NOI ITALIA E LA BEFFA DEI BONUS LIBRI


A cura di Massimo Maugeri

Leggere è una medicina: sviluppa il senso critico e aiuta a comprendere meglio se stessi e il mondo. Lo sostiene anche l’Istat nel rapporto “Noi Italia” pubblicato pochi giorni fa: «la lettura di libri gioca un ruolo importante nel processo di crescita individuale, fin dalle più giovani fasce di età. Più gli individui leggono, più riescono a mantenere aggiornate, efficienti e flessibili le loro conoscenze, ossia il loro capitale umano, e più riescono a interagire con le altre persone, accrescendo il loro capitale sociale». Peccato, però, che i dati che emergono dalle rilevazioni effettuate siano quanto mai sconfortanti. Nel 2013 solo il 43% della popolazione (tra le persone dai 6 anni in su) ha letto almeno un libro nel corso dell’anno. Non è tutto. Si legge molto di più al Nord (50,6%), mentre la regione dove si legge meno è la Sicilia (27,6%).
Leggere è una medicina: per questo, quando a dicembre è entrato in vigore il D.L. n. 145/2013, “Destinazione Italia”, era stata salutata con grande euforia la normativa (presentata in pompa magna) volta a favorire la diffusione della lettura. In particolare, all’art. 9, era stata disposta l’istituzione di un credito di imposta sui redditi delle persone fisiche e giuridiche per l’acquisto di libri nella misura del 19% della spesa effettuata nel corso dell’anno solare (come per le spese mediche) per un importo massimo, per ciascun soggetto, di 2000 euro (di cui, 1000 per i libri di testo scolastici e universitari, e 1000 per tutte le altre pubblicazioni: romanzi compresi). Il plauso era stato generalizzato da parte di tutta la filiera del mondo del libro. Persino la Federazione degli Editori Europei si era congratulata con il Governo, indicando nell’Italia un «esempio in Europa». Peccato, però, che un mese dopo ci si è accorti della mancanza della copertura finanziaria per rendere operativa la misura in questione. Così, se nella versione iniziale lo sconto massimo di cui era possibile fruire ammontava a 380 euro, con 29 milioni di potenziali beneficiari, adesso – per via di un emendamento che ha stravolto la normativa – la detrazione massima di cui è possibile beneficiare sarebbe pari a 19 euro a solo vantaggio degli studenti delle scuole superiori. Di fatto, una beffa. Almeno rispetto a quanto prospettato e varato in origine. Se leggere è una medicina, dal punto di vista fiscale rimane vero solo sulla carta (si spera che il nuovo Governo possa correggere le correzioni).
Vengono in mente i celebri versi di Leopardi: «O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor? perché di tanto inganni i figli tuoi?». Nel nostro caso il riferimento sarebbe alla natura della classe politica dei nostri giorni, sempre più tesa verso un approccio “facilone” basato su dichiarazioni a effetto e slogan dal grande impatto mediatico: approccio, a dirla tutta, assai poco promettente.

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