Pasqualino
Favole, Leggende, Mitologia
Di Mario Ughi
Pasqualino sedeva beato in poltrona, gustandosi l’ultima puntata della sua telenovela preferita: “Wrestlingmania”. All’improvviso squillò il telefono, e contemporaneamente il televisore si spense.
«Le disgrazie non vengono mai sole,» pensò, e allungando un braccio afferrò la cornetta del telefono. Prima ancora di poter dire una parola, la voce gracchiante gli rigò il padiglione auricolare: «Ah! Pasqualino Smezzaterra, che ci fai ancora a casa?»
Dopo un attimo di sgomento, Pasqualino assunse la faccia di pietra che adottava nel suo ufficio di avvocato tagliatore di teste, e con voce gelida rispose: «Con chi parlo, prego?»
Ci fu come un’esitazione, e poi la voce riprese con tono neutro: «Sì, certo, noi non ci conosciamo: sono il Demone Nano, Advisor del girone degli impietriti.»
Pasqualino era capace di grandi imprese, quando voleva; riuscì a mantenersi calmo, e ostentando un certo interesse, chiese: «Buonasera, signor Demone Nano, cosa posso fare per lei?»
«Pasqualino, non fare lo gnorri, è un pezzo che ti aspetto!»
«Avevamo un appuntamento?»
La voce parve colorarsi di ironia: «Certo che lo avevamo, anzi lo abbiamo. Un appuntamento che si può dichiarare definitivo.»
Seguì un lungo silenzio. Pasqualino, cosa incredibile per lui, non aveva di che ribattere. Sentiva che l’interlocutore teneva in mano carte che lui non conosceva. Come nelle aule del tribunale, attese che l’avversario azzardasse una mossa.
La voce riprese: «Senti, Pasqualino, qui la cosa si fa seria. Mi manca un anello nella catena dei portatori di pietre: tu. Come puoi capire, urge la tua presenza.»
«Nella catena dei portatori di pietre? Interessante. E dove vengono portate, queste pietre?»
«Ma da nessuna parte, ovvio! Vengono fatte girare in circolo.»
«Vengono fatte girare in circolo?»
«Pasqualino, tu fai l’avvocato o il pappagallo? Sei un professionista, puoi capire quanto la situazione sia intollerabile: se manca un portatore si interrompe la catena, e le pietre si ammonticchiano tutte in un angolo; il Principale, qui, sta facendo fuoco e fiamme.»
Pasqualino cercò di riordinare le idee. Il suo interlocutore era di certo un folle, ma c’era qualcosa di inquietante in quella voce, e questo gli impediva di riattaccare. Tentò di metterlo alle strette: «Vorrei conoscere l’utilità di trasportare in circolo una data quantità di pietre. Appare un’occupazione inutile, così a prima vista.»
La voce si fece impaziente: «Hai mai sentito parlare del concetto di punizione? Dal tuo incartamento risulta che portare pietre per l’eternità è una punizione adeguata alle tue colpe. C’è di peggio credimi: dovresti vedere le condizioni degli spalatori di merda.»
Beh, questo era veramente troppo. Pasqualino rifiutava con decisione l’idea di prendere in considerazione le condizioni degli spalatori di merda. Disse con inflessione glaciale: «Signor demone Nano, credo che questa conversazione sia durata a sufficienza. »
«Ehi, bello mio, questa conversazione non doveva neanche avvenire! Credi che abbia tempo da perdere? Ho un gran daffare, sai? Qui basta distrarsi un attimo che tutto diventa una bolgia. Tagliamola corta: hai da rimboccarti le maniche.»
Pasqualino si sentì pervaso da un senso di irrealtà: era forse possibile che l’interlocutore fosse quello che sembrava? «Devo tirarmene fuori,» decise.
«Signor Demone Nano, credo in definitiva che questo sia un suo problema.»
«Ah, sì, davvero? Facciamo così: adesso io spedisco un paio di Esecutori a prelevarti.»
La situazione iniziava a innervosirlo sul serio. Pensò con evidente incoerenza ad esorcismi e croci tatuate sul petto, ultimo baluardo contro il male, poi chiese: «…e se non mi trovano?»
«Pensi di fuggire?» chiese la voce, insinuante. «Non hai dove scappare, Pasqualino. Sei come chiuso in un circolo, se mi permetti la similitudine. Ci vediamo tra poco.»
La conversazione si interruppe, il televisore tornò a nuova vita.
Pasqualino era abituato a decidere in fretta, la sua capacità di analisi non aveva pari. Con un guizzo degli occhi e della mano afferrò il cappotto ed uscì. La televisione rimase a blaterare di voli d’angelo e prese a terra.
Pasqualino camminava senza fretta apparente, la sua mente analizzava e scartava strategie idonee alla bisogna. Arrivò in una grande piazza. La facciata maestosa della Chiesa, stile romanico, lo sovrastava e gli incuteva rispetto, come sempre. Era un rifugio sicuro? Rimase fermo un pezzo, a valutare la situazione, poi attraversò con passo deciso la piazza ed entrò in un locale allegramente illuminato, con una insegna al neon verde che affermava: “Happy Travel”.
Poggiò le mani sul bancone, osservando la prosperosa commessa, occhi limpidi e languidi, che lo fissava in fiduciosa attesa.
Pasqualino si schiarì la voce: «Per cortesia, un biglietto aereo per qualche posto lontano, anzi, lontanissimo.»
«Certo, signore,» rispose la commessa «Ha in mente una destinazione in particolare?»
Pasqualino distolse a fatica gli occhi da quei seni invitanti, e battendo due o tre volte le palpebre, rispose: «Una destinazione? No, non credo. Direi che, in linea di massima, mi andrebbe bene un posto caldo.»
di Mario Ughi
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