Nella delicata penombra… Poesie dal carcere di Milano-Opera


Poesie dal carcereCristo, io sono carcerato.
Avrei più tempo dei monaci certosini per pregarti, ma forse tu solo sai quanto sia difficile pregare per un carcerato.
La ribellione esplode ogni momento, dal più profondo di noi stessi.
È difficile pregare e credere quando ci si sente abbandonati dall’umanità.
Anche per te fu difficile pregare sulla croce e gridasti la tua angoscia, la tua delusione, la tua amarezza: “Perché, perché mi hai abbandonato?”
Perché sulle tue labbra era diverso: tu eri l’innocente.
Noi innocenti non siamo, come d’altronde non lo è nessun uomo sulla terra.
Anche tu fosti un carcerato, un torturato, un imputato e un condannato.
Tu il cui scandalo per i virtuosi di professione fu di canonizzare, senza miracoli e senza processi, un ladro condannato a morte.
A te Signore, vittima di tutte le ingiustizie commesse dalla giustizia umana, rivolgiamo il nostro grido: accettalo come preghiera.
Tu perdoni e dimentichi, noi però non vogliamo l’elemosina della pietà.
Vogliamo che si creda in noi, nella nostra rigenerazione. Signore, io non voglio perdere la mia dignità umana per il fatto che sono un carcerato.
Non voglio rinunciare ad essere, voglio credere che almeno tu, il più giusto ed innocente dei condannati della storia sarai capace di capire le mie lacrime, la mia rabbia.
Tu sei l’unico filo di speranza vera.
Cristo, dammi la fede nella vera libertà che è dentro di noi e che nessuno può strapparci.

Una poesia o, meglio, una prosa lirica commovente a firma di F.C. Versi che entrano nel cuore e da lì si fanno strada sino alla mente; versi che s’imprimono nel profondo, giungendo alla nostra essenza spirituale, e toccano la sfera della coscienza laica (per inciso, una delle più grandi indicazioni del cristianesimo è nelle Sette opere di misericordia corporale, la sesta delle quali è Visitare i carcerati).
Questo scritto è l’incipit della meravigliosa raccolta lirica Preghiere dal carcere, libro curato da Silvana Ceruti nell’alveo delle attività del Laboratorio di Lettura e Scrittura Creativa del Carcere di Opera ed edito da La Vita Felice (2014, pp. 86, euro 12), con la prefazione di Vito Mancuso, teologo di chiara fama, autore e prestigiosa firma de la Repubblica.
Una cascata di poesie che disegnano un universo tormentato, quale quello di chi vive in orizzonti ristretti fra sbarre di ferro e muraglie di cemento – separative, con il marchio talora di una triste definitività, il sigillo di rabbia rimpianto rimorso, questa triplice dura r… Eppure la stella della speranza brilla ancora, splende sempre. E la fede è autentica, nonché un conforto, un viaggio dentro di sé: esplorativo, meditativo, catartico.
La Preghiera del detenuto di F.C. ha dato il la alla magnifica serie di poesie in forma di preghiera o preghiere in forma di poesia scaturite in alcune settimane di febbrile attività del Laboratorio. Alcune di esse, a dire il vero, si erano sedimentate da lungo tempo, altre sono state invece create più nell’immediato, sotto l’urgenza di una importante spinta emotiva, mai scevra tuttavia di riflessione. Una riflessione maturata sovente nel dolore, ma anche nella conquista di una nuova consapevolezza. Persone detenute e volontari del Laboratorio hanno creato insieme questo libro, partecipandovi in comunione d’intenti: anche i cosiddetti atei e agnostici… Già, perché chi ha detto che, pur a suo modo, un ateo o un agnostico non possa pregare? Scriveva Padre David Maria Turoldo: Fratello ateo, nobilmente pensoso,/ alla ricerca di un Dio che non so darti,/ attraversiamo insieme il deserto./
Di deserto in deserto andiamo oltre/ la foresta delle fedi,/ liberi e nudi verso/ il Nudo Essere/ e là/ dove la parola muore/ abbia fine il nostro cammino.
Il livello formale dell’antologia è peraltro molto elevato a dimostrazione della bontà del lavoro svolto negli oltre vent’anni di vita del Laboratorio fondato dalla Ceruti. E scintillante davvero è l’accoppiata di forma e contenuti, come ben dimostra la seguente poesia di C.C.:

Messaggio a Dio

Il mio sguardo si arrampica attraverso
una rete della finestra per ammirare il Tuo cielo,
mi resta impossibile vedere per intera la Tua luce.

