Pamela Serafino – L’amore fuggitivo


A cura di Augusto Benemeglio

1. La copertina del libro
In alcuni casi, la copertina di un libro costituisce un’indicazione, o una chiave di lettura dello stesso; in altri (rari) casi, come nel romanzo “L’amore fuggitivo” di Pamela Serafino, edizioni progetto cultura, 2010, l’immagine riassume già tutto il racconto , una vicenda ossessiva, agorofobica, tutto tesa sul filo di un equilibrio difficile, scandita da un ritmo interiore potente , quasi primordiale, della ricerca della verità, della ricerca di un passato sospeso “su quella linea di confine (in cui) puoi immaginare tutto , che sia la fine della terra o la sua origine “ (vds. pag. 140) . Se noi ci mettiamo ora ad esaminare con attenzione , nei dettagli e nei particolari , la copertina del romanzo , che riproduce un famoso quadro di Munch, “Separazione”, quasi quasi potremmo evitare di leggere il libro (Realizzare in una sola immagine, in un solo quadro , tutto il film, era la massima aspirazione di Fellini ) . In quell’immagine c’è già il nucleo della storia narrata, che è – scrive l’ottima prefatrice , Marisa Grande – la “proiezione in una realtà “altra” creata dall’autrice “per avvincere, per condurre il lettore in un mondo parallelo”, e forse anche – aggiungo io – per un’esigenza forte, pressante, ossessiva, personale, dell’autrice , che diventa “eterna sospensione” universale del nostro vivere e morire.
Ma torniamo alla copertina. Accanto al tronco d’albero , che rievoca forse il peccato originale , un giovane vestito di nero (Antonio, il protagonista), che esprime dolore,angoscia, malattia; occhi chiusi, labbra aperte in un respiro affannoso,e la mano di sangue che preme sul cuore. Ai suoi piedi, enorme e fiammeggiante, si erge “il fiore del dolore”, tragica parodia dello sbocciare del sentimento. La causa di tanta afflizione è visibile alle sue spalle, la ragazza che lo aveva conquistato , affascinato e sedotto (Sara), ormai ridotta a poco più che un fantasma, sembra abbandonarlo per sempre , immemore e disinteressata, persa in altri mondi. Sara, figlia troppo sognatrice del padre Giorgio, figliastra muta e ostile di Teresa, la matrigna (alcuni tra i molti altri personaggi del romanzo) , è ormai ridotta a “simulacro della sua esistenza”, “ombra vagante”, a causa della depressione , male dell’anima. Ma forse non l’ha mai veramente amato , lo tradisce , forse l’ha sempre tradito. Con chi? , un uomo sconosciuto che s’aggira nella notte, e che Antonio insegue senza mai riuscire a raggiungere , chissà forse un suo doppio , forse un altro se stesso che vive in un’altra dimensione. Non vi anticipo il finale , bellissimo, perché ,- come scrive Grande – “il racconto assume i caratteri del giallo psicologico, per la sua capacità di creare attesa nel lettore, un\’aspettativa condotta con ritmi serrati, scanditi non dalle azioni, bensì dai vincoli psicologici, dai conflitti interiori, per intrecciare una trama il cui nodo finale è un segreto racchiuso nel passato che diviene, forse, impossibile svelare”. Anche Edvard Munch era ossessionato dagli aspetti oscuri del suo passato. C’era una “cotè noir” nella sua vita costellata da tragedie familiari e lui con la sua pittura innovatrice intendeva ricercare le forze nascoste dell’esistenza , per tirarle fuori, riorganizzarle , intensificarle, allo scopo di dimostrare il più chiaramente possibile gli effetti di queste forze su quel meccanismo che è chiamato vita umana , e nei suoi conflitti con altre vite umane. In un certo qual modo è anche quello che ha fatto Pamela con la scrittura , frutto pericoloso della conoscenza, che fa prendere coscienza di sè stessi e della propria disarmonia, della propria conflittualità interiore con altri sé..

