Prima visione: Non ci resta che il crimine


Recensione film “Non ci resta che il crimine” per la regia di Massimiliano Bruno

IL FILM INCASSA MA NON CONVINCE
Costumisti e scenografi fanno sul serio per mettere nel 1982 di poliziotteschi e mondiali di calcio, tra baffoni, rayban a goccia, ghiaccioli tricolore e interni linoleum (già 60/70) tre sprovveduti di oggi dediti al culto della Banda della Magliana. Come arrivano a ingarbugliarsi con la vera Banda dal 2019? Qui l’efficace cura degli artigiani l’affossano sceneggiatori e regista, impreparati e goffi, o forse solo pigri, a fare commedia, cioè umorismo, tempismo, battute (almeno qualche risata, dai!) con un viaggio nel tempo motivato (male) da un presunto gusto retrò dello spettatore (accesso spazio-temporale dietro un bar tipico e topico) combinato a una maldestra parodia dei farti storici. Anche se Gassman e Giallini fanno promo per le loro serie tv, è il cast a tenere vivo il morto. Premiato dal pubblico.

Silvio Danese

Titolo originale: Non ci resta che il crimine
Nazione: Italia
Anno: 2019
Genere: Commedia
Durata: 102′
Regia: Massimiliano Bruno
Cast: Marco Giallini, Alessandro Gassmann, Ilenia Pastorelli, Gianmarco Tognazzi, Edoardo Leo, Massimiliano Bruno, Marco Conidi

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