Nessun cactus da queste parti
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Così adesso ero costretto a servirmi delle cabine pubbliche. Chiamai l’ometto baffuto ma nien¬te, il suo cellulare era irraggiungibile. Dunque era ufficiale: dovevo andare all’A.Vi.No.R. e metterci la faccia, per quanto brutta fosse. Sì, ma dove diavolo stava l’A.Vi.No.R.? Per ogni domanda c’era una risposta, e per ogni luogo che non sapevi dove fosse c’era l’elenco telefonico che poteva aiutarti. Presi il faldone (rigorosamente di plastica, anche quello) e sfogliai la lettera A, ma non ci trovai quello che cercavo, dannazione. Controllai anche alla voce “Associazione” e cose del genere, ma ancora niente. Infine mi venne in mente che magari, essendo di recente costituzione, potevano avere un numero di telefono attivo solo da poco tempo e per quello non essere ancora sull’elenco. Provai allora con il centralino: mi rispose una signorina molto cortese, che mi disse di rimanere in attesa. La sua voce delicata, unita alla musica onirica in sottofondo (era Lakmé di Delibes), contrastava da paura con ciò che mi circondava: un deserto di sporcizia e degrado, il vero volto del nulla. Quando la signorina parlò di nuovo, mi disse che in effetti un numero di telefono per quella associazione era stato attivato da non molto e sarebbe finito nell’elenco del prossimo anno. Mi stampai l’indirizzo in memoria (adesso che non ero più aggredito dalle furie dell’alcol potevo farcela) e salutai la signorina con qualche abboccamento di troppo, cosa che infatti lei non parve gradire (o almeno lo dedussi dal brusco modo in cui agganciò). Come acchiappatore di donne, non ero proprio un campione, ne ebbi un’ulteriore conferma. Ritornava a galla il rimpianto di Dana, ancora più forte, lei che qualcosa nel sottoscritto ce l’aveva trovato e sembrava anche sopportarlo molto bene. Soffocai però il tutto con una coperta invisibile, come a ri¬scaldare l’anima da quell’interiore tempesta di neve.
Pedalai veloce verso l’A.Vi.No.R., mi pareva di non bere da una vita. In effetti, era un po’ così. Quella era stata una vita precedente, fatta di errori e bottiglie, e questa nella quale camminavo ora poteva essere diversa, tutta un’altra cosa. Sul campanello c’era scritto proprio il nome dell’associazione e suonai. Venne ad accogliermi una donna austera, sulla via della pensione o giù di lì. Mi invitò a entrare ma, fatto un passo, lo spazio era già bell’esaurito, tanto era piccolo l’ambiente. La signora aveva due grossi occhiali sul naso adunco e le sopracciglia unite come Frida Kahlo; però aveva, rispetto a lei, trent’anni di troppo e quaranta chili in più distribuiti ovunque, soprattutto sui fianchi. Il suo fisico sproporzionato aveva comunque in sé qualcosa di geometrico, come rappresentasse un triangolo isoscele poggiato a terra.

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Nessun cactus da queste partiTitolo: Nessun cactus da queste parti
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Data di Pubblicazione: gennaio 2016
Prezzo: € 12.00
ISBN: 8876066071
ISBN-13: 9788876066078
Pagine: 150
Reparto: Narrativa

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