Nichita Stanescu e il senso dell’amore 1


nichita-stanescuA cura di Augusto Benemeglio

1. Al parco Stanescu di Bucarest.
Se vi capita di andare a Bucarest (la città bella, la città della gioia) , in un mattino d’autunno, “quando il sole è un’aria piena di uccelli/ che volano ala nell’ala” , chiedete del parco intitolato a Nichita Stanescu, uno straordinario poeta che ci ha lasciato un’opera vasta e intensa, uno che che dà corpo al pensiero del nostro tempo, ma che non rinnega la poesia di Arghezi e Blaga, di Barbu e Voiculescu, un poeta intenso, luminoso, bellissimo, nato a Ploiesti, mezzo rumeno e mezzo russo , per via di madre , che è insorto contro l’anchilosi e l’inerzia che minacciava di morte la creazione lirica di poeti nati nel terzo decennio , sotto la dittatura comunista , uno che è stato capace di rifiutare il dogmatismo ideologico , l’enfasi patriottarda e la requisitoria politica, uno che ha rivendicato i diritti della poesia ad accogliere tutti gli aspetti della nostra situazione esistenziale che resta problematica e drammatica , insidiata dal dolore, dalla solitudine e dalla morte . E lui è morto in solitudine, alcolizzato, a 50 anni esatti, nel 1983, sotto il regime comunista del bieco Ceausescu, è morto invocando aria pulita e libertà. Per questo c’è chi , – come il giovane poeta suo allievo Lucian Nughedu Mastighazy -, ha fatto di Nichita – forse esagerando – un eroe della libertà, sostenendo che tutta la poesia moderna rumena è incarnata principalmente in Stănescu. Dice che la dittatura comunista è nella sua poesia come una cassa di risonanza del terrore e dell’oppressione e Nichita diventa il portavoce di un mondo più umano, di una più libera esistenza. Dice che la sua può essere letta come una poetica della resistenza; dice ch’egli elabora un nuovo tipo di poesia politica in cui l’esistenza stessa è politicizzata. Non c’è che una via d’uscita, rappresentata dal mito e dalla leggenda che offre un’altra realtà più vera della propaganda totalitaria. In una visione deterministica dell’esistenza in cui ciascuno sbrana ed è sbranato, non manca una stringa di mistero che è la negazione di ogni mezzo di conoscenza sfociante a tratti in un misticismo negativo che ricorda il Taoismo, la celebrazione del vuoto e del non-essere. E la trascendenza non è che la capacità della parola poetica di creare mondi e valori alternativi.

2. La poesia è solo comprensione
Ma forse, ripeto, ripeto, Mastighazy esagera nel dilatare oltremisura, oltre spazio, oltre tempo, oltretutto, il pensiero poetico di Stanescu, che è legato essenzialmente all’eros, all’amore, soprattutto al recupero della parola. Il suo è un tentativo di riflettere sulla molteplicità e insieme unità dell’esistenza umana. Dice Nichita , Non attribuite alla poesia ciò che non ha, ciò che non è. La poesia non ha un senso preciso , è solo comprensione , la poesia vive di accoglimento e amore , è senza intenzioni , è senza progetti, è senza secondi fini , è puro mistero. Insomma, amici, la poesia è nelle cose, nella natura , nelle foglie degli alberi del parco dedicato a Stanescu e se voi osservate la sua erma di pietra bianca che si staglia lungo il viale come a voler ancora parlare , discorrere con l’aria , il cielo, gli animali le piante , le nuvole , i fulmini , il passato e il futuro, se voi guardate la sua testa fiera , piena di capelli che sembrano ondeggiare ancora , danzare come serpenti sottili di una Medusa anguicrinita tra le fronde e le foglie degli alberi , forse ritroverete la poesia , forse riuscirete a sentire l’ondeggiare delle sue parole vive e feconde, che continuano a mettere “ radici nella terra della nostra anima e si nutrono delle nostre stesse piogge”, come gli alberi solitari e le loro foglie che si fanno mani: Mi ha teso una foglia come una mano a dita/Gli ho teso una mano come una foglia a denti/ Egli mi ha teso un ramo come braccio/ E come un ramo io ho disteso un braccio/ Su di me si é chinato con il tronco…/Udivo la sua linfa che saliva/ Come sangue,/ Egli udiva il mio sangue salire/ Lentamente come linfa./ Ho trapassato il suo corpo/ Lui ha percorso il mio/ Io – sono rimasto un albero solitario/ Lui – un uomo solo

