Prima visione: Nome di donna


Recensione film “Nome di donna” per la regia di Marco Tullio Giordana

MOLESTIE IN CASA DI RIPOSO
Con l’amabile fluidità del regista di “I cento passi” e “La meglio gioventù” entriamo nell’animazione di artìcoli di cronaca d’abuso sessuale sul lavoro. E una prima volta del cinema italiano (diverso fu il “Mobbing” di F. Comencini) e nella precisione di contesto e dettagli (una casa di riposo gestita da un direttore predatore e un monsignore complice) la sceneggiatura è impegnata a non perdere per strada nulla, con un fin troppo rapido ripasso di giurisprudenza, fatica processuale, pregiudizi e ambiguità istituzionali, però chiari nel ruolo del potere. Il “caso Nina” deve molto alla performance netta di Capotondi. Parla alla fragilità e all’omertà delle donne più che ai “modi” degli uomini. Corretto, che non significa noioso. Necessario, che non significa formale.

Silvio Danese

Titolo originale: Nome di donna
Nazione: Italia
Anno: 2018
Genere: Drammatico
Durata: 90′
Regia: Marco Tullio Giordana
Cast: Cristiana Capotondi, Valerio Binasco, Adriana Asti, Stefano Scandaletti, Bebo Storti, Michela Cescon, Michele Riondino, Laura Marinoni

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