Recensioni teatrali: Paolo Nani in La Lettera


Come ogni anno, a dicembre, fa il suo ritorno a Milano. Chi? Paolo Nani, uno dei più grandi mimi del mondo, attore di teatro fisico o non verbale baciato da un talento sterminato e da una vis comica poderosa e, nel contempo, deliziosa. Ferrarese di origine, cittadino danese per adozione e cosmopolita per vocazione, questo gran maestro dell’arte mimica si è davvero esibito nelle più varie plaghe del mondo, muovendo al riso e al sorriso i più disparati pubblici (e di tutte le età, non vi sono controindicazioni alla sua smisurata simpatia e abilità).
Come sempre, è il Teatro Filodrammatici di Milano a ospitarlo. Due i lavori in scena: il classico La Lettera, autentico suo cavallo di battaglia, da oltre vent’anni in giro per ogni dove, un’infinita variazione di un semplicissimo tema, in cui gli oggetti di scena sono: un tavolino con una sedia; una bottiglia di vino, con il suo tappo, e un bicchiere; carta da lettere con busta, francobollo e una penna; una foto in cornice. Orbene lo stralunato uomo in scena deve scrivere una lettera, salvo accorgersi che forse la penna non adempie al suo compito. L’effetto, sempre esilarante, scaturisce da un’azione scenica che nella sua reinterpretazione muta di continuo: in ambientazione horror, da circo equestre o da film muto, al contrario o senza mani, western, in versione volgare o con sorprese et cetera. L’idea è certo scaturita da Gli esercizi di stile di Raymond Queneau (novantanove racconti) e il nostro ne offre una declinazione mimico-teatrale semplicemente stupefacente, fra bizzarria e nonsense. Un’arte raffinatissima che si esplicita in 60′ decisamente impagabili.
Alcune note di questo strepitoso artefice: “Per La Lettera uso diversi tipi di carta a seconda della stagione. Uno per l’inverno e per l’autunno-primavera (cento grammi) e uno per l’estate (centoventi grammi, perché il sudore e l’umidità rendono i fogli poltiglia). Ho provato e scartato i fogli da ottanta, centoquaranta e centosessanta grammi. Durante ogni spettacolo spezzo tre penne biro e strappo una maglietta bianca. Ho sempre un paio di bretelle di riserva dietro le quinte; la bretella destra potrebbe saltare quando ci appendo la sedia durante la scena Ubriaco. Il chewing gum che trovo sotto il tavolo durante la scena Sorprese lo trovai veramente sotto un tavolo a Umeå, Svezia. Ovviamente adesso lo metto io. Durante una replica a Praga nel 2011, quando faccio il salto mortale e atterro sulla schiena (non lo faccio sempre) durante la scena Horror, ho urtato col piede sinistro un blocco di ferro che teneva una quinta. Mi sono fratturato il malleolo sinistro. Nessuno se n’è accorto. Ma poi non ho fatto il bis. A Manitsoq, in Groenlandia, mi è stato chiesto se mi andava bene di spostare lo spettacolo di quattro ore, per permettere al pubblico di partecipare alla gara di slitte coi cani. Partecipai anche io, ospite di una delle slitte. Ricordo due cose. Il paesaggio di questa valle bianca immensa, che pareva non si spostasse di un centimetro, sebbene corressimo velocissimi. E la puzza di scorregge dei cani, che tiravano la slitta. Per puro caso, dieci anni dopo la prima dello spettacolo, durante la scena Senza mani, scoprii come aprire la busta soffiandoci con il naso. Prima di allora forzavo semplicemente la lettera nella busta, con la bocca. La sequenza definitiva delle scene è: NormaleAll’indietro, Ripetizioni, Sorprese, Volgare, Pigro, Ubriaco, Due cose per volta, Sogno, Western, Senza mani, Horror, Cinema muto, Circo, Freudiano.  Dopo una replica vicino a Londra, l’organizzatrice disse che durante lo spettacolo era preoccupata per la madre anziana che rideva senza fiato in prima fila. Quando aveva espresso la sua preoccupazione alla madre stessa, alla fine dello spettacolo, lei aveva detto I could’n’t think to a better way to go! (Non saprei pensare a un modo migliore per andarmene!)”,
Una piccola scelta di recensioni su La Lettera: “Alla fine, cessato il mal di pancia causato da ottanta minuti di risate ininterrotte, rimane l’amaro in bocca nel constatare che un attore comico del genere lavora all’estero, mentre da noi, con qualche eccezione, imperversano per lo più satiri televisivi senza qualità. Mala tempora currunt….” (30 dicembre 2009, Il Giudizio Universale, Remo Bassetti). “… Male di pancia, dopo ottanta minuti di risate ininterrotte”, DV, Reykjavik. “Paolo Nani, un maestro del teatro senza testo”, ABC, Madrid. “… e ne verrà fuori un inimitabile pezzo di bravura di un attore camaleontico che poi si fa quasi ritroso e stupito di fronte agli applausi smodati del pubblico. Certo è che continuerà a viaggiare fuori dagli sche(r)mi e dalle logiche preconfezionate, questo teatro totale di Paolo Nani, che brilla di luce propria e non può che restare fedele alla sua vocazione di ricordarci – con la semplicità della perfezione – quanto sia meraviglioso abbassare la guardia e ritrovare chi siamo…”, Il Resto del Carlino, Monica Pavani.
Non solo La Lettera tuttavia…  Difatti Paolo Nani vi aggiungerà anche Jekyll on ice, “un gelataio pasticcione in grado di regalare al pubblico un tripudio visionario fatto di palloni, carretti di gelati, concerti heavy metal e colorati clown”. Il tutto – altro punto di forza di quest’artista – sapendo perfettamente interagire con il pubblico, sempre coinvolto con ironia e intelligenza.
Doppio Nani. Un’occasione davvero imperdibile!

Alberto Figliolia

Paolo Nani in La Lettera (venerdì 8 dicembre, ore 19,30, e domenica 10 dicembre, ore 16) e Jekyll on ice (venerdì 8 dicembre, ore 21,15, e domenica 10 dicembre, ore 18). Teatro Filodrammatici, via Filodrammatici 1, Milano.
Info: tel 02.36727550; sito Internet www.teatrofilodrammatici.eu.

 

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