3. Lasciarsi attraversare dalla poesia
Sostate, vi prego, qualche attimo davanti a quella stele di pietra di quell’uomo che fu solo, tremendamente solo, come lo sono sempre i poeti , di fronte all’universo . E allora forse vi capiterà (come a me) di vedere come d’incanto la statua di Nichita animarsi , muovere le labbra, e cantare quegli stessi versi pieni di tensione,di energia , di visioni , di sogni , quei versi che non vogliono interpretare il reale, ma fornire un’altra via per una nuova realtà, che è quella della poesia, che è l’elemento che attraversa il mondo e lo costruisce come l’aria o il fuoco, la terra e l’acqua. Non si tratta d’amare la poesia , dice Nichita, ma di lasciarsene attraversare. E allora , in quell’attimo magico, unico, irripetibile , proverete anche voi quelle indicibili emozioni dell’autunno , e quel senso dell’amore di cui è fatta la sua poesia: E’ arrivato l’autunno, coprimi il cuore con qualcosa, / con l’ombra di un albero oppure meglio con l’ombra tua .Ho paura a volte di non rivederti mai più,/ che mi cresceranno ali sottili fino alle nuvole,/ che ti nasconderai dentro un occhio straniero,/ e lui si chiuderà con la foglia di assenzio./ E allora mi avvicino alle pietre e taccio,/ prendo le parole e le annego nel mare/fischio alla luna, la faccio spuntare e la trasformo/ in un grande amore.

4. Ho insegnato alle mie parole ad amare
L’abbiamo già accennato , Nichita Stanescu è il poeta dell’eros, dell’amore e, soprattutto, delle parole . “La parola – scrive lui stesso – è l’ombra della struttura della materia , per questo noi cerchiamo di continuo la fonte che ha illuminato la materia in modo tale da lasciare un’ombra tanto maestosa , tanto semantica. Tutta la sua storia sentimentale è fatta di “parole” Solo le parole volavano tra noi,/avanti e indietro./… Le parole ruotavano, ruotavano tra noi,/ avanti e indietro,/ e più t’amavo più/ ripetevano, in un volteggio appena visibile,/ la struttura della materia, da capo. E aggiunge : “Io insegnavo alle mie parole ad amare,/ mostravo loro il cuore/ e non desistevo finché le loro sillabe / non prendevano a battere” Stanescu è uno che ha sempre voluto essere dentro ai fenomeni della natura , ha voluto essere ala per volare insieme agli uccelli, ha voluto essere seme per appoggiarsi alla terra e fruttificare . E’ un poeta pieno di passione , pieno steppe , di canti virili , vita fremente , di ebrezza , velocità , pieno di nostalgie , di malinconie , pieno di solitudine : Ci è comune soltanto la solitudine. / La velocità d’esistenza d’una pietra/ è più lenta della velocità d’esistenza d’un cavallo./ Ma la pietra vede il sole e le stelle/ mentre il cavallo vede il campo e l’erba.
“Del resto essere fecondi – come lui lo è stato , anche come scrittore e saggista originale – in una determinata lingua e tradizione culturale, essere testimoni e partecipi del suo divenire – scrive Del Fabbro, che ha curato il bel volume , “La guerra delle parole” edito da Le Lettere , Firenze , “equivale a essere se stessi , se stessi nel cuore del proprio essere , nella propria sostanzialità : Anche ciò che non esiste può morire,/ come la vita di un animale boreale/ del cui stato crepuscolare/ non ho mai saputo niente… Non saprò mai/ quando ho vissuto,/ e perché ho vissuto lo dimenticherò come l’occhio spaccato dimentica la luce./… Vedo un’aquila marina,/ma forse/ sono io a essere veduto da lei, /forse è lei a vedere un’aquila marina.

