Parassiti fotonici di Philip Ridley


A cura di Alberto Figliolia

D come Diavolo o Demonio. Devil in inglese. La Signorina Dee è suadente e regala case (anche il diavolo sa essere suadente e mellifluo): per la precisione, le Case dei Sogni. È così che la Signorina Dee si presenta a Ollie e Jill: con un contratto che dona loro una casa (invero una catapecchia in una zona estremamente degradata). L’unica condizione posta agli sposini (Jill è pure incinta) è che la dimora venga ristrutturata a proprie spese. Con entusiasmo da parte di Jill e titubanza da parte di Ollie, infine i due accettano (strepitosa la prova attoriale del duo).
La situazione è davvero disastrosa, ma muterà presto in maniera imprevista… Iniziato ad abitare la casa, durante la notte un rumore poco rassicurante sembra provenire dalla cucina. Ollie scende dalla camera posta al primo piano nel locale di sotto, dove trova un barbone che fruga in cerca di cibo. Ne nasce una colluttazione e per fatalità l’estraneo, che ha la peggio, muore. Soltanto che… dal cadavere nasce d’improvviso una luce accecante/radiosa e, alla fine del bagliore, lo squallido e scabro luogo che era la cucina della giovane coppia è mutata nella… Cucina dei Sogni! Dal rimorso alle più ciniche e utilitaristiche considerazioni il passo è breve. Inizia la caccia al barbone per rendere la propria dimora la Casa dei Sogni, in un meccanismo da patto faustiano, senza tuttavia – è evidente – alcuno scopo alto, con l’autoassoluzione sempre in totale predominio.
Si è detto dei modi allegorici e provocatori di quest’opera, ciò che corrisponde a verità. I simboli veicolati, in ogni caso, concernono esattamente e precipuamente il panorama consumistico fatto di disvalori, di materialismo che esclude ogni meditazione sul Bene e sul Male (anche secondo i segni di una coscienza laica), di accettazione superficiale di quanto propinato da chi dirige la massa e i suoi desideri indotti.
Commedia nera e grottesca, che fa ridere amaro, partorita nel 2015 dalla creatività di Philip Ridley, personaggio di formidabile versatilità: “… pittore, scrittore, sceneggiatore, autore teatrale e cineasta. Unico artista ad aggiudicarsi il prestigioso Evening Standard Award, come esordiente più promettente sia per il teatro sia per il cinema, si autodefinisce uomo del Rinascimento per l’era multimediale“.
Non vi è dubbio che il suo teatro, almeno a giudicare da questo lavoro si connoti per innovazione e visionarietà – interessanti le interazioni degli attori con il pubblico in sala. Ancora su Ridley… “Nato e cresciuto nell’East End di Londra, dove tuttora risiede, ha fatto di questo quartiere suburbano il luogo principe in cui far vivere i suoi personaggi marginali e da cui fare emergere la sua singolare fantasia, sempre sostenuta da una forte componente viscerale che esalta l’aspetto esperienziale del suo teatro. La sua drammaturgia, che può far pensare ad uno sviluppo visionario e dark del cosiddetto “teatro della minaccia” del primo Pinter, ha al suo centro le paure, le ossessioni, le morbosità dell’infanzia che sopravvivono nella psiche adulta: i suoi personaggi sono per lo più giovani uomini e donne che faticano ad uscire di minorità e che si confrontano con un’ansia esistenziale così estrema da produrre spesso esiti quasi allucinatori. Il mondo sentito come luogo ostile quando non terrifico, la famiglia come rifugio e inferno allo stesso tempo, l’attrazione verso il mostruoso, il lancinante ricordo di un’infanzia edenica, forse solo sognata, la violenza degli istinti dell’animale uomo sono temi ricorrenti della sua opera. La sua leggendaria capacità di scioccare con situazioni e immagini spesso estreme, lungi dal perseguire un effettismo gratuito, risulta come il tentativo genuino di farci confrontare con le zone più oscure del nostro inconscio. Ridley è una figura molto originale di esploratore del perturbante”.
Parassiti fotonici (Radiant vermin in lingua originale) sarà in scena sino a domenica 7 febbraio. In ultimo vale la pena di citare quanto Bruno Fornasari, co-direttore del Teatro Filodrammatici e nella circostanza regista, racconta del lavoro in questione: “… il testo di Philip Ridley riesce a scovare il nodo irrisolto, subliminale, minaccioso che deriva dalla nostra attuale visione del mondo. Se riusciamo a convertire il brutto in bello, il rifiuto in risorsa, il barbone in cucina di design, avremo salvato il mondo, avremo la coscienza pulita d’aver fatto del bene a noi stessi, ai nostri figli e alla società civile. Per questo anche i parassiti sono i benvenuti, a patto che riconoscano il loro ruolo e che accettino, al limite, di scambiare la loro vita con la nostra […] Quanto potrebbe passare prima che tocchi a noi il ruolo di parassiti? Nel calderone immaginifico suggerito dalla favola nera di Philip possiamo scovare tutto l’immaginario distopico del nostro tempo, a partire dal secolo scorso. Si va dall’esistenzialismo dell’“inferno sono gli altri” di Sartre all’apologia del benessere dei grandi magazzini Selfridges (dove trovi di tutto e di più), dal bisogno di qualcosa in cui credere al credere che saranno proprio le cose a salvarci, la loro quantità, il loro rinnovarsi inesauribile, che diventa paradigma di un’immortalità artificiale, in cui niente invecchia, qualcosa si distrugge e il nulla si trasforma”. Ne risulta la falsa credenza di vivere in una novella età dell’oro, di reputarsi innocenti dei mali che affliggono la società umana che forsennatamente consuma il mondo e, con esso e in esso, sé stessa. Si va oltre i guasti del thatcherismo e del neoliberismo: il problema è politico nel senso più ampio del termine e, addirittura, filosofico-antropologico. Un plauso a chi come Philip Ridley sa palesare tutto ciò coi mezzi del teatro e dell’arte, “divertendo” e nel contempo costringendo lo spettatore (non più tale, bensì in un ruolo attivo) al pensiero fecondo e critico.

Alberto Figliolia

Parassiti fotonici (traduzione e regia di Bruno Fornasari) di Philip Ridley, con Tommaso Amadio, Federica Castellini ed Elisabetta Torlasco. Teatro Filodrammatici, via Filodrammatici 1, Milano (ingresso piazza Paolo Ferrari 6, MM Duomo linee 1 e 3-MM Cordusio linea 1). Fino al 7 febbraio 2016.
Orari: lun riposo; mar, gio e sab 21; mer e ven 19,30; dom 16.
Info: tel. 02.36727550, e-mail biglietteria@teatrofilodrammatici.eu.

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