Solo pensarti è come guardare un bacio di sole sotto un temporale,
l’impressione che sei l’arcobaleno dentro le nuvole
dove brillano i Tuoi occhi.

Chi era convinto che poteva espellerTi dal mondo torturandoTi
non sapeva che eri Tu il Signore
non solo del mondo ma anche delle nostre vite.

Mi piacerebbe guardare oltre i muri di cinta
per vedere colori diversi e non solo grigio,
invece c’è il vuoto padrone della mia anima.

La mia speranza è quella di essere nelle Tue grazie,
perché così potrò ammirare tutto attraverso i Tuoi occhi;
la mia pace interiore avviene perché sento la Tua mano sul mio capo.

E sono pronto e sereno a una Tua chiamata,
non ho timore di raggiungerTi,
anzi mi toglieresti da questo inferno dove mi hanno fuso pure le ossa.

Queste quattro pareti e una finestra non mi permettono
di respirare aria pura. Starei nel Tuo cielo di sicuro
dove nessuno chiuderà cancelli.

Scrive in proposito nella sua prefazione Vito Mancuso: “Le molteplici preghiere degli uomini si possono distinguere in base al contenuto secondo quattro tipologie fondamentali: invocazione di aiuto per sé o per altri, richiesta di perdono, ringraziamento, lode gratuita. Tale quadruplice contenuto si esplica in molteplici forme di preghiere, le principali delle quali sono: il dialogo personale con Dio tramite parole proprie, la ripetizione di testi composti da altri come per esempio il Padre Nostro, le pratiche di devozione personale o comunitaria come per esempio il rosario, e infine il silenzio del corpo e della mente in ciò che i mistici chiamano “preghiera pura”. Nei testi delle preghiere che provengono dal Carcere di Opera è sorprendente ritrovare quasi tutte queste tipologie, sia a livello di forma, sia a livello di contenuto”.
Per chi volesse saperne di più e approfondire la conoscenza del libro sabato 30 gennaio, dalle ore 16 alle 19, si terrà, organizzato dall’Associazione Amici Cascina Linterno (la Linterno è uno dei luoghi petrarcheschi di Milano) e con il patrocinio del Comitato dell’Organo e della Fondazione Umberto Veronesi (il celebre oncologo è da sempre fortissimamente impegnato in una campagna di abolizione dell’ergastolo, una vera e propria “morte bianca”), un concerto-reading – Nella delicata penombra… Un viaggio introspettivo attraverso la lettura di poesie e l’ascolto dei brani musicali – contraddistinto dall’alternanza di poesie da Preghiere dal carcere e canti da cappella (voci, organo e cembalo), questi ultimi eseguiti dal Concentus Musicae Sacrae, ensemble diretto da Pierangelo Bizzarri: Johann Pachelbel, Albert Schweitzer, Jacob Arcadelt, Giovanni Pierluigi da Palestrina, Wolfgang Amadeus Mozart, Giovanni Animuccia, Antonio Lotti, Michelangelo Grancini, Orlando di Lasso et alii insieme con i poeti del carcere… Una suggestiva commistione e incrocio di voci pensieri sentimenti in una chiesa storica all’ombra di un campanile millenario, nel segno della condivisione, dell’agape fraterna, con la poesia e la musica a spalancare splendide voragini di significato e orizzonti di visioni.
Saranno presenti nella Chiesa Vecchia di Baggio (via Antonio Ceriani, Milano), laddove si terrà l’incontro (ingresso libero), alcuni dei partecipanti al Laboratorio di Scrittura di Opera.

Ti prego, Dio mio,
per fuggire lontano
dalle stagioni della morte
e scrivere di valli lontane.

(B.Z.)

Al giungere della sera
cerco la via di me stesso,
e mi specchio nel buio della notte
e affondo nell’ombra della tua luce
e muto piango…
per il tuo amore innocente.

(G.C.)

D’improvviso una colonna verticale di silenzio
zittisce ogni clamore
una dolce melodia si diffonde
è Dio che suona l’armonica.

(A.V.)

Ora posso pregare
nel silenzio del mio cuore
ho fatto posto alla gioia del perdono.

(G.D.M.)

Alberto Figliolia

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