5.La poesia nasce da sola
Dunque, la poesia rivendica la propria appartenenza all’ordine della natura : si manifesta come un albero , come un fulmine , come un’aquila ,un uomo . Spesso i letterati costruiscono castelli di carte su cui fondare imperi, apparenti solidità storiche da cui diramare gerarchie e tradizioni, ed allora ecco il critico che studia la poetica formalista, e l’altro , invece, la significazione contenutistica ; e ancora : le teorie regionale, le indicazioni ideologiche , le gabbie estetiche , i giochi sperimentali , i miti letterari , le spartizioni interessati, etc. Ma tutto ciò non conta, non significa , è appunto un castello di carte, o di sabbia.
E lo dice benissimo Nichita nella “curvatura della luce”, In definitiva il fare poetico (\”Al canto di Anfione, crescono le mura della città, i mattoni si posano da soli\”) è inconsapevole, involontario . \”Non è il poeta a farla, ma è la poesia stessa, la poesia, a nascere da sola\”. Poiché io stesso ero un fulmine , / staccato dalla terra come da una nuvola/, pareva che fossi e non fossi / verso il passato, dal futuro,/ verso ciò che è stato da ciò che sarà /\”Mi ero coricato presso la tua voce./Stavo così bene lì e i tuoi seni caldi mi conservavano /le tempie./ Nemmeno mi ricordo più cosa cantavi.Forse qualcosa sui rami e sulle acque che attraversarono/ le tue notti./ O forse la tua infanzia che è morta/ altrove, sotto le parole./Nemmeno mi ricordo più cosa cantavi.

6. Lirismo astratto
Alexandru Condeescu dice che il lirismo di Stănescu è astratto, mentale, teso a mediare tra il fenomenico e il concettuale, a indagare il mistero soggiacente al visibile e al percepibile tramite un procedimento conoscitivo che in gran parte si affida allo spostamento o moltiplicazione dei punti di vista e degli statuti esistenziali, e tuttavia i giovani rumeni amano la sua poesia, la colgono al volo, gli arriva al cuore , la fanno loro, se ne servono , e ripetono alle loro ragazze: “Dimmi , se ti prendessi un giorno / e ti baciassi la pianta del piede/ , non zoppicheresti un poco, dopo tutto/ per paura di schiacciare quel bacio? I giovani si fanno risate di gioia, perché per loro è anche questo la poesia di Stanescu, – nella sua drammaticità delle cose, – una ventata di energia battito respiro gioia pulsante. Sì, dicono i suoi ex allievi , è vero che era uno sempre scontento di se stesso,”scontento della discontinuità dei sensi, come dell’aridità dei concetti”, era uno che si andava costantemente perfezionando in quella visione astratta, con cui contemplare simultaneamente gli oggetti e le idee, lo spazio e il tempo, le cose e le loro dimensioni invisibili, ma non per questo meno reali. Cercava in sé quella parte eterna e cosmica dell’uomo che possa percepire l’essenza del vero, ospite ineffabile della nostra comprensione posto alla frontiera tra il pensiero in immagini e il pensiero in nozioni”

