Paolo Zelati – Julian Assange


A cura di Giuseppe Iannozzi

L’uomo che fa tremare il mondo. Storia, imprese e opinioni del fondatore di WikiLeaks
Se c’è, quale la colpa di Julian Assange? Forse quella d’aver restituito alla società una parvenza di libertà? di verità e di democrazia? Se oggi Assange venisse estradato negli Stati Uniti rischierebbe la pena di morte. Verso l’inizio del 1900, il filosofo Bertrand Russell s’interrogava sulla veridicità della democrazia, per ammettere infine che non è la miglior forma di governo ma nemmeno la peggiore. Il concetto di democrazia è quindi imperfetto e lo è ancor di più una volta applicato alla vita dei cittadini, di qualsiasi stato essi siano. Con il governo del popolo si è di fronte a una contraddizione interna molto forte: il κράτος per esercitare il δῆμος ha bisogno di 50 cittadini più 1 a favore su 100; gli altri 49 diventano, nei casi più fortunati, l’opposizione; in quelli più disgraziati il nemico da abbattere. Julian Assange, attraverso WikiLeaks, ha portato alla luce molte ombre del Potere, e questo i governi – di tutto il mondo – non lo hanno proprio digerito, per cui ne chiedono l’immediata condanna.
Assange ha messo in moto una ‘fuga di notizie’ che ha portato alla luce tante porcherie di tanti governi, siano essi di destra siano essi di sinistra. Attraverso WikiLeaks il popolo – quel 49 per cento che è sempre la minoranza, l’opposizione o il nemico (forse innocuo) in una democrazia – ha compreso che la giustizia è un miraggio; tuttavia Assange non si è limitato a divulgare notizie sulla realpolitik del 50 più 1, ha fatto molto di più: ha tirato fuori dagli armadi gli scheletri di un po’ tutti, per cui anche le presunte opposizioni al governo – innocue o reali che siano – si sono sentite feralmente offese da Assange.
Il 2 febbraio 2011, Snorre Valen, parlamentare norvegese del Partito Socialista ha proposto la candidatura del sito di Assange al premio Nobel per la pace. Sul suo blog Snorre Valen ha spiegato: “WikiLeaks ha contribuito alla lotta per difendere i valori di tutta l’umanità, portando alla luce (tra molte altre cose) la corruzione, i crimini di guerra e la tortura – alcune volte anche condotte dagli alleati della Norvegia. E più di recente: divulgando gli accordi economici della famiglia presidenziale in Tunisia, WikiLeaks ha dato un piccolo contributo per abbattere una dittatura durata 24 anni”.
Da Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Julian_Assange): “Il 7 dicembre 2010 Assange si presenta spontaneamente negli uffici di Scotland Yard e viene arrestato in seguito al mandato di cattura internazionale. Lo stesso giorno, nel pomeriggio, il tribunale respinge la richiesta di libertà provvisoria su cauzione, appoggiata da diverse personalità del cinema e del giornalismo, e decide di tenerlo in carcere fino al 14 dicembre. Nel frattempo la Svezia presenta una richiesta di estradizione alle autorità britanniche. Secondo alcune fonti, il governo americano si sarebbe messo in contatto con quello svedese per discutere l’estradizione di Assange negli Stati Uniti, dove verrebbe accusato di spionaggio. Il 16 dicembre, dopo nove giorni di carcere, Assange viene rilasciato su cauzione e il tentativo delle autorità svedesi di bloccarne la liberazione respinto: il dibattimento sull’estradizione in Svezia viene rimandato al gennaio dell’anno successivo. L’11 gennaio Assange si presenta nuovamente in tribunale ma il giudizio finale sull’estradizione viene rinviato ancora al 7 e l’8 febbraio. In giugno i suoi collaboratori informano che da sei mesi sono state installate telecamere per riprendere le targhe delle auto che accedono o escono dall’abitazione dove Assange è ai domiciliari”.
