Nicola Apollonio – Quando andavo in via Veneto


A cura di Augusto Benemeglio

LA VOCAZIONE

Con il suo ultimo libro, “Quando andavo in via Veneto”, Divina Follia, 2015, Nicola Apollonio ricostruisce, – come una tela di ragno dai fili d’oro, – tutta la sua prima giovinezza “ romana”, (Romani non si nasce, – diceva Gian Gaspare Napolitano , – romani lo si diventa ) ,coi lampi e le “vampe” , i sogni e le speranze di quando approdò, alla fine degli anni cinquanta, nella “città eterna” , “centro del mondo , del corpo e dello spirito, splendore e fessura della storia, vortice delle apparizioni e sparizioni” , con l’idea di fare il giornalista professionista:“ Ero pieno d’ansia e di paura. E di qualcos’altro di indefinibile, come un soffio che anima le cose più diverse dello spirito”.
Erano anni , – dirà –in cui tutto sembrava possibile. E guai se così non fosse stato per uno come lui ,tenace inseguitore dei sentieri dell’utopia, che è un po’ sogno e follia, passione, spazio di conquista , ma anche rischio e agonia. Ma ciò era nel suo destino , quella di andare nei vicoli più oscuri della cronaca o in cerca di un barlume di verità (come dice Feltri) era la sua vocazione , e non poteva sottrarvisi.
Ma che cos’è la vocazione, Nicola ? Quando si manifesta? Di che cosa è fatta?
“La vocazione , amico mio,”–come disse Federico Fellini – “ è una specie di comando interno al quale non si può disobbedire. Nella vita di un individuo si può manifestare precocemente, come nel mio caso , ma anche più avanti negli anni, in modo anche inaspettato”.
Ma come si riconosce la vocazione?
“Dal fatto che diventa un condizionamento esistenziale assoluto: non lascia spazio per considerazioni di opportunità o convenienza, buon senso o quieto vivere. La vocazione è intessuta di cromosomi, memorie, traumi , speranze, intuizioni, frustrazioni, eventi casuali, e circostanze concrete , e di tantissime altre cose. Impossibile stabilire il momento in cui affiora alla coscienza,impossibile analizzarla nell’infinita varietà delle sue componenti”.
Insomma, la vocazione , quando è autentica, è insieme, estasi e dannazione, come spesso capita in tutti i mestieri e in tutti gli ambiti laici e religiosi. E questo è in qualche modo anche un libro di memorie “vocazionali”, che da Roma lo proietteranno nel mezzo di una guerra perpetura (Vietnam) , nel ventre della terra, in una miniera del Belgio , o sulla cima del mondo, dove si carezzano Siva e Parvati (“ogni carezza dura un secolo/ per dio e per l’uomo/ un tempo identico/ un identico franare”) .
Ma per ora il giovane aspirante giornalista si trova in un mondo e in un momento storico unico e irripetibile, quasi circense, ma denso di rischi e pericoli di bruciarsi in tutti i sensi, anche se non ne ha alcuna coscienza. (“Vieni a Roma in qualsiasi periodo dell’anno e t’accorgi che qui è sempre primavera.)