7. Se ne fregava delle aspettative della gente
Ma ci sono anche critici feroci contro di lui, ad esempio Eugen “Cazzu” Negrici, che dice che è un individualista, un anarchico che prende le mosse dai punti più inaspettati per eccitare l’associatività verbale e poi amplificare , di pretesto in pretesto, questa sua associatività sotto l’imperio di una loquacità incontinente. “ Stanescu è il poeta di certo jazz aleatorio, di un universo profilato su misura da lui. E tutto ciò può stimolare spiriti euforici e dilettanti, non certo i veri conoscitori delle lettere”. Negrici, insomma, ci va sul pesante (Cazzu!), smitizza il poeta delle “parole” accusandolo di avere una strutturale indifferenza verso le comuni aspettative della gente , verso le richieste di senso del destinatario della sua poesia. E Nichita forse sarebbe stato d’accordo con lui, perché non amava le sviolinate, detestava i leccaculo , e si sentiva profondamente poeta per divinazione o dannazione , era il suo destino . E’ vero, sembra voler dire , io sono un poeta panico , orfico, libero dalle convenzioni del sistema letterario, ma sono anche consapevole della difficoltà di dare voce all’inesprimibile entro le limitazioni del linguaggio: “E’ un destino del mio essere/ ed allora la felicità del mio dentro è più forte di me, delle mie ossa,/ che le stridi in un abbraccio sempre doloroso, meraviglioso sempre… Portami, felicità, in sù, e sbattimi/ la tempia dalle stelle, fin quando/ il mio mondo allungato e infinito/ diventa colonna o un’altra cosa / molto più alto e molto più presto. Vincitore di molti premi letterari, dei quali ricordiamo l’Herder Prize, istituito in memoria del filosofo tedesco Johann Gottfried Herder, nel 1975 e il famoso Струшки Вечери на Поезијата nel 1982, premio che in precedenza era stato assegnato a Montale e Neruda, Nichita Stanescu è stato anche nominato per il Premio Nobel per la Letteratura. Dopo la caduta della Cortina di Ferro, era stato eletto membro permanente dell’Academia Română, ma non ha fatto in tempo a godere della sua libertà , del resto era consapevole che la matematica dei giorni può essere un opinione : Sappiamo che uno per uno fa uno/ ma un unicorno per una pera/ non sappiamo quanto fa./ Sappiamo che cinque meno quattro fa uno/ ma una nube meno un vascello/ non sappiamo quanto fa.

8. Non sono che una macchia di sangue che parla
In Romania è considerato sicuramente il poeta più grande e più amato , mi dice Marius Cartarescu , Te lo dico io , che l’ho conosciuto bene. E’ l’unico grande vero poeta romeno contemporaneo. Non ho mai avuto coraggio di dargli del tu, gli ho sempre dato del Lei!. Nichita era il poeta mitico delle parole” Insegnavo alle mie parole ad amare,/mostravo loro il cuore/ e non desistevo finché le loro sillabe/non prendevano a battere./Mostravo loro gli alberi / e quelle che non volevano stormire/ le impiccavo senza pietà, ai rami./ Alla fine, le parole sono state costrette a somigliare a me/ e al mondo./ Poi/ ho preso me stesso, mi sono appoggiato alle due rive/ del fiume,/ per mostrare loro un ponte, Ma ora non è più così, dice Marius. Le parole sono morte .
Mi spiego meglio. La sua lirica è stata caratterizzata da lirismo, ermetismo, invenzione metaforica, autoreferenzialità. La sua è una poesia monologica, orfica, concisa, non narrativa, è stata sempre una poesia che privilegia l’immagine e il verso libero. I suoi versi non offrono accessibilità al pubblico, né una comunicazione diretta, ma uno spazio elitario, riservato a coloro che già sanno come ricercarlo. Ma Stanescu con la sua ultima raccolta (Nodi) è passato da una lirica sentimentale a un’intima meditazione sull’essere, operando una essenziale rivoluzione antropocentrica” . E da ultimo il volume “Nonparole” offre un segnale preciso dell’evoluzione della sua poetica . Le parole hanno ormai esaurito le loro potenzialità espressive, sono bruciate, svuotate, private dal senso, e di lui non rimane niente. Io non sono altro che una macchia di sangue che parla.

Augusto Benemeglio


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Un commento su “Nichita Stanescu e il senso dell’amore

  • Ana-Olimpia

    1)…forse, Mircea Cărtărescu!

    2)”tremendamente solo”…?! allora, come si spiega che era circondato quasi sempre dai suoi amici e che aveva un vero culto per l’amicizia?