Per vivere meglio, divertitevi con noi


A cura di Gordiano Lupi

Flavio Mogherini e la commedia sexy
Flavio Mogherini (Arezzo, 1922 – Roma, 1994) è uno scenografo tra i più rappresentativi del cinema italiano, dal dopoguerra alla fine degli anni Sessanta. Firma oltre novanta film e la sua partecipazione al cinema peplum (Ulisse, Attila, Le fatiche di Ercole, Ercole e la regina di Lidia…) e ad alcune pellicole in costume (I tre corsari) è molto importante. Sono merito suo le minuziose ricostruzioni d’epoca e gli scenari affascinanti di opere come Era notte a Roma, La viaccia (Nastro d’Argento), Accattone, Mamma Roma, Cronaca familiare, La calda vita. Mogherini scenografo dà il meglio di sé nelle architetture fantastiche come ne Le fatiche di Ercole (1957) di Piero Francisci, ma anche nelle composizioni pop di film come Diabolik (1968) di Mario Bava. Il debutto alla regia avviene con Anche se volessi lavorare che faccio? (1972), una commedia divertente, una sorta di guardie e ladri del passato che dirige, scrive e sceneggia. Flavio Mogherini si ricorda soprattutto per aver fatto debuttare nel mondo del cinema l’attore di cabaret Renato Pozzetto con gli originali Per amare Ofelia (1974) e Paolo Barca, maestro elementare praticamente nudista (1975).

Monica Vitti

Per vivere meglio, divertitevi con noi (1978) è commedia composta da tre episodi dotata di buoni elementi erotici, che segna il ritorno di Mogherini a dirigere Renato Pozzetto. Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto sono anche sceneggiatori di una pellicola che si salva per una regia ispirata, ma le storie non sono molto sofisticate.

Un incontro molto ravvicinato (Monica Vitti) racconta le vicissitudini di una contessa violentata per settantaquattro giorni da sette sherpa dell’Himalaya, ammalata di fallofobia, che guarisce dal trauma dopo l’incontro con un affascinante extraterrestre. Il tono è comico – fantastico, ma la recitazione sopra le righe di un’ottima Monica Vitti rende credibile una storia assurda. L’uomo venuto dallo spazio vuol sapere come si riproducono i terrestri, rifiuta proposte alternative e finisce nel letto della contessa, che non solo si sblocca dal trauma ma ci prende gusto. A questo punto veniamo a sapere che non si è trattato di un vero incontro ravvicinato ma era un trucco organizzato dal marito per far guarire la moglie. Il problema è che la contessa, innamorata persa del fascinoso extraterrestre, continua a non volerne sapere di far l’amore con il marito. Preferisce attendere un improbabile ritorno del marziano per rivederlo ancora.

Catherine Spaak

Il teorema gregoriano (Johnny Dorelli e Catherine Spaak) affronta il tema della gelosia e presenta il personaggio di un marito spinto dagli amici a mettere alla prova la fedeltà della bella moglie. L’ambientazione è provinciale, siamo in un imprecisato paese sul lago, scenario tipico di un romanzo di Piero Chiara. Dorelli è un assicuratore che ascolta i discorsi qualunquisti di un collega sul conto delle donne e comincia a tormentare sessualmente la moglie (Spaak) fingendosi un misterioso innamorato. Il marito tende diverse trappole alla donna, fa telefonate erotiche notturne, le regala una spilla di valore (che lei butta nel secchio), infine la ricatta con la finta storia del marito corrotto e la spinge ad accettare un appuntamento in albergo. La moglie acconsente, ma solo per far fuori definitivamente il persecutore a colpi di pistola. Il marito non muore, ma si ritrova all’ospedale a dover giustificare i suoi comportamenti dettati dalla gelosia, mentre la moglie finisce sotto processo e viene difesa da un bel legale che potrebbe concretizzare gli incubi del marito. Il tono della pellicola è da commedia degli equivoci, recitata con bravura dai protagonisti e girata con stile raffinato. Una stupenda Catherine Spaak garantisce un minimo di situazione erotica e si ricorda per uno strip al contrario in una bella mise composta da candida lingerie. Johnny Dorelli realizza una versione in salsa erotica del mito del dottor Jekill e Mister Hyde, perché finisce per vivere uno sdoppiamento della personalità.

Non si può spiegare bisogna vederlo (Renato Pozzetto, Milena Vukotic) racconta la storia di uno scommettitore che compra un cavallo con cui spera di fare soldi a palate. Il tono è surreale sin dalle prime sequenze quando vediamo un uomo salire le scale di un condominio con una sedia in mano per mettersi a vedere il film che il regista sta girando. Renato Pozzetto porta ancora una volta al cinema il suo personaggio da milanese ingenuo e spiantato, questa volta fissato con l’ippica e con le corse dei cavalli.
I primi due episodi sono pura commedia sexy di serie B, salvati in ogni caso da una regia raffinata, da attori di buona levatura e da storie che garantiscono un puro divertimento. Il terzo segmento è cabaret, commedia surreale, comicità alla Renato Pozzetto, originale e composta di momenti che sembrano pura improvvisazione.

Un film da riscoprire per apprezzare la comicità genuina e la spontaneità di un cinema italiano ormai scomparso.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
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Per vedere la sigla iniziale: http://www.youtube.com/watch?v=YGcqnJGvrXw

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