitava fiducia e concordia, Jacob Burckhardt

Un’opera, per quanto in essa sia grande il numero e la varietà delle cose da raffigurare, non ha mai superato il mio coraggio, lettera di Pieter Paul Rubens a William Trumbull del 13 settembre 1621

Trionfale, sensuale, impetuosa, vaporosamente solida e corporea, pastosamente sentimentale, michelangiolescamente fiamminga, dolcemente eroica è la pittura di Pieter Paul Rubens, gigante dell’arte mondiale, la cui formazione fu arricchita, e l’ispirazione lusingata, dal lungo soggiorno italiano (1600-1608). Nel Bel Paese arrivò a cavallo e a cavallo se ne andò, sempre ricordandolo e sovente vagheggiando un ritorno in esso.
Di spettacolare impatto è l’esposizione che sino al 26 febbraio il Palazzo Reale di Milano (nei saloni nobili) dedica all’artista nato a Siegen nel 1577 e morto ad Anversa nel 1640. La scoperta di Erittonio fanciullo, Ritratto della figlia Clara Serena, Saturno che divora uno dei suoi figli, Seneca morente, Maddalena in estasi, Ercole nel giardino delle Esperidi, Cattura di Sansone, Susanna e i vecchioni… Impareggiabile è la sfilata dei capolavori e ampiamente differenziata la materia trattata: scene bibliche e religiose o episodi mitologici, accadimenti storici e momenti intimistici, a segnare e segnalare la versatilità del Maestro. Lo sguardo folle di Saturno che s’appresta a sbranare uno dei suoi figli la cui pelle del petto si tende come un doloroso elastico e il cui sguardo vaga in cosmi di dolore… La genuina gioia che brilla negli occhi della figlia Clara Serena, le sue rosse gote e l’aureo fiume dei capelli, l’intrusione del domestico nel mondo artefatto dell’accademia e delle convenzioni, una sorta di manifesto alla vita… La dolente potenza di Seneca che sta morendo, la sua serena e filosofica accettazione (“elogio della saggezza e della ragione dell’uomo giusto”), mentre qualcuno ancora trascrive gli ultimi fecondi frutti del suo pensiero, e il sangue già gocciola e sprizza verso la bacinella in cui posano i piedi… La tormentosa estasi di Maddalena e l’eroica massa di Ercole, simbolo di virtù virile… La drammatica e animata, anzi caotica, cattura di Sansone… Opere peraltro di notevoli dimensioni, se non monumentali, il che accresce lo stupore del visitatore.
Rubens e il Barocco, i rapporti con l’arte degli antichi, compresa la statuaria che tanta influenza ebbe sugli artisti di quella temperie culturale, l’attenzione verso il Rinascimento, Tintoretto, Tiziano e Correggio, l’attrazione da lui esercitata su italiani quali Pietro da Cortona, Bernini, Lanfranco, Luca Giordano… Non mancano certo nel percorso espositivo stimoli e motivi. Una settantina le opere, di cui quaranta di Rubens, provenienti dal Museo Nazionale del Prado, dall’Hermitage di San Pietroburgo, dalla Gemäldegalerie di Berlino e dal Principe del Liechtenstein, oltre a prestiti di collezioni italiane, dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma ai Musei Capitolini, dalla Galleria Borghese alla Galleria degli Uffizi, dalla Galleria Palatina di Firenze al Museo di Palazzo Ducale di Mantova,  alla Galleria di Palazzo Spinola di Genova e al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
“Mi piacerebbe che l’incontro con Rubens lasciasse una traccia della sua natura radiosa, del profondo amore per l’arte e per la vita che lo contraddistingue”, ha chiosato Anna Lo Bianco, curatrice della mostra con il supporto di un comitato scientifico internazionale.
La mostra si divide nelle seguenti sezioni (a loro volta divise in sottosezioni): Gli artisti più giovani e l’eredità di Rubens; Il mondo di Rubens; Santi come eroi. Pittura sacra e barocco; La furia del pennello; La forza del mito.
“Tutta la grande tradizione italiana viene da Rubens ripresa e reinventata con un impeto creativo assolutamente nuovo. È come se da questo complesso di stimoli ed esempi l’artista ricavasse una fortissima vena creativa, capace di spingersi verso invenzioni ardite e complesse, del tutto innovative. Lo aveva compreso bene il suo biografo Bellori, che scrive: Benché egli stimasse sommamente Raffaele e l’antico, li alterava tanto con la sua maniera che non lasciava in essi forma o vestigio per riconoscerli. La sua visione universale, densa di vitalità impetuosa, ne fa uno dei precursori del Barocco. Le sue opere italiane sono esempi di inedita grandiosità in movimento, di visione dinamica e dilatata dello spazio, d’interpretazione anticonformista dell’antico”.
Interessantissimo anche il gioco dei confronti, echi e richiami grazie alla compresenza di tele di Bernini, Tintoretto, Pietro da Cortona, Luca Giordano, Giovanni Lanfranco, Guido Reni, Salvator Rosa et alii.
Ah perdersi nel Compianto sul Cristo morto, nella forza immane e luminosa del Cristo risorto, nella dolorosa soavità di San Sebastiano curato dagli angeli, nella turbinosa Conversione di Saulo, nel quasi grottesco Achille scoperto da Ulisse tra le figlie di Licomede… Per l’intelletto un itinerario avventuroso e appagante.

Alberto Figliolia

Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco. A cura di Anna Lo Bianco. Palazzo Reale-Primo Piano Nobile, Piazza Duomo, Milano (MM1). Sino al 26 febbraio 2017.
Orari: lunedì 14,30-19,30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9,30-19,30; giovedì e sabato 9,30-22,30. La biglietteria chiude un’ora prima.
Info:  199.15.11.21 (dall’estero 02.89096942) (dal lunedì al venerdì 9-18; il sabato 9-12); siti Internet www.palazzorealemilano.it e www.mostrarubens.it.
Le audioguide sono incluse nel biglietto d’ingresso.
Catalogo Marsilio.

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