Natale


di Michela Castello

Quel mercoledì faceva più freddo del solito, anche se fuori splendeva il Sole. Margherita si affacciò alla finestra e, dopo avergli augurato Buon Natale, iniziò a contemplarlo. Da anni aveva preso l’abitudine di parlare con il Sole, come se fosse una persona. Spesso trascorreva lunghi minuti a godersi la sua luce e a gioire nel vederlo splendere in tutta la sua regalità.
I suoi familiari erano partiti da poco. Erano andati a trascorrere il Natale presso alcuni parenti. Lei non aveva avuto voglia di andarci. La sera prima aveva detto loro, mentendo, di avere la febbre. Aveva così potuto defilarsi facilmente, senza dover dare troppe spiegazioni. Non aveva mai sopportato le feste di Natale, vissute dalla stragrande maggioranza della gente nel consumismo e nell’opulenza più sfrenati. Tante volte aveva provato il desiderio di andare a rinchiudersi in un eremo sperduto tra i monti e di rimanervi per tutta la durata di quel periodo. Da quando i suoi genitori erano morti per lei il Natale non aveva più alcun senso. Ogni anno non vedeva l’ora che arrivasse il sette gennaio, giorno in cui tutte le feste sarebbero finite e la vita avrebbe ripreso finalmente la sua routine quotidiana.
Quell’anno a tutto ciò si era aggiunto lo strazio per la scomparsa prematura di un uomo, avvenuta esattamente due mesi prima. Margherita non aveva mai potuto conoscerlo di persona, ma la sua voce aveva sempre avuto su di lei un impatto emotivo fortissimo, facendole perdere la testa e provare emozioni e sensazioni meravigliose e indimenticabili. Aveva dunque deciso di rimanere a casa, sola con il suo dolore. Non ne aveva mai parlato con nessuno. Non aveva alcun senso farlo. Non l’avrebbero capita. Se solo avesse osato dirlo, l’avrebbero derisa o, peggio ancora, presa per pazza. Avrebbero subito cercato di soffocare in lei quelle emozioni e di sminuire il suo strazio. Si era dunque sempre tenuta tutto il dolore dentro.
Consumò velocemente il pranzo frugale che le avevano preparato i suoi e si diresse nella sua stanza. Accese il computer, entrò nella cartella in cui aveva archiviato tutti i file contenenti la voce di lui e iniziò a zigzagare, premendo alternativamente il tasto invio quando su uno quando sull’altro. Dapprima ascoltò l’unica intervista di lui che era riuscita a reperire. Le lacrime iniziarono a rigarle il volto, diventando sempre più copiose. Colui che parlava se ne era andato per sempre sessantuno giorni prima, a soli sessantasei anni, stroncato da un male incurabile. Quando, dopo cinquanta anni di lavoro, avrebbe potuto, come diceva lui “riprendere un po’ i tempi della vita tranquilla… senza diventà rimbambito…”, la malattia era sopraggiunta, impietosa. Aveva sempre preso di più il sopravvento. Infine, la morte era venuta a prenderlo e l’aveva portato via con sé.
Mille pensieri cominciarono a turbinarle in testa, come un mulinello. Da due mesi si poneva sempre, ossessivamente, i soliti interrogativi inquietanti. “Come era possibile che una persona, che non aveva mai conosciuto, la facesse soffrire così?”. “Cosa aveva la voce di lui di così speciale, per ridurla in quello stato comatoso?” Qualcuno le aveva detto che quasi certamente tra loro due esisteva un legame molto profondo, forse risalente a una qualche vita precedente, che andava ben oltre quell’esistenza e la comprensione umana. Ma ogni suo tentativo di indagare in tal senso e di trovare una qualche risposta ai suoi interrogativi era miseramente fallito. Tutto era avvolto da un’aura di mistero e di impenetrabilità assoluti. Avrebbe dovuto, dunque, suo malgrado, aspettare il momento della sua dipartita per poter ricevere una risposta a tutte le sue domande. Solo allora, quando lo avrebbe incontrato nell’al di là, avrebbe finalmente saputo come stavano realmente le cose. Avrebbe dovuto, però, aspettare chissà quanti anni ancora, prima che ciò avvenisse. Solo a pensarci, provava un’angoscia indicibile. Le avevano detto che solo il suo Sé Superiore, unico conoscitore della Verità, avrebbe potuto risponderle in modo convincente e soddisfacente. Ma lo strazio le aveva da tempo annebbiato la mente, offuscandole completamente la sensibilità e la percezione lucida delle cose. La sua mente la faceva ormai da padrona, lasciandola in balia di tutti quei pensieri ossessivi e maniacali. Niente sembrava ormai più in grado di acquietarla. Quel giorno tutto era ancora più accentuato e terribile.
La sua memoria sembrò riavvolgersi, come il nastro di una bobina. Margherita si ritrovò così all’inizio, quando lo aveva sentito parlare per la prima volta. Allora aveva circa dieci anni. Rivisse in successione tutti i momenti e le emozioni meravigliosi che quella voce le aveva regalato durante quei trentatre anni. Tutto era finito per sempre due mesi prima con la sua morte. Le lacrime si fecero sempre più copiose, fino a trasformarsi in un singhiozzo convulso. Un vero e proprio tsunami era in atto in lei. La testa sembrava scoppiarle dal dolore.
Improvvisamente fu colta da malore e cadde dalla sedia. Si ritrovò per terra. Il battito del suo cuore e il ritmo del suo respiro si fecero sempre più lenti, fino a spegnersi del tutto. Avvertì un guizzo di energia. Qualcosa sembrò staccarsi da lei. improvvisamente il suo spirito venne strappato dal suo petto e trascinato verso l’alto come se fosse attratto da una calamita. La sua prima sensazione fu di liberazione.
La sua anima iniziò a fluttuare e a volare sempre più in alto. Uscì dalla stanza e si ritrovò fuori all’aperto. Continuò a salire, vorticosamente. Si sentiva libera e leggera. Si librava, felice, con la stessa regalità di un’aquila che, con le ali spiegate, solcava i cieli e si dirigeva verso il Sole. Fu catturata e assorbita da quella luce stupenda e amorevole e diventò un tutt’uno con essa. Vagò così a lungo, cullandosi dolcemente in quella Luce. Poi, dopo lungo peregrinare, giunse finalmente a destinazione.
Un grande cancello si aprì dinanzi a lei. Una figura alta e luminosissima era lì ad accoglierla. Nell’udire quella voce, Margherita fu pervasa da una gioia e da una commozione infinite. Era proprio lui! Non riusciva a crederci! Era grata per lo splendido regalo ricevuto. Lui ora si stagliava, luminosissimo, dinanzi a lei. Margherita gli corse incontro. Afferrò le grosse e possenti mani paterne di lui tra le sue e le strinse forte. Poi i due si abbracciarono intensamente. Iniziarono a camminare, tenendosi per mano. Margherita era felice. Ora avrebbe potuto conoscerlo, parlare con lui e fugare tutti i suoi dubbi. Presto avrebbe saputo la Verità. Era giunto anche per lei, finalmente, il momento della consapevolezza.

Michela Castello

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