Gli Stati Uniti, quelli di Barack Obama e Hillary Clinton, in primis, vogliono la testa di Assange, vogliono l’uomo vivo o morto. E’ purtroppo questo un dato di fatto gravissimo che non è possibile ignorare. Assange offre al mondo intero la possibilità di avere sottomano la notizia senza censure né filtri da parte del classico sistema giornalistico: l’idealismo di Julian Assange si può definire “giornalismo scientifico” atto a contrastare i dèmoni orwelliani che dominano i mass-media.
Quanto sono scomode le verità che Julian Assange ha portato alla luce, rischiando la vita day after day, mettendosi contro tutto e tutti? Così tanto che è giusto dire, senz’ombra di dubbio alcuno, che Julian Assange ha meritato appieno il titolo di Person of the Year. Il Time, nonostante i lettori avessero decretato Assange Uomo dell’Anno, per paura e non solo, per la prima volta nella sua storia il giornale ha tradito la volontà liberamente espressa dai ‘suoi’ lettori mettendo in copertina un altro personaggio, forse meno scomodo alla linea editoriale. Ma per più di un miliardo di persone Julian Assange è l’Uomo dell’Anno, e non potrebbe essere diversamente.
Nel saggio introduttivo al libro di Paolo Zelati, “Julian Assange: l’uomo che fa tremare il mondo” (Barbera editore, collana Planet), Gianluca Barbera scrive: “Di cosa parliamo quando facciamo riferimento alla vicenda Assange e a WikiLeaks? Appare chiaro che in realtà stiamo parlando dei temi cruciali della nostra civiltà: della democrazia, del potere, della libertà d’informazione, della libertà tout court, del nostro presente, del nostro passato e soprattutto del nostro futuro di uomini liberi, ammesso che lo siamo mai stati. Un libro su Julian Assange e su WikiLeaks è dunque un libro strettamente politico; qui sono in questione temi come l’effettività della democrazia, la sua trasparenza e le sue zone di opacità, la sua reale capacità rappresentativa, la sua forza, i suoi limiti, addirittura la sua essenza. Si tratta qui di definire la natura e i termini del rapporto potere/informazione/cittadini, cioè la relazione tra il potere e i cittadini, così come è mediato dai mezzi di informazione (internet inclusa).
Ma che cosa è il potere? Non siamo forse noi stessi parte del potere? Il confine tra cittadini e potere non è forse mutevole? Coloro che lo detengono non provengono dal corpo dei cittadini? E che cosa è la democrazia? Siamo davvero sicuri che esiste una cosa come la democrazia? Siamo sicuri di attribuire a questa parola un significato univoco?”
Il lavoro di Paolo Zelati, oltre al bel saggio introduttivo di Gianluca Barbera, è arricchito da una intervista esclusiva a Vittorio Zucconi, che non ha problemi a mettere nero su bianco che “WikiLeaks ha reso ancora più palese che i governi non ci dicono le cose ma ‘confezionano’ delle verità ad hoc. […] Il vero successo di WikiLeaks, al di là della pubblicazione delle notizie, dei cablogrammi, ecc., è quello di aver messo in risalto il fatto che le manovre diversive e quelle che in gergo spionistico si chiamano ‘false flag’, sono pratiche diffusissime. Cioè non si parla di menzogne sfacciate ma quello che denuncia Assange – e in questo ha assolutamente ragione – sono le varie manovre diversive”. Il saggio di Paolo Zelati, inoltre, com’è facile immaginare, non poteva non accogliere i cablogrammi sull’Italia, sull’Italia di Silvio Berlusconi.

Giuseppe Iannozzi

Titolo: Julian Assange: l’uomo che fa tremare il mondo. Storia, imprese e opinioni del fondatore di Wikileaks
Autori: Paolo Zelati, Gianluca Barbera
Editore: Barbera
Collana: Planet
Prezzo: € 13.90
Data di Pubblicazione: Febbraio 2011
ISBN: 8878994502
ISBN-13: 9788878994508
Pagine: 179
Reparto: Politica e società > Politica > Politica e diritti > Diritti umani

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