Presentazione del libro di Paolo Pasi “Antifascisti senza Patria”


Sabato 19 gennaio 2019
appuntamento all’Isola Ritrovata in Alessandria,
via Santa Maria di Castello 8,
per la presentazione
in parole e musica
del libro di
Paolo Pasi “Antifascisti senza Patria”.

Prologo di Antifascisti senza Patria

Deviazione di percorso

Questa storia nasce da una deviazione di percorso che mi riporta a un bollente giorno d’agosto. Stavo viaggiando in auto con Emanuela e Margherita, mia moglie e mia fglia, durante lo spostamento dall’Adriatico alla costa tirrenica livornese. Ho proposto loro una breve sosta in un paese poco fuori dalla nostra rotta. È così che ho scoperto il campo di Renicci, a pochi chilometri da Anghiari, tra Arezzo e Sansepolcro. Un luogo intriso di una memoria segreta che conoscevo solo in parte. Qui c’era un campo di concentramento dove, tra il 1942 e l’anno successivo, vennero rinchiusi migliaia di slavi, e che continuò a funzionare nonostante la caduta del fascismo, gestito da militari diventati «badogliani».
Ho chiesto informazioni ad alcuni abitanti che mi hanno dato indicazioni essenziali, con fare intimidito, come se quella richiesta violasse il pudore di chi, in quel posto, ci è nato e cresciuto, e preferisce conservare i ricordi migliori.
«Segua per Caprese Michelangelo. Il campo stava alla Motina» mi ha detto un’anziana donna sul ciglio della strada che attraversa i campi e il paesaggio ondulato delle colline.
Arrivato alla Motina, che poi è una frazione di Renicci, non ho visto traccia di reticolati né di altro che facesse pensare al perimetro del campo di concentramento. Erano circa le tre del pomeriggio, il caldo si accaniva, e io mi aggiravo in un querceto nel silenzio della campagna, seguito dal passo perplesso di moglie e fglia.
«Forse abbiamo sbagliato strada» ho detto per allentare l’imbarazzo.
Poi ho visto un uomo seduto su una sdraio nel suo giardino di casa, una villetta a due piani, e gli ho chiesto informazioni.
«Il campo era proprio qui, su quest’area» mi ha detto Giuliano Donati, così si chiama quell’uomo. «Mio padre li ha visti, i prigionieri; me ne parlava ogni tanto. Gente che tentava di sfamarsi con le ghiande e moriva di dissenteria».
Poche tracce sono sopravvissute all’oblio del dopoguerra. Un paio di capannoni adibiti a magazzini, e un piccolo giardino della memoria che ricorda le vittime di quel luogo disumano. Che tra gli edifci sopravvissuti ci sia la vecchia camera mortuaria sembra un beffardo lascito del tempo.
Fu qui che un giorno arrivarono quelli di Ventotene. Anarchici soprattutto, ma non solo. Gente che aveva pagato la lotta antifascista con anni di confno, e che venne tenuta prigioniera anche dopo la caduta di Mussolini per espressa volontà dello Stato monarchico-badogliano che vedeva in loro dei nemici. Ci fu anche questo agli albori dell’Italia nata dalle macerie della dittatura: fascisti riconvertiti e antifascisti detenuti.
Arrivarono il 23 agosto 1943, e forse è solo un caso che il giorno della mia deviazione di percorso, quando ho scoperto Renicci, fosse il 23 agosto 2016. Preferisco pensare a una toccante coincidenza. Questa storia è il racconto di un viaggio che inizia da un’isola.

Titolo: Antifascisti senza patria
Autore: Paolo Pasi
Prezzo copertina: € 16.00
Editore: Elèuthera
Illustratore: Santin F.
Data di Pubblicazione: giugno 2018
EAN: 9788833020204
ISBN: 8833020207
Pagine: 215

 

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