Per conoscere Elo Pannacciò


A cura di Gordiano Lupi

Elo (Angelo) Pannacciò (Foligno, 1923 – Viterbo, 2001) è un singolare personaggio del cinema italiano che nasce come soggettista e sceneggiatore di Luigi Petrini, debutta alla regia con Lo ammazzò come un cane… ma lui rideva ancora (1971). Tra i suoi film commerciali, tirati via e abbastanza modesti, spiccano due horror come Il sesso della strega (1973), assurdo e strampalato, ma ricco di riferimenti gotici, e Un urlo dalle tenebre (1975). Pannacciò si specializza in erotico, hard, girando anche giovanilistici – balneari. Si firma Angel Valery, Angelo Pann, Angelo Alessandro Pann, Gerald B. Lennox, John Johnatan e spesso risulta anche montatore dei suoi film.

Il sesso della strega (1973)

Regia: Elo Pannacciò. Soggetto e Sceneggiatura: Elo Pannacciò, Franco Brocani. Fotografia: Girolamo La Rosa, Maurizio Centini. Montaggio: Marcello Malvestito. Scenografia: Egidio Spugnini. Aiuto Regista: Salvatore Sicurezza. Direttore di Produzione: Rolando Conti. Musica: Daniele Patucchi. Produzione: Universalia Cinematografica. Distribuzione: P.A.B.. Interpreti: Susan Levi (Mary), Jessica Dublin (Evelin), Sergio Ferrero (Ingrid uomo), Annamaria Tornello (Ingrid donna), Christopher Oakes (Tony), Marzia Damon (Gloria), Augusto Nobile (Edward), Lorenza Guerrieri (Lucy), Camille Keaton (Ann), Maurizio Tanfani (Nath), Ganni Dei (Simon), Simone Santo (Hilton), Ferruccio Viotti (notaio), Irio Fantini (assistente ispettore), Donald O’ Brien (commissario), Giovanni Petti.

Il sesso della strega (1973) è scritto dal regista con la collaborazione di Franco Brocani. Muore il ricco Hilton e tutti i parenti vengono convocati al suo capezzale da un ingessato notaio che deve leggere il testamento. Parte il meccanismo alla Dieci piccoli indiani di Agata Christie, sfruttato sino all’inverosimile nel cinema italiano di serie B e nel fumetto nero di quart’ordine.  Pannacciò dimostra la sua grande capacità nel fare peggio rispetto alla media nazionale perché imbastisce un film giallo – erotico – horror pieno di buchi di sceneggiatura che non soddisfa nessuno.   La parte poliziesca è ridicola, con un commissario da fumetto impersonato da Donald O’ Brian che irrompe sulla scena in impermeabile, sputa sentenze, si esprime come se fosse Ginko in un episodio di Diablik, e si fa accompagnare da un comico ispettore. La parte horror vede appena un paio di sequenze splatter ma il sangue è troppo rosso per essere vero e la tensione è ai minimi termini. La parte erotica è la peggiore perché il film sembra un porno tagliato, il regista non è capace di sfruttare neppure la sensualità di Camille Keaton e di Lorenza Guerrieri, anche se il finale vede la macchina da presa immortalare il sesso della presunta strega. Una sola sequenza è abbastanza estrema: la fellatio e il rapporto sessuale in chiesa accanto alla tomba del ricco deceduto. Gli eredi vengono uccisi uno dopo l’altro nella villa di famiglia, pare che dietro la strage ci sia lo zampino di una figlia dai poteri stregoneschi (Dublin), ma il finale è molto confuso e lo spettatore non si raccapezza vedendo un killer che si trasforma da uomo a donna mentre muore. La strega faceva agire il sottoposto sotto l’influenza delle arti magiche, ma è inutile spiegare, perché il doppio finale è ancora più spiazzante. Un film caratterizzato da montaggio lento, fotografia sfocata, recitazione approssimativa, sceneggiatura  strampalata, musica fastidiosa. Un fumetto nero anni Settanta, ma dei peggiori, paragonabile a una pessima imitazione di Satanik. Ricordiamo anche un inutile inserto psichedelico con lunghe sequenze che ricordano il periodo dei figli dei fiori. Gli attori sono da fotoromanzo – Gianni Dei è il peggiore – ma sono anche doppiati male, del tutto fuori sintonia. I dialoghi rasentano il ridicolo, ma non sono da meno le lunghe passeggiate e tante tremule soggettive. Inguardabile. Pannacciò è così. Un mito del trash, che si ricerca per il gusto del così brutto che non può non incuriosire. Il film presenta alcune scene a base di zoomate incredibili e personaggi sopra le righe che producono umorismo involontario. La pellicola è una via di mezzo tra un improbabile horror che racconta una storia di streghe e un film erotico di pessimo gusto. Per Mereghetti si tratta di “un giallo gotico da antologia del brutto, irrecuperabile anche per i cultori del genere, dotato di un intreccio sconclusionato e di parentesi erotiche tediose”. Nocturno: “Un film che raggiunge vette di squallore estetico difficilmente eguagliabili”. Marco Giusti: “Brutto, invedibile, di una noia abissale, proprio per questo imperdibile”. Da dimenticare.

