Nelson Martinico – Dovevamo saperlo che l’amore


Dovevamo saperlo che l’amore è l’ultimo lavoro di Nelson Martinico, edito da Lupo Editore, una bella realtà editoriale sulla quale voglio spendere due parole, ho avuto modo di leggere alcune pubblicazioni e sono rimasta colpita dalla “qualità” delle opere proposte, l’ottimo editing e la capacità di proporre della buona narrativa che tende a valorizzare le tradizioni e gli autori stessi.
Ma torniamo a Dovevamo saperlo che l’amore, un libro di oltre 500 pagine che prende spunto da Auster: Il folle di Brooklyn, forse il suo migliore romanzo quando afferma: «La mia idea era questa: costruire un’impresa che avrebbe pubblicato libri sulle persone dimenticate, mettendo in salvo storie, fatti e documenti prima della loro scomparsa – e ordinandoli in una narrazione continua, nel racconto di una vita… Invece di un’assicurazione sulla casa o sulla vita, un’assicurazione sulla biografia»; salvare una biografia per i posteri: questo garantisce la Polizza “Genial Biography” proposta da Nelson e sottoscritta da Giuseppe Elio Ligotti con l’impegno di raccontare almeno quarant’anni della sua vita familiare.
Il narratore della storia è il protagonista, i ricordi sono narrati in modo sconfusionato e senza un ordine cronologico preciso, “Che razza di fatti ti sto raccontando?!… Prima flatulenze in ordine sparso, poi vomiti e diarree, ora anche colpi di ascella e macchiettismi vari… chi credo di incontrare con queste balordaggini?”, sono raccolti da Nelson che ne è testimone, la narrazione è intramezzata da dialoghi dei due che spesso vanno in disaccordo e questi piccoli “bisticci” rende la storia ancor più vera e palpabile, quasi a sentirla scivolare tra i labirinti della tua memoria.
Sono ricordi di vita, ricordi di siciliani emigrati nella capitale negli anni ’30, di guerre che feriscono gli animi, di una famiglia che si allarga, una vita vissuta e respirata intensamente con tutti i suoi sviluppi. Ricordi che si raccolgono insieme per formare quell’album fotografico di una famiglia dal grande cuore, una famiglia di quelle che ci son sempre e comunque per tutti i suoi cari, di altre emigrazioni, compresa quella del protagonista che in Veneto trova lavoro, ma del quale non è pienamente soddisfatto e allora tra politica, amori e poesie (scrittura come terapia) cerca la propria strada.
E così il protagonista continua nell’aprire cassettini di memoria perché i ricordi sono lo specchio di ciò che oggi siamo:
Qui finiscono i miei ricordi. La memoria è una sfinge che interroga se stessa e non sempre sa rispondersi.
Non è supportata da nessun lessico, da nessuna sintassi, da nessun ghirigoro verbale.
Dovevamo saperlo che l’amore è la storia nella storia, perché nel dentro ci sono avvenimenti reali vissuti in prima persona, politici, sociali,personali, catastrofi naturali, momenti di storia che ricordiamo perché in qualche parte di questa Italia l’abbiamo vissuta anche noi.
Un libro che ti ricorda di non dimenticare, perché noi siamo ciò che siamo, anche e soprattutto, grazie al nostro (personale e collettivo) passato.
La qualità della narrazione è di altissimo livello, l’autore mette in campo oltre che tutta la sua preparazione, anche cuore, anima e pancia, senza tralasciare/ci nulla di non detto, la scelta della copertina è un colpo di genio, a mio avviso.

Titolo: Dovevamo saperlo che l’amore
Autore: Nelson Martinico
Editore: Lupo
Prezzo: € 19.00
Collana: Topkapi
Data di Pubblicazione: Gennaio 2011
ISBN: 8896694795
ISBN-13: 9788896694794
Pagine: 518
Reparto: Narrativa > Narrativa contemporanea

Nelson Martinico: Di origini siciliane, è nato a Roma. Dopo una folgorante quanto effimera carriera da giovane promessa del pallone – interrotta a un passo dal professionismo in seguito a uno sfortunato incidente – ha fatto di tutto: camionista, barman, imbianchino, stuntman in una dozzina di spaghetti-western del periodo declinante, fatto parte di un quintetto folk sardo-siculo (alla fisarmonica). Infine ha insegnato Latino e Greco.
Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L’ultimo, un poema in terza rima dantesca, è stato adottato nelle scuole.
Conduce laboratori itineranti di tecnica della poesia nei mercati rionali.
Odia l’automobile.
Chi volesse comunicare con lui può scrivere al suo migliore amico: pinoligotti@yahoo.it

Katia Ciarrocchi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *