Perché il mare è salato


Favole raccolte, curate e riadattate da Simone

Una volta, tanto tempo fa, c’erano due fratelli. Il maggiore era molto ricco, ma così meschino ed avaro che soffriva se qualcuno aveva anche la metà soltanto delle sue ricchezze e, soprattutto, non poteva sopportare l’idea di dar via qualcosa a qualcuno, fosse anche al proprio fratello.
Nondimeno qualcosa al fratello ogni tanto doveva dare, perché questi era così povero che spesso rischiava di morire di fame con la moglie. Quando si trovava in questi terribili frangenti, era costretto a recarsi dal fratello maggiore per essere aiutato ed ogni volta egli lo malediva, lo insultava, e giurava che non gli avrebbe dato più nulla.
La vigilia di Natale il minore dei fratelli non aveva né una crosta di pane, né un pezzettino di carne, né un soldino per comprarsi da mangiare. Così, ancora una volta, dovette andare dal maggiore, che. Rosso in volto dall’ira gli gridò:
– Se farai quello che ti dico di fare, ti darò, ti darò … un intero rotolo di carnesecca !
Il fratello povero rispose:
– Ti prometto solennemente di fare qualsiasi cosa tu mi ordini e sai che mantengo sempre la mia parola.
Il ricco ribatté :
– E’ la sola cosa che tu riesca a mantenere! Bene, ecco il rotolo di carnesecca. Ed ora vattene all’inferno !!!
– Ho promesso di obbedirti e quindi ci devo andare per forza ! disse il poveretto. Prese sotto braccio il rotolo di carnesecca e si mise in cammino alla ricerca della porta dell’inferno più vicina.
Scese la notte e gli apparve in un bosco una luce brillante. “Forse è questo il luogo del quale vado in cerca” – pensò, e si diresse in quella direzione e trovò un secchione con una lunga barba, che tagliava la legna per alimentare un gran falò.
– Buonasera signore! – disse il fratello povero.
Il vecchio rispose:
– Buona sera a te! Dove te ne vai a quest’ora, la vigilia di Natale ?
– Me ne vado all’inferno, ma non so come arrivarci.
Il vecchio rispose: – sei proprio sulla strada giusta- Quel falò segna appunto l’ingresso dell’inferno. Bussa a quella porta e ti faranno entrare. Saranno ben contenti di vederti, con la tua carnesecca, perché è assai difficile trovarne all’inferno. Segui però il mio consiglio: non la cedere mai, a meno che non ti diano in cambio il macinino che si trova dietro la porta. Quando te l’avranno dato vieni da me e ti farò vedere come funziona, perché serve a macinare qualunque cosa.
Il pover uomo ringraziò il vecchio boscaiolo e per il consiglio e bussò forte alla porta dell’inferno. Fu fatto entrare subito e si trovò nella cucina del diavolo, dove tutti i diavoletti degli abissi gli sciamarono intorno come formiche e cercavano di comprargli il rotolo di carnesecca.
L’uomo disse:
– Veramente non volevo venderla. Io e la mia famiglia dovevamo mangiarla come pranzo di Natale, ma visto che la desiderate tanto, posso anche cedervela. Ve la darò però solo on cambio di quel macinino, lì dietro la porta.
A queste parole vi fu un gran schiamazzo e venne chiamato il diavolo in persona perché contrattasse con lui. Ma l’uomo non volle ritornare sulla sua decisione ed alla fine il diavolo dovette rinunciare al suo macinino.
Fuori, nel cortile, stava aspettando il vecchio taglialegna, che gli mostrò come andava adoperato. L’uomo lo ringraziò e se ne tornò a casa. Non appena fu entrato nella capanna, la moglie gli disse:
– Ma dove sei stato ? Ti ho aspettato qui a sedere per ore sperando in un buon pranzo e tu arrivi con in mano un macinino. E non abbiamo nemmeno un chicco di grano da macinare !
Il marito rispose:
– Mi dispiace avervi fatto aspettare, ma stanotte ho fatto molta strada. Ed ora vedrai se ho sciupato il tempo oppure no !
Così detto mise il macinino sul tavolo, ne girò il manico, disse una parola magica e gli ordinò di macinare lampade, una tovaglia, piatti, vivande, birra e tutto quello che gli occorreva per un pranzo come si deve. Non doveva far altro che dire la parola magica e dal macinino usciva tutto quello che voleva. Mentre sua moglie alzava le mani meravigliata e lo supplicava di dirle dove avesse trovato una simile meraviglia- L’uomo le rispose:
– Non importa dove l’abbia trovata, l’essenziale è che funziona a dovere. Questo mulino non smette di macinare neppure quando il fiume è ghiacciato !
E iniziarono a macinare tanto cibo e tante bevande da farle bastare fino all’Epifania ed invitarono tutti i loro amici e vicini ad una grande festa.
Quando il fratello ricco vide tutto quel ben di Dio sul tavolo e, curiosando qua e là, notò che tutti i palchetti della dispensa si piegavano per il peso delle provviste, divenne verde di bile e di invidi, perché non poteva sopportare che il fratello se la passasse tanto bene. Tutto arrabbiato esclamò:
– La vigilia di natale sei venuto a mendicare un po’ di cibo ed ora dai una festa che sembrerebbe esagerata per fino nel palazzo del Re. Per tutti i diavoli dell’inferno, dove hai trovato tanta abbondanza ?
– Dietro la porta ! rispose brevemente il fratello.
Infatti non aveva alcuna intenzione di rivelare dove si era procurato il macinino. Più tardi durante la serata, quando la buona birra gli ebbe un po’ offuscato il cervello, parò più di quanto avrebbe dovuto e giunse persino a tirar fuori il macinino e a mostrare a tutti le sue magiche qualità.
