Mozart il Cristo della musica


Wolfgang-amadeus-mozartA cura di Augusto Benemeglio

1. Chi era veramente Mozart?
Quello che abbiamo visto nel film di Milos Forman ,“Amadeus” , ossia quello scimmiotto dai capelli rossi, capriccioso e impudente , che si diverte nei turpiloqui e nei giochi erotici infantili con la cugina Maria Anna Thekla, (ti contemplerò nell’avanti e nel didietro – ti porterò in giro ovunque e, se necessario, ti farò un clistere….. ti farò i miei complimenti, ti frusterò il culo, ti bacerò le mani, ti sparerò con lo schioppo nelle terga, ti abbraccerò, a te io pagherò i miei debiti per filo e per segno, e farò echeggiare una gagliarda scorreggia, e forse farò persino colare qualcosa), o il genio inarrivabile e sublime della musica, il creatore di sinfonie grandiose , solenni e festose come la “Jupiter”, degne appunto di Giove , re degli dèi, colui che fa ancora vibrare le orchestre di tutto il mondo , con le note che colorano la vita, danno vivezza, gioia, bellezza all’aria, ai cieli, ai prati e ci avvolgono , o scorrono nei più riposti interstizi della parola , e nutrono come linfa vitale ogni più piccolo germe della caratterizzazione, melodie che corrono a tutta vela negli oceani della musica; quel Mozart che è, – secondo Salieri- , “colpevole di aver portato nel mondo lo scandalo della pura bellezza, il modello di una salvezza e di una libertà impossibili all’uomo”.

2. Anello di congiunzione tra illuminismo e romanticismo
Chi era veramente Mozart? Quel ragazzaccio che si divertiva a beffare la gente, i preti (Quel cacadubbi del parroco di Rodemplum, che ha leccato nel culo la sua cuoca ) e anche i potenti principi-vescovi come Colloredo (“vorrei torcere il naso a quel tanghero dell’arcivescovo di Salisburgo”, Sua Merdosità, Hieronymus Colloredo) che lo farà scacciare a pedate nel sedere dal gran maestro di cucina, il conte Arco, quel geniale equilibrista della fantasia e dell’istinto poetico su cui non si poteva fare nessun affidamento, che sposa la prima ragazza che gli capita, la mediocre e insignificante Costanze Weber, mandando all’aria tutti i piani e i programmi di papà Leopold, o il prodigioso ,inarrivabile, instancabile musicista capace di comporre contemporaneamente , nell’arco di pochi mesi, un grandioso Singspiel come “Il flauto magico”, un “Requiem” commissionatogli da un misterioso conte austriaco , e un’opera , in italiano, come La clemenza di Tito, (gli bastarono diciassette giorni) per la cerimonia di incoronazione del nuovo Imperatore Leopoldo II, quando ad altri non sarebbe bastata un’intera vita (il pur grande Puccini per comporre una sola opera impiegava dai tre ai cinque anni) , un artista capace di raccogliere e sintetizzare , come nessun altro prima e dopo di lui , nell’arco di una breve vita (morì a trentacinque anni) tutta l’eredità del passato e di trasformarla all’interno , portando a maturo sviluppo tutti i generi musicali, in un compiuto intreccio di sensibilità nordica e latina , un musicista che avrebbe condizionato profondamente le generazioni successive con la forza imponente dei propri lavori, quasi un anello di congiunzione tra l’illuminismo e il romanticismo.

3.La musica come gioia di vivere
Con Mozart l’equilibrio razionale e spirituale dell’illuminismo perviene alla sua espressione più alta, l’intera civiltà di un’epoca raggiunge il massimo grado di perfezione e si conclude, ma il suo genio coglie anche le inquietudini che percorrono l’ultimo illuminismo (il suo Don Giovanni, dopo aver vissuto da impenitente libertino, muore come un eroe romantico). Nulla è fatto meglio della musica di Mozart – disse Bizet -, dell’Ave verum, o del terzetto delle maschere del Don Giovanni, del Quartetto con pianoforte in sol minore, della Sinfonia Jupiter o del Flauto magico”. In realtà quel genio della musica, ex bambino prodigio che il padre Leopold aveva portato a esibirsi in tutte le maggiori corti d’Europa , cresciuto in un’età felice in cui era ancora possibile intendere la musica come divertimento e gioia di vivere, aveva dovuto faticare molto per imporre la sua musica ai contemporanei , in particolare a Vienna , dove non ebbe mai un grande feeling con l’aristocrazia , e a quel tempo un musicista senza la protezione di un mecenate viveva male. Né le sue grandi opere ebbero quel successo che meritavano, e tuttavia a Mozart non mancò mai il lavoro, sia come cembalista e insegnante di musica , ove si accollava “un qualsiasi baffo ungherese del genio militare che Satana tormenta , o la contessina petulante che mi accoglie come il maestro parrucchiere”.

