NEL BUIO DI UNA DONNA: IL MASCHIO ASSASSINO DOV’È?


Amore e paura dentro vortici di violenza. Di Valentina Villani

Amore e paura dentro vortici di violenza. Di Valentina Villani

A cura di Alessia e Michela Orlando

Il tema è di attualità allertante. Il parlarne può essere una via di uscita dal dramma. Non si può, ovvio, delegare a nessuno. Si tratta di tutelarsi, di non aspettare che passi la nottata giacché il buio non ha limiti.

È contro la violenza sulle donne che queste affermazioni apodittiche si rivolgono. Non sentiamo l’obbligo di denunziare, neppure quello di aprire le coscienze così, tanto per svolgere un esercizio di stile e assumere il ruolo di eroine. Dovrebbe essere normale farlo e chiunque dovrebbe assumersi una responsabilità urgente: intervenire in prima persona, superando la diversità di genere (ciò è anche un desiderio). Parlarne soltanto o ascoltare chi lo fa espone al rischio di giustificare gli eventi. Da ciò è emersa alla superficie di ognuna la voglia di passare all’azione. All’unisono.

Ognuna: quattro donne, che vivono in luoghi diversi, due a Roma, Veronique Burrascano e Valentina Villani e due a Parigi, noi, ma il vituperato web ha consentito l’incontro di idee e obiettivi. Tutto grazie a un concorso fotografico. Ci è parso che l’unica vittoria rilevante fosse nella possibilità di trattare il problema senza parole, con l’uso di immagini in bianconero, capaci di riempire le due dimensioni e i margini di una fotografia, creando una esplosione di sensi che ognuno avrebbe potuto decifrare, pur personalizzando, aggiungendo quel che si ha dentro.

Lo si è fatto in silenzio, così come ogni squadra fa quando si allena e spera in una vittoria, preparandosi con scrupolo. Nessuno che ne faccia parte avrà mai voglia di strombazzare le tecniche utilizzate. Non ci saranno ruoli preminenti. È la squadra che conta. Che senso avrebbe incensarsi o dire a che ore si è fotografato e con quale obiettivo, se ci sia stato o meno un intervento in post produzione, o quale foto sia più bella? Questa è una domanda con risposta implicita: nessuno. Ma le nostre convinzioni sono nate da altre domande, apparse inevitabili davanti ai molteplici profili assunti dal problema della violenza sulla donna. Le risposte, ne siamo certe, non hanno bisogno di parole quando ci si chieda:  – se esista o meno una via di uscita; – se non sia il caso di scendere in campo con qualsiasi forma di arte visiva affinché se ne parli il più possibile; – se ci sia o no  modo di coordinarsi con maschi che abbiano già fatto emergere sensibilità adeguate attraverso l’uso della fotografia.

Le nostre risposte per immagini sono nel video che è arricchito anche da contributi di Mario Cucchi, Gian Antonio Giordano, Valerio Pascucci, Giuseppe Villani. Non dovrebbe sfuggire un commento dove si evidenzia che il video sia vero. Lo è e risente delle presenze potenti di molte donne ma due emergono nella trama: una è giovane l’altra anziana. La prima ha posato in alcune foto: è Federica Ainis. Il risultato è di grande impatto e ciò è possibile anche nel tema violenza senza scadere nell’uso di immagini truci che non mancano davanti allo sguardo della mente di ognuno. Si può entrare in un dramma senza scadere nel bieco scandalismo che è sia nei modi con cui si esercita la violenza che nel buio dei maschi, dove purtroppo il mostro vive e solo la cultura può cancellare. Si può farlo anche appellandosi alla bellezza della donna che la caratterizza sempre come elemento di fondo e non si misura in taglie o centimetri o in anni.

Il maschio/mostro, dunque, se nella vita reale lo si individua dappertutto, non manca tra le mura domestiche e sui luoghi di lavoro, nel video, dov’è? Dalla filigrana lo si intuisce, lo si vede negli effetti dei suoi atti, nello scempio quotidiano che si riscontra in ogni latitudine. Non appare, dunque, ma è l’antagonista, è colui che disimpegna il ruolo da respingere e cancellare. Per sempre.

Ci era parso anche chiaro che, in fondo, la parola scritta non potesse passare in secondo piano o esser cancellata del tutto. Ecco, quindi, la necessità di mostrare articoli tratti da organi di stampa che tornano a gettare luce su eventi anche recenti, noti a tutti. Infine: la morte di Rita Levi Montalcini. È l’altra vera protagonista, la donna anziana. Ciò ha reso chiaro sia il se che il quanto si possa essere donna, scienziata e impegnata nel sociale. L’ha dimostrato in una intera vita e l’ha saputo dire.  È per questo che il video finisce con lei e con le sue parole. Un esempio. Resterà nelle menti e nella pelle di ognuno che voglia scoprirla e dirsi, con lei: Nella vita non bisogna mai arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella “zona grigia” in cui tutto è abitudine. Bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi. Rita Levi Montalcini.

Alessia e Michela orlando

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