NetCafè letterario 5


di Enzo Maria Lombardo

Arrivo tardi, lo so. Sono trafelato. Quasi rischiavo di mancare l’appuntamento e non trovarvi.
Il traffico in linea, sapete… E poi il mio catorcio è troppo lento. Un vecchio Pentium che arranca ad ogni clik. Scusate. Scusate ancora.
Ma il mare di Internet è così grande che a volte si perde davvero la nozione del tempo. Fortuna che siete ancora qui, con i vostri portatili, smartfhon e tablet: specchi digitali che vi moltiplicano, che riflettono in chi guarda, visi e corpi immaginati, forme diafane che tentano di ricomporsi negli anfratti cerebrali.
Intanto titoli rossi scorrono, si rifrangono fra dorature e smalti di banner e link come richiami di piacere. E io – ancora scosso per la corsa fra i bit – mi siedo, mi lascio trascinare da versi e frasi, guardo le ultime foto pubblicate, condivido, clicco “mi piace”, conto i “mi piace”. Leggo qualcosina qua e là, sempre che sia da pochi kb, tanto per rilassarmi un poco, aspettando che il respiro torni normale.

E, mentre leggiucchio, do un’occhiata attorno, ordino un piccolo incomprensibile haiku, fresco da bere senza chiedersi perché. Vi guardo. E mi piacete.
Oggi siete in tanti, accidenti. E quante donne! Perfette Madonne di un mondo fantastico. Tutte belle, bellissime, giovani. Neppure ventenni, ci scommetto. Dee di un universo improbabile svolazzanti tra verso e verso, tra foto e foto, tra frase e frase. Stonano certi accenni a mariti e nipotini.
E dove sono i maschietti? Toh, eccovi! Ciao, Lupo Grigio! Olè, Falco Nero! Avete mica visto Maxdue e Smoke stasera?
Risposte laconiche. Capisco, siete occupati. Indovino i vostri occhietti che fingono di vagare tra una poesia in versi molto liberi, la pagina di un diario e un racconto, ma in effetti siete troppo distratti dai bagliori di seta e pelle levigata delle ultime foto pubblicate.

Sui monitor tanti fogli Word, certo qualche racconto o romanzo in bozza; anch’io ho il mio romanzo in bozza e i miei racconti compressi in una pen drive ultimo modello. Dite che dovrei leggervi qualcosa? Inserire qualche brano che spunterà d’incanto nei vostri monitor? Ma no! Così a freddo? Magari dopo, se avanza tempo. Ora no: sono troppo stanco della corsa e poi sono curioso di conoscervi meglio: mi piacerebbe scoprire cosa si nasconde dietro un fantasioso nikname o nei pensieri vaganti, nelle frasi, nel canto poco comprensibile di una poesia.

Quindi, fra un commento e l’altro, una condivisione, un saluto, una battuta, mi guardo attorno con finta indifferenza: ecco gli estrosi, quelli dalla tastiera facile. Stanno seduti al tavolo di mezzo e si fanno notare per come stanno ritti, sicuri, quasi impettiti, davanti all’iPad o al portatile cliccando a tutto spiano, infittendo il dialogo fra i personaggi, sorridendo soddisfatti per una trama indovinata, un incipit trascinante, una chiusa d’effetto. Altri sono già paghi: hanno finito di scrivere e la pagina è ormai pronta a volare tra i cieli del Web.

In un tavolo più discosto vedo quelli che ancora lottano con le parole: curvi su fogli elettronici e tastiere, scrivono poco, cancellano spesso, fanno smorfie, insoddisfatti. Qualcuno serra gli occhi per visualizzare meglio un’immagine, il viso gli si contrae nello sforzo.
Tranquilli, tra poco il viso si spianerà, gli occhi si apriranno lucidi su nuovi orizzonti e i tasti del portatile ricominceranno a scandire, ovattati, frasi e frasi.

E laggiù? Che succede laggiù? C’è stato un rombo che ha fatto tintinnare schermi e tasti, un boato che ancora echeggia tra banner e link. Nessuno ha sentito? Che sia esplosa una batteria al litio? Uno schermo? Un alimentatore? Veniva da laggiù. Sì, proprio dove sta seduta quella coppia. Lei bionda, bellissima, occhi sognanti dietro occhiali enormi, le dita affusolate che martellano i tasti e si fermano solo per gli “a capo”.
Credo di conoscerla. Ma sì, l’ho incontrata per caso un paio di mesi addietro al TrillerCafè… si chiama… si chiama… Oddio come si chiama? Ecco: “Mantide”, sì, Mantide e qualcosa, mi pare.
E lui… no, non lo conosco, sarà una new entry, non l’avevo notato entrando nel Sito: un uomo giovane, bello, elegante nei suoi jeans firmati, inguainato in un golf merinos grigio, una sciarpa di seta al collo… ma… perchè quel viso contratto dal dolore, perché quella mano artigliata sulla bocca?

Oh, Beato Mac, quell’uomo si sente male!
– Mantide, cara Mantide, il tuo compagno sta male! Non vedi? S’è afflosciato sulla sedia, il capo chino sul tavolo, la fronte accanto alla tua tavoletta ammiccante…
Corro, volo. Vedo una chiazza di sangue che si allarga sul tavolo. Sangue? Sangue! Cola sulla tastiera, imbratta il mouse… Eppure nessuno sembra accorgersi di nulla.
– Colleghi di penna e di tastiera, siete sordi? Siete ciechi? Perché continuate a battere sui tasti, muovere le dita sui touch pad e sui mouse ottici, far vagare i puntatori sulle nuvole degli sfondi, come se niente fosse accaduto? Non conta nulla per voi la morte di un personaggio?

E anche la sua compagna, la bionda, la bellissima “Mantide” e qualcosa, gli siede accanto e sembra non accorgersi di nulla: anzi le sue belle mani bianche e ingioiellate, si muovono sulla tastiera con crescente vigore, ansiose, incontenibili. Il clicchettìo si mescola al rumore dell’hard disk che ruota furioso incamerando parole su parole, il fruscìo della ventola aumenta per compensare il calore.

– Mantide, o come ti chiami, Signora, Signorina, cara Collega di penna, cosa fai? Continui scrivere? E voi tutti, che vi succede? Perchè non aiutate quell’uomo? Nessuno ha sentito? Nessuno ha visto? Sto gridando da mezz’ora e nessuno mi sente?! Ehi, ma sta morendo davvero, madonna! Non vedete il sangue sulla tastiera e sul mouse? Si dissangua e nessuno interviene?! Mantide e qualcosa, Signorina, Collega, cos’è, sei sorda e cecata per caso? Il tuo compagno sta morendo e non fa niente?! Non vedi? Non respira quasi più… Oddio, è già morto!
– Certo che è morto. L’ho ammazzato io.
– Tu, cara Mantide? E come hai fatto?
– Suicidio. Il colpo di una Magnum parabellum in bocca non perdona! Roba d’amore, di soldi e anche di sesso. Il sesso io ce lo metto sempre nei racconti. Ci sta bene. Una cosa complicata, pensa che c’è di mezzo la CIA. Non poteva finire meglio, è stata un’intuizione, un lampo di genio, il mio! Un pezzo breve ma intenso. Vuoi leggerlo? Vai su “Mantide religiosa punto it”. Vedrai quanti commenti e centinaia di “mi piace” al mio ultimo pezzo! Io me lo sento che stavolta ci scappa qualche recensione.

Enzo Maria Lombardo


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