LA DOLCE VITA
Quando Nicola vede per la prima volta “ Via Veneto”, è un bel ragazzo molto alto e magrissimo, con la carnagione ambrata dei salentini messapici , e con gli occhi fondi saraceni che si sgranano di stupore ad ogni angolo, spazio, ombra, vetrina, tempio, monumento, odore, respiro, palazzo , albero , ad ogni foglia o parola che cade. Vent’anni prima di lui, il giovane Federico Fellini, aveva provato forse le stesse emozioni, aveva cercato di fare la stessa carriera ( fu assunto dal Marc’Aurelio, rivista satirica umoristica romana, soprattutto per la sua grande abilità di caricaturista ), l’unica differenza è che Federico veniva dal Nord, Rimini, provincia assai meno periferica rispetto ad Aradeo, profondo sud. E i due, in qualche modo si incrociano, s’incontrano proprio lì, proprio in via Veneto, dove l’ormai famoso regista ambienterà il suo capolavoro,“La dolce vita” , manifesto di quella che si potrebbe chiamare la seconda liberazione, film cerniera tra il vecchio e il nuovo, che provocherà un terremoto, imprimerà una tale accelerazione all’esistenza dell’autore e del cinema tout court, che non sarà più possibile tornare su vecchie idee. Da questo momento in poi , il regista riminese (con madre romana) comincerà ad allontanarsi dal grande pubblico , ad essere criptico, ermetico. I suoi film si riveleranno – per molti – dei noiosissimi trattati di psicanalisi, con tutta una serie di simboli onirici. “Ogni sogno ha per lo meno un punto in cui è insondabile, quasi un ombelico attraverso il quale si è congiunto all’ignoto”.
Ma pochi, o forse nessuno sa che Fellini ,- ed è questa una delle più clamorose rivelazione del libro di Nicola,- per realizzare il suo capolavoro avrebbe saccheggiato il libro autobiografico “Roma capovolta“(1958) di Gio’ Stajano , in cui “il primo trans dichiarato raccontava le sue folli scorribande nella Roma della “cafè society”, compreso il bagno nella fontana di Trevi , sequenza resa appunto celebre nella” Dolce vita”.
Se vogliamo il libro di Apollonio è – sotto questo aspetto – un prontuario delle sorprese su personaggi e avvenimenti di quell’epoca , una lunga intervista con personaggi minori che stavano dietri “i sipari” , e che hanno contribuito a fare la storia della c.d. “ dolce vita romana”, dolce vita che secondo Luigi Magni non è mai esistita .
Ma l’aspirante giornalista Nicola Apollonio , – che ha vissuto quella “fiaba” – scrive che tutto è stato vero, un vero e proprio spettacolo multiplo pieno di segni, simboli, ma anche di incredibile energia e vitalità. E tutto il libro ne è intessuto, come una sorta di sinfonia respighiana ( i pini le fontane e le feste di Roma) , di quella stagione straordinaria , che vede emergere figure come GiovanniiXXIII , Kennedy e Krusciov, in cui si parla di ecumenismo, di nuova frontiera , di distensione.
Ma c’è , soprattutto, una grande fame arretrata di esperienze culturali finora negate, c’è uno slancio e una curiosità esistenziale come mai prima c’era stata , nutrita di una dirompente carica liberatoria. C’ è il rifiuto degli schemi moralistici nel giudicare eventi e personaggi, e un invito costante a una vacanza con occhi ben aperti . E tutto ciò si realizza nella mitica “Via Veneto”, strada-teatro più famosa del mondo, magic moment del gaudio universale, premio Nobel della Nuova Frontiera, Oscar del divertimento in un mondo innocente e galeotto, pudico e libertino. C’è tutto questo nel libro, una specie di caleidoscopio di immagini e sogni, di significati grandiosi e armoniche farneticazioni.
Con una prosa lineare e scorrevole, talora nostalgica e ammiccante, non priva di accenti lirici e di spunti inediti, Apollonio descrive quella splendida follia che sono stati i mitici anni ‘60! Ritroviamo seduti ai tavolini del Bar Rosati di Via Veneto Elsa Morante, Alberto Moravia, Giorgio Bassani, Luigi Zampa, Marcel Carné, Leo Longanesi, Eugenio Scalfari, Ennio Flaiano “Qui sono nati amori e progetti televisivi, soggetti di film, inchieste giornalistiche, polemiche politiche.”.
Qui Rossellini ideò i suoi primi film, Mario Pannunzio con Franco Libonati e gli altri amici fondarono “Il Mondo“; Paolo Monelli e Vittorio Gorresiodiscutevano di filosofia , cinema , teatro, o delle battaglie politiche per la democrazia…. Erano i tempi in cui lo Scià, scappato dall’Iran dove poi sarebbe tornato fino alla rivoluzione komeinista, stava all’Excelsiorcon Soraya….
E poi sedevano ai tavolini Vittorio Caprioli e Franca Valeri, il gallipolino Carlo Mazzarella , sempre incerto tra cinema, tv e giornalismo, e Vittorio Gassman con Anna Maria Ferrero gustavano il loro whisky.“Sento ancora nel palato il sapore dolcemente amaro del primo bicchiere di baby (whisky “Ballantine“) che assaporavo al tavolino del Cafè de Paris…
Andavano a via Veneto anche tutti gli attori americani più famosi , da Lana Turner a Marlon Brando , “ma la strada era balzata a notorietà internazionale subito dopo la guerra, anche perché gli ufficiali alleati che alloggiavano all’Excelsior e negli altri alberghi frequentavano l’Harry’s Bar, Rosati poi diventato Carpano e il Caffè Strega.”
Lo stesso Andrea Rizzoli , che finanzierà il film di Fellini pretende che il titolo sia “Via Veneto” . Federico dice , promette e giura che lo accontenterà, ma poi non lo farà. L’idea che il film di Fellini sia una specie di film-cronaca –veritàdi via Veneto e dintorni è tanto radicata che quando scoppia un incendio all’Albergo Ambasciatori , e quattro guardarobiere , imprigionate tra le fiamme, si buttano da una finestra su via Liguria, qualche giornale scrive: “Fellini si prepara ad aggiungere l’episodio al suo film”.E Apollonio è lì, col suo paparazzo, come Mastroianni nel film-scandalo, il più vituperato, ma anche osannato di tutti i film del regista romagnolo. Anche Nicola , come Marcello, conoscerà la sua “Anita” e la sua “Maddalena”, bella ricca annoiata e aristocratica, conoscerà la folla rabbiosamente assetata di speranza del falso miracolo, le feste spettrali nei castelli dei nobili, le orge stracche degli artisti da strapazzo, i pesci-mostro , e le fanciulle dal sorriso enigmatico.