2.Duello senza spade
In questo romanzo tutto sembra convergere in un duello senza spade, e ciò è ben più crudele, si diceva di un libro di Marai (Le braci) , autore che, non a caso , viene citato dalla prefatrice. Ma io ci ho trovato anche un pizzico di Conrad, colla nostalgia di un “doppio”, di un altro se stesso, che colmi quella parte inarrivabile , spietata, di vuoto che ci portiamo dietro, e anche quel tragico sentimento da “cuore di tenebra” , che ci conduce all’annientamento , all’autodistruzione.” Il ritmo che mi fluttua è la deriva …il mio cammino è un percorso segreto…Le mie certezze non esistono, non esistono più”, scrive Sara, in una sorta di testamento in cui Antonio ritrova il suo dolore immedicabile , “ quel dolore infrangibile che l’aveva avvolta fino alla sua caduta …”( vds.pag.129) C’è , in questo libro giallo della psicologia dell’immaginale , che è ricco di tensioni e di voli angosciosi (horror vacui) , e voli leggeri come il bacio di un primo mattino d’estate , la passione , il delirio , la ricerca della vera vita. che è forse in quel duello senza spade con sè stessi , nella danza che fanno i pensieri, le parole , le ossessioni, le vie di fuga , i destini incrociati , i contenuti misterici insiti nella nostra esistenza. E’ un romanzo che ha stile, intensità, classe, ed è consacrato al destino dell’uomo moderno, dell’uomo com’è oggi, spossessato di tutto , anche del guardarsi vivere, un romanzo sostanzialmente pessimista, in cui – in certi casi – nessuno può veramente aiutare a vivere , e anche l’amore estremo ed esasperato non basta , neppure la volontà più ferrea e determinata serve a vincere l’ineluttabilità del destino (“”Io ero il nulla , un vetro trasparente che lo sguardo non può oltrepassare con un piccolissimo soffio di speranza….(Sara) è di qua, nel suo mondo , al di qua di qualunque domanda e so di amarla perché non ho più le risposte”, vds. pag.58) Direi che – conoscendo Pamela da quand’era ragazzetta appena laureata , e avendola seguita fin da quando scriveva bellissimi articoli su “Il Corsivo “ di Lecce , – che questo romanzo le appartiene dal profondo , è l’opera della consapevolezza di chi sa che il destino non abita solo nella luce del giorno, ma scende nella notte del cuore umano e negli istanti in cui non è più notte e non è ancora mattino.

3. Le due strade opposte
E’ un romanzo anche un po’ surreale? Sì, come le figure femminili – dice la Grande – di Paul Delvaux , estatiche , assenti, misteriose creature senza tempo , o come i processi di straniamento ermetico di Magritte in cui l’immagine femminile si configura come quella di un essere arcano , talora coinvolto in vegetali metamorfosi e collocato entro luoghi irraggiungibili ( tutto ciò appartiene alla psiche di Pamela) , surreale com\’è la vita quando ti accorgi che è in te un altro , o addirittura una folla di altri , con una loro propria forza che brucia il tessuto che copre una vita come una radiazione maligna , un tumore nascosto, inaccessibile che si accumula nelle cose e le impregna di sè , così i sentimenti che si solidificano e si pietrificano negli oggetti . In questo libro di scenari e paesaggi quasi sempre notturni e marini , o di albe iniziali , c’è –pur se mai nominata – dentro Gallipoli, la umida, la barocca, col suo grattacielo e la sua cattedrale e la sua fontana greca , e il suo Malladrone , c’è il salnitro e l’azzurro verginale come l’acqua il mare il colore del cielo e del pensiero , la Gallipoli piena di gabbiani , che stanno dovunque , sulle mura, nei vicoli, nelle stradette , insieme all\’odore di pesce fritto e dei limoni montaliani. E poi la storia del nostro vivere di oggi , eterni precari , eterni giovani fino a cinquant’anni senza un vero lavoro , senza prospettive, senza futuro, senza una speranza vera che ridia voce e colore alle persone e alle cose che ti circondano. Forse per trovare il futuro bisogna volgersi indietro , ricuperare il passato , che sta giù, giù nel fondo dell’anima delle cose, “ forme in evoluzione … forme scomposte in cui (poter) immaginare tutto”. “Forse , insieme all’amore di Sara, Antonio ha perso anche quello per la vita?” , si legge in quarta di copertina. E di rimando torniamo all’immagine di Munch, (ormai siamo alla fine del romanzo ), guardiamo di nuovo la figura del giovane e pensiamolo in uno scenario diverso , nei pressi della stazione di Gallipoli, all’esterno, “sulla lunga banchina che si perdeva in due direzioni opposte : l’una , lucida e dritta , in fuga verso Nord , l’altra , contorta e dismessa , che puntava verso il porto in una corsa suicida contro il mare. (vds. pag. 139 ) . Antonio sceglie la seconda , sceglie forse la morte . Ma talora – dice Conrad ne “La laguna” – di fronte alla morte la mente può vivere una dimensione di “nostalgia” della metafisica e della fede, e la mimica facciale può chiudere il ciclo dell’esistenza con un’espressione come assorta , forse gratificata da un ultimo sogno , da un’ultima fuga dal reale con la realizzazione , nel delirio, del proprio desiderio d’immortalità.

Augusto Benemeglio

Titolo: L’ amore fuggitivo
Autore: Pamela Serafino
Editore: Progetto Cultura
Collana: Le scommesse
Prezzo: € 12.00
Data di Pubblicazione: 2010
ISBN: 8860922453
ISBN-13: 9788860922458
Pagine: 144
Reparto: Narrativa > Narrativa contemporanea

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