Un urlo dalle tenebre (1975)

Un urlo dalle tenebre (1975) pare che sia stato solo attribuito a Elo Pannacciò, ma che lo abbia diretto Franco Lo Cascio (in arte Luca Damiano), come ha affermato lo stesso regista a Nocturno Cinema. Il soggetto è firmato dal direttore della fotografia Giulio Albonico e la sceneggiatura da Aldo Crudo e Franco Brocani, collaboratori abituali di Pannacciò. Non è facile dirimere la questione, pare evidente il poco amore di Lo Cascio per il genere horror, visto che il film è modesto e mal girato. Sembra che Pannacciò sia subentrato per finire il film, aggiungendo alcune scene ambientate nel manicomio, quindi è giusto attribuirlo a entrambi. Si tratta di un modesto horror esorcistico spinto sul versate del sesso come tradizione italiana, ma il lato originale sta nel fatto che l’indemoniato è un ragazzo. Il regista procede per flashback per una buona mezz’ora facendo quasi perdere il filo degli eventi allo spettatore. Assistiamo a un’assurda finta omelia del Papa in San Pietro che mette in primo piano la presenza del demonio, quindi la scena passa su una suora in confessionale che racconta la possessione del fratello. Il medico vorrebbe internare in manicomio il ragazzo, sospettato di isteria, ma la sorella è contraria perché sa come vivono i degenti di certe strutture. Pannacciò inserisce sequenze girate all’interno di un manicomio che presentano una fotografia completamente diversa dal resto del film. Sembra di assistere a spezzoni tratti da un mondo movie, vista la dose di realismo delle immagini. La fiction prosegue con la storia del giovane diventato indemoniato a causa di un medaglione trovato in un fiume e dopo un rapporto con una donna fantasma. Il ragazzo posseduto uccide prima la fidanzata squarciandole il collo e subito dopo la madre facendola cadere dalle scale. Inevitabile l’esorcismo finale a cura di Richard Conte, ma il demonio si impadronisce della sorella che per eliminarlo si suicida. Un ragazzino recupera il medaglione e la storia pare non avere fine. Il film è di pura imitazione, ma è così mal girato che non crediamo abbia fatto nessuna paura alle grandi case produttrici statunitensi. Gli effetti speciali sono risibili, il trucco del ragazzo indemoniato più che patetico, le parolacce fanno sorridere e persino i getti di vomito sono privi di forza. Il film è zeppo di inserti e circola una versione porno girata per il mercato estero. Il cast vede addirittura Richard Conte nei panni dell’esorcista, ma ci sono anche Françoise Prévost, Elena Svevo, Patrizia Gori, Mimmo Monticelli, Corrado Vernè, Sonia Viviani e lo stesso Franco Lo Cascio in un breve cammeo. Secondo Lo Cascio è Patrizia Gori il solo bel ricordo del film, visto che per lei lasciò moglie e figli e si fece sedurre dal più grande amore della sua vita. Peccato per Richard Conte che interpreta l’ultimo film della sua carriera con una storia incredibilmente brutta. Un urlo dalle tenebre si aggiudica la palma del peggior clone de L’esorcista girato in Italia, eccessivo nelle parti erotiche e volgarissimo nelle battute pronunciate dall’indemoniato.

La residua produzione di Pannacciò

La residua produzione di Elo Pannacciò non merita grande attenzione. Parlano i titoli, che preleviamo da I Registi (Gremese) di Roberto Poppi: Subliminal (Una splendida giornata per morire) – Holocaust parte seconda (1978), firmato John Johnatan; Comincerà tutto un mattino: io donna tu donna (1978); Un brivido di piacere (1978); Porno erotico western (1979), firmato Gerald B. Lennox; Sì… lo voglio (1979), firmato Angel Valery; Luce rossa (1979), sempre Valery; Peccati di giovani mogli (1981), come Angel Valery; Erotico 2000 (1981), ancora Valery; Un’età da sballo (1982); Stesso mare stessa spiaggia (1983), firmato Angelo Alessandro Pann; Fantasia erotica in concerto (1983), come Angel Valery; Mare amore – Frammenti di storie d’amore (1985), come Angelo Pann; Le regine (1986); Femminile desiderio (1986). Pannacciò risulta anche il produttore esecutivo di Sei una carogna… e t’ammazzo! (1971) di M. Esteba. Inoltre ha sceneggiato: Divisione Folgore (1954) di Dino Coletti, La ragazza dalle mani di corallo (1969) di Luigi Petrini (soggettista); Così così… più forte (1970) di Luigi Petrini (soggettista e produttore).

Gordiano Lupi
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