I VERI PROTAGONISTI DELLA STORIA
Ci sono tante storie e tanti particolari inediti in questo libro che ne fanno una sorta di
Diario notturno sospeso tra cronaca vissuta e la trama segreta di “misteri svelati”.
Nicola paroliere di una canzone che verrà musicata dal grande Mimmo Modugno, il sodalizio con il giovane Pippo Baudo, alle prime armi, l’intervistatore in esclusiva di Sergio Leone, padre dei geniali spaghetti western, grande regista di “C’era una volta in America”.
Quelli sono gli anni in cui Roma smette di essere “una città di provincia attraversata dagli stranieri”, – come aveva scritto un secolo prima Saint-Beauve, all’epoca di Gioachino Belli , Roma sublime e stracciona , cuore della cristianità immiserita a borgo, Gerusalemme e Babele , stalla e chiavica dermonno;non è neppure la Roma torbida dei Racconti di Moravia, o quella cruda di Pasolini.
E’ la Roma di un nostalgico Nicola Apollonio , che – solo apparentemente – coincide con quella della “dolce-vita”, barocchismo e passeggiate notturne a parte. La sua è una improvvisa “Voglia di perdersi”come un tempo, inseguire il tempo che è fuggito come un battito d’ali, un volo di farfalla, il nulla che si fa carne.“Cammino portandomi addosso la grande voglia di infilarmi in qualche modo nelle pieghe di questa città che sento già mia. Mi piace tutto…. I palazzi. I viali alberati. Le chiese le fontane. I monumenti. I taxi verniciati di nero e di verde. Mi inebria il profumo di antichità…. E le leggiadre fanciulle, quadri viventi, incantevoli figure di sorelle, di madri, di amanti. !” (pag.)
Nicola si sofferma a descrivere il “trambusto di fotoreporter” all’ Hotel Savoy, al “Pipistrello“, al nigth club di via Emilia, con Massimo Serato , Anna Magnani e Tenessee Williams, ma anche Marlon Brando, Ava Gardner, Walter Chiari , etc, insomma la Roma del rotocalco “Stop”, per conto del quale, il re dei paparazzi, Rino Barillari, e il giovanissimo giornalista Apollonio realizzano una serie di scoop che fruttano notorietà e… lauti guadagni.Ma è anche la Roma dove in via Condotti puoi “ incontrare Giorgio De Chirico che se ne va solo e silenzioso dall’angolo di casa sua, addossata alla scalinata di Trinità dei Monti, all’antico Caffè Greco”.
E’ la Roma di via Margutta dove si trovavano Turcato, Cagli, Guttuso, Burri, Monachesi, Omiccioli e tanti altri. “…pittrici, ballerine, modelle da sballo, attrici alle prime armi , signore “bene“ in cerca di emozioni. Ma il centro dell’attenzione era Novella Parigini, amica di Giò Stajano e con una irrefrenabile voglia di vivere e di sbalordire. Piccolina ma con un corpo perfetto, capelli biondi a caschetto, viso angelico e sensuale nello stesso tempo, Novella era il simbolo vivente della trasgressione. Lo scandalo era il suo pane quotidiano (vds. Pag.) .

Ed ecco tornare , come un’onda di riflusso mnemonico , visi, figure, aliti di spiriti gagliardi , di quei personaggi caduti nel dimenticatoio , nell’oblio; personaggi da cronaca o storia “minore”, a cui Nicola, con questo libro , ridona la loro grandezza, tra gli asfodeli dell’ombra d’una memoria ancora intatta e lucida. “Se gli déi su altri gettarono l’inesorabile luce della gloria”, ( Fellini, Pippo Baudo, Modugno, Sergio Leone, Walter Chiari, etc, tutti “vip “ che ha conosciuto da vicino) , il reporter di lunghissimo corso (più di mezzo secolo) Apollonio ci dice che nel ricordo e nell’estasi di una sera d’estate romana, – una sera che non sarà mai notte, – furono altri , quelli avvolti in una rete di comuni miserie , i veri protagonisti della “sua” storia personale e umana… quando andava a Via Veneto .

Augusto Benemeglio
Roma, 24 gennaio 2016

Quando andavamo in via venetoTitolo: Quando andavo in via Veneto
Editore: Edizioni DivinaFollia
Collana: Fuorionda
Data di Pubblicazione: Dicembre 2015
Prezzo: € 13.00
ISBN: 8898486626
ISBN-13: 9788898486625
Pagine: 190
Reparto: Politica e società

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