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Paolo Labombarda – Venti di grecale. Peschici anni ‘40

22 dicembre 2009 | 214 viewsCommenta
Venti di grecale. Peschici anni '40 Titolo:  Venti di grecale. Peschici anni ‘40
Autori: Labombarda Paolo
Editore
: Gruppo Albatros Il Filo
Collana: Nuove voci
Prezzo: € 16.50
Data di Pubblicazione: 2009
ISBN: 8856713101
ISBN-13: 9788856713107
Pagine: 284

A cura di Augusto Benemeglio

Venti di grecale” – Peschici anni ’40, Albatros – Il Filo , 2009, di Paolo Labombarda è un romanzo autobiografico che nasce da un’esigenza autentica di fare narrativa seria, onesta, essenziale, aderente alla realtà dei fatti, dei luoghi e delle persone di cui si narra la storia , una sorta di racconto corale, se vogliamo un’ epopea tutta pugliese ( garganica) degli umili che richiama, inevitabilmente, alla memoria Verga e i nostri grandi veristi, Deledda, Serao, De Robertis, Capuana, etc. . E tuttavia in questa storia famigliare che coinvolge il lettore dalla prima all’ultima pagina, scritta in forma quasi diaristica; in questo viaggio a ritroso nella memoria, tenace e magica, dell’infanzia, della Peschici -Itaca – Acitrezza degli anni ’40, piccola città-mondo chiusa su se stessa, attraversata dai venti della guerra, oltrechè dalle brezze, o mareggiate di grecale, Labombarda dimostra di avere un suo proprio stile di scrittura, geometrico, rigoroso, analitico, con un linguaggio preciso, essenziale, asciutto, – intessuto di frequenti ma brevi espressioni dialettali, che imprimono accelerazioni, danno vivezza, dinamismo, colore al tessuto narrativo.
Venti di grecale “ è un libro-storia di usi-costumi-tradizioni paesane, che tuttavia rifugge il folklorismo e il facile sentimentalismo, ma a chi è dotato di attenzione poetica non sfuggiranno le frequenti accensioni liriche. Un libro che ha tanti personaggi vivi, sanguigni, ricchi di umanità, ma quello di Bianca, la narratrice, lo spirito guida della storia rimane davvero indimenticabile. Bianca, tutta sollecitudine, sorrisi e pietà, nonostante sia la prima vittima smarrita della guerra, costretta a spostarsi da Roma a Peschici; Bianca, “la forestiera” di Alberona ( paese collinoso del foggiano), la “tappetta”, è colei che vede le cose con occhi consapevoli, con occhi eroici, e agisce con determinazione e grande coraggio morale. E’ lei che realizza il tempo perfetto delle cose, ridisegna la geometria dei luoghi, scandisce il nuovo ritmo dei tempi, e delle stagioni, partecipa a tutti i riti del paese ( dal pane fatto in casa all’uccisione del maiale ), le liturgie, le cerimonie, senza mai sottrarsi, anche quando magari vorrebbe farlo. E’ lei che trasmette al figlio Paolo quella viva fiamma, quell’eleganza naturale della mente, quel senso dell’ordine e della precisione, quel sentimento di solidarietà con la gente, quel dialogare ora lento ora serrato rubato al segreto delle stelle. Bianca, o Biancù, è colei che riesce ad aprire nel mondo brutale e cieco della guerra, del lutto, della devastazione e della separazione, i mille punti di fuga verso il regno della bellezza e della speranza. È lei che raddrizza le cose storte che trova lungo i sentieri della vita , è lei che rimette in piedi i ceppi caduti, è lei che sa sempre, prodigiosamente, come prendere e lasciare le cose.

Roma, 19 dicembre 2009

di Augusto Benemeglio

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