Nicola Santilli – Il Castello di San Buono e i suoi feudatari


A cura di Augusto Benemeglio

NICOLA SANTILLI

Ad un libro si chiede innanzitutto di essere “ interessante”. E questo , “ Il Castello di San Buono e i suoi feudatari” di Nicola Santilli ,che viene ristampato 50 anni dopo con un’edizione riveduta e ampliata -Arte della Stampa, 2013,- indubbiamente lo è. Perché guarda al passato , ritesse la storia antichissima di San Buono , con occhio rivolto al futuro, affinché le nuove generazioni della piccola cittadina abruzzese, ma anche di tutta la Regione e dell’Italia intera , conoscano la loro storia e ne traggano motivi di insegnamento.
Santilli ha dimostrato durante tutto il corso della sua vita d’essere un uomo dal “presente perpetuo” , uno studioso , uno storico “senza età” che ha saputo leggere le pietre, le radici e il vento , e soprattutto il cuore dell’uomo , oltreché i testi delle biblioteche ; ha dimostrato di essere uno di quegli umanisti veri , di cui s’è perduta traccia , che fanno le cose per “vocazione” , con grande generosità e sconfinato amore , un grande ricercatore delle architetture interiori e dei paesaggi dell’anima di una città. Ed è per amore della moglie e dei figli , tutti sanbuonesi di nascita , – come me – che ha scritto questa storia del Castello di San Buono , -(che non esiste più, ) – e dei suoi feudatari, che sono un’infinità, a partire dai Grandinato e poi con la serie dei Caracciolo di Napoli, principi di Santo Bono dal 1590 fino ai tempi nostri, tra cui c’è un santo.

UNA STORIA ANTICA

Si tratta di una storia antica , che risale al IV secolo , scritta tra i boschi e l’argilla , nel gesso dei giacimenti di selenite, tra gli uliveti e vigneti, una storia anche di vino e pane , olio , acqua sorgiva e speranze , in cui trovano posto tutta una serie di personaggi , illustri e umili , che ne hanno tracciato la strada , spesso fatta di pietra fatica e sangue. Storia di chiese , croci , rosoni , timpani cornicioni , archi , colonne ,navate calici ,ostie , angeli , di artisti come Ferdinando Palmerio di Guardiagrele, e di santi guerrieri , come appunto fu Sancto Bono , la cui immagine troneggia nella volta della cripta a protezione del suo paese , e le cui ossa sono conservate in una teca della chiesa parrocchiale di San Lorenzo.
Bella, ingenua, commovente la novena del glorioso patrono scritta da don Florindo Rocchio ( Ai trionfi, al mar di sangue/ Portentosi spiegò i vanni, /Nei perigli e negli affanni /La costanza, oh Dio! brillò. /Oh vittoria di San Buono! /Fra le grazie del Signore /Al mio Santo Protettore / Offrir voglio e mente e cuore).

MARIO SAMBROTTA

Ma questa storia affascinante , accurata, approfondita , – fatta di capitani generali , marescialli del Regno , cardinali vescovi e perfino Vicerè, ma anche di gocce di rugiada, di grano di luce, di forza e fedeltà di un popolo , di costellazioni e fili d’erba , di cose sublimi e immonde, com’è sempre nel percorso dell’uomo, – era stata lasciata in sospeso e dimenticata , solo in minima parte pubblicata su riviste specialistiche di Storia Patria Abruzzese .
Questa storia , che è un dono prezioso dello spirito , una perla rara , possiamo dire una pietra angolare per tutta la civiltà sanbuonese , è stata “ritrovata” da Mario Sambrotta , che non è scrittore , né storico , ma un uomo straordinario , pieno di fervore, curiosità e umiltà, che con indomito spirito d’iniziativa e uno smisurato amore per il proprio paese d’origine è andato alla ricerca, – con grande illimitata pazienza e fede , un po’ come facevano i cercatori della pietra filosofale o dell’arca perduta , – di tutti i sanbuonesi sparsi un po’ dovunque, nell’esilio dei sentimenti, nella prigione della nostalgia. Lui è rimasto legato a San Buono, ormai ridotto a mille abitanti , con un progetto ambizioso: rendere testimonianza del lavoro realizzato dal grande storico e umanista di Gissi e dare alla luce questo libro come perenne lascito a tutti gli abitanti della sua città e agli abruzzesi in genere, un tributo di umile bellezza della storia del proprio paese ( non puoi amare compiutamente un luogo se non conosci la sua storia ) da tramandare alle future generazioni.
E di ciò gliene rendono merito i figli di Nicola Santilli, che hanno acconsentito alla pubblicazione di quest’opera: :Come aveva scritto nella sua prefazione nel 1964, nostro padre auspicava che qualcun altro, in tempi futuri, aggiungesse altre notizie al suo libro e lo migliorasse nella grafica. Un vivo ringraziamento va al nostro amico Mario Sambrotta che ha curato la presente edizione con grande disponibilità e dedizione, mediante laboriose ricerche, ricordi suoi e di altre persone, nonché documenti storici vari e biografie di illustri sanbuonesi che si sono distinti onorevolmente nella loro attività lavorativa e prodigati per il loro paese, Il libro evoca la storia e l’atmosfera dei tempi passati ed oggi è ancora più prezioso per gli abitanti di San Buono e per chi torna, ma soprattutto per coloro che risiedono all’estero, poiché sono quelli che più sentono la nostalgia e l’attaccamento alle proprie origini.
Firmato Rita e Gianfranco Santilli.

UN CASTELLO CHE NON POTRA’ ESSERE DISTRUTTO

Per concludere possiamo dire che come la cittadina abruzzese , San Buono , colle sue case , chiese , archi , muri , pietre scolpite , torri e porte , le tortuose vie ( le ruelle) del centro storico che una volta si chiamava “quartiere nobile” e sembrano disegnate da un urbanista illuminato di quel tempo, i viali , le piazze e i canti ; con i suoi boschi che la circondano e le sue sorgenti, la speranza e il sangue, nacque molti secoli fa ( IV° sec. dopo Cristo) per un’esigenza di solidarietà umana, di fratellanza, di stare uniti, abbracciati , far corpo unico, contro gli assalti dei barbari, dai Longobardi alle devastazioni dei Saraceni, così , per le stesse nobili ragioni viene edito questo libro , grazie ai figli di Santilli , a Mario Sambrotta e al contributo di molti sanbuonesi sparsi in tutto il mondo ( quorum ego). . Esso nasce per riunirci tutti in un vasto abbraccio , che sarà come un altro baluardo , come l’antico castello ormai inglobato dalla chiesa di San Lorenzo e dal palazzo Caracciolo , un castello che non potrà mai essere distrutto .

Roma, 18 aprile 2014 Augusto Benemeglio

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