Gli ordinò di macinare numerosi oggetti preziosi per i suoi ospiti meravigliati e terminò dicendo:
– Ecco vedete qual è la fonte di tutte queste ricchezze !
Alla vista di quello spettacolo il fratello maggiore di decise di ottenere ad ogni costo il macinino, e ci riuscì alla fine, ma non senza molte suppliche e molte lusinghe, al prezzo di trecento monete d’oro.
Era la stagione della mietitura quando il fratello ricco ebbe quel che voleva e si portò via l’oggetto magico tutto trionfante, senza nemmeno imparare il modo di adoperarlo … ed in verità suo fratello era stato ben attento a non insegnarglielo. Disse e a sua moglie:
– Va’ nei campi a mietere: oggi preparerò io da mangiare per i miei mietitori !
Quando fu l’ora mise il macinino sul tavolo della cucina e disse:
– Macinami aringhe in brodo, ma fai alla svelta !
Il macinino cominciò a macinare aringhe e brodo. Ben presto le scodelle e i piatti furono pieni i catini, e presto si ricoprì anche il pavimento della cucina. L’uomo girava e scuoteva il macinino per farlo smettere, ma nonostante tutti i suoi tentativi, quello seguitava a macinare aringhe e brodo. Lo supplicò e gli ordinò di smettere ma nonostante tutte le sue preghiere ed i suoi ordini, quello continuava a macinare aringhe e brodo.
Ben presto nella cucina il brodo era salito ad un livello tanto alto che l’uomo stava per affogare. Riuscì ad aprire la porta del salotto, ma poco dopo anche questa stanza fu piena ed egli dovette nuotare nel brodo per raggiungere la porta di casa, e l’aprì appena in tempo. Uscì fuori e corse per strada con un torrente di aringhe e di brodo che lo inseguiva precipitando giù per la scesa. Nel frattempo, sua moglie, che stava mietendo il fieno nel campo, pensò che doveva essere l’ora di andare a mangiare. Chiamò i braccianti e disse loro:
– Forse il padrone non riesce a preparare il brodo. Smettiamo di lavorare, anche se non ci ha chiamato, e andiamo a vedere se ha bisogno d’aiuto.
Gli uomini non chiedevano di meglio che smettere di lavorare e già si stavano avviando per la salita, quando incontrarono il padrone che correva a più non posso con il torrente di brodo e di aringhe alle calcagna. Corse e corse come se avesse avuto il diavolo alle calcagna e non si fermò fino a quando non giunse alla casa del fratello.
– Riprenditi il macinino per l’amor di Dio ! – gli gridò ansimando – Tra un ora tutto il paese sarà sommerso da un torrente di aringhe e brodo !
– Suo fratello però si limitò a scuotere la testa negativamente. Alla fine il contadino fu costretto a dargli altre trecento monete d’oro per liberarsi dell’oggetto stregato.
Così il fratello che era stato povero in canna divenne l’uomo più ricco de mondo perché faceva macinare oro al suo macinino: si costruì abusivamente una bella casa in riva al mare e non si limitò a riempirla di tesori, ma ne rivestì le mura esterne con lamine d’oro così che essa risplendeva sotto i raggi del sole e poteva essere vista anche dal mare aperto. Tutti coloro che viaggiavano da quelle parti approdavano lì per ammirare le Casa d’ Oro e dare un’occhiata al famoso macinino da cucina ottenuto dal diavolo. Alla fine il suo ricco proprietario decise di venderlo al maggior offerente. Per un po’ di tempo nessuno gli offrì denaro a sufficienza; alla fine arrivò il capitano di una grossa nave che aveva che aveva fatto fortuna trasportando il sale da una miniera posta al di là dell’oceano. Era un viaggio lungo e pericoloso ma a quei tempi il sale era più prezioso perfino dei diamanti, perché anche l’acqua del mare ne era priva e l’unica miniera di sale era posta all’altro capo del mondo.
Il capitano domandò:
– Il vostro macinino può macinare il sale ?
– Macinare il sale ? – ma certo perché no ! credo che possa macinare qualsiasi cosa !
– Bene! – esclamò il capitano. – Allora lo compro. Quando sarà mio potrò navigare da un porto all’altro per tutto il mondo e in ognuno venderò un intero carico di sale, senza aver bisogno di fare ogni volta quel lungo viaggio di andata e ritorno dalla miniera.
Mercanteggiarono e discussero parecchio tempo, ma alla fine il capitano comprò il macinino dando in cambio tutto il suo patrimonio, equivalente migliaia di miliardi di monete d’oro del vecchio conio. Appena ebbe avuto il macinino, lo strappò via dalle mani del venditore senza nessuna istruzione sul modo di farlo funzionare è andò a bordo della sua nave, timoroso che l’altro cambiasse idea sull’affare.
Appena furono a largo il capitano mise il macino sul ponte e disse:
– Macina il sangue alla svelta ! e che sia sale di buona qualità !
Il macinino cominciò subito a macinare sale con tanta sveltezza che quello veniva fuori come acqua. Quando il capitano ebbe riempito tutta la nave, desiderò che il macinino si fermasse, ma da qualunque parte lo girasse e per quanto facesse i suoi bravi sforzi, non riusciva ad arrestarlo. Il sale seguitava a venire fuori e si ammucchiava sempre alto sul ponte della nave; alla fine l’appesantì a tal punto da farla sprofondare in mare.
Da quel giorno il macinino è ancora lì, sul fondo, che seguita a macinare sale, di buona qualità e con grande sveltezza.

E questa è la ragione per cui il mare è salato.

Simone
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