4. Accanito giocatore di carte
Tutto sommato le “entrate” non erano poi tanto misere, ma era di una prodigalità sconsiderata, folle. Aveva le mani bucate ,era capace di portare a casa tutte le persone che aveva appena conosciuto lungo la strada , musicisti da strapazzo , poeti, pittori, cantanti , improvvisatori, guitti , acrobati, scrocconi di spirito allegro che sapevano raccontare barzellette e fare scherzi , magari di pessimo genere. Non rifiutava a nessuno un prestito , o una sua garanzia, trovandosi spesso a mal partito.E poi le notti brave a fare il clown (suonava il pianoforte bendato , gonfio di birra , o addirittura capovolto, con la testa all’ingiù e i piedi per aria, oppure al biliardo, caffè, osteria, danze mascherate, feste popolari come la sagra campestre di Santa Brigida, a cui non avrebbe mai mancato, mascherato da Pierrot lunare.Inoltre amava giocare a carte e perdeva regolarmente anche grosse somme, che non aveva e che si faceva prestare dai compagni di loggia massonica (alla sua morte venne riscontrato un debito di oltre tremila fiorini, a fronte del suo intero patrimonio valutato non più di quattrocento fiorini). Non conosceva moderazione o limite, coglieva l’istante di felicità e vi attingeva fino in fondo, dando un calcio alla saggezza, al dovere, al più elementare buon senso del padre di famiglia, precipitando sempre più nella confusione e nel baratro dell’incontinenza.

5. Vita di luce e tenebre
Ma quando si metteva a comporre, allora volava, correva su piedi lievi , era una sorta di divinità che squarciava i veli dell’universale armonia che fanno i pianeti e le stelle, s’immergeva nella profondità della purissima bellezza, a cui possono accedere solo i grandi geni. Dalla sua musica uscivano misteriose energie cosmiche, legioni di angeli che lo mandavano in estasi, ma allo stesso tempo lo squassavano, lo devastavano e lo lasciavano privo di forze ,prosciugato. Tutto era dentro quella pagina musicale che aveva appena finito ed era qualcosa di grandioso, di incomparabile, di unico. “ Mozart – disse Ciaikovskij – era il Cristo della musica che pagò con la solitudine,il silenzio, l’abbandono , la dimenticanza , quell’anelito di bellezza, quell’immensa tensione individuale al servizio di una maggiore fratellanza umana “. Certo è che tutta la sua vita fu un contrasto di luci intensissime e tenebre , un’esistenza divisa fra uno splendido esordio e altri momenti di successo , e una tragica conclusione, dominata dal freddo ,dalla solitudine, dalla miseria , tale non permettere neppure una dignitosa sepoltura della sua salma, che non fu mai ritrovata. Ma forse la vera storia di Mozart non la conosce nessuno , quella che conosciamo è solo una visione per così dire romantica della sua vita , la visione dei Puskin, degli Stendhal, grandissimi poeti e scrittori, ma che non avevano affatto conosciuto Mozart e ci avevano ricamato, fantasticato su.

6. Un ironico moderno visionario
A detta di una grande musicologa , una ricercatrice storica, ma anche una scrittrice elegante e finissima come Lidia Bramante , il vero Mozart era completamente diverso. Non era affatto uno svampito, uno svagato, un disimpegnato , ingenuo e burlone .Al contrario , era rispettoso delle convenzioni e tradizioni religiose , riguardoso delle regole e dei canoni musicali, nonché ligio a quelle galanti e aristocratiche, ma nello stesso tempo c’era in lui un altissimo senso di visionarietà, un dinamismo interiore , una ribellione che gli facevano dire “basta con le cabalette e gli zum-pepè , la musica deve evolvere ,deve adeguarsi ai tempi e i tempi sono rivoluzionari e non comportano una musica in cui alcune note la facciano da padrone rispetto alle altre “, e lo fecero consapevole anticipatore dei fermenti preromantici ,pur rimanendo l’ineguagliabile e insuperato modello di un secolo raffinato e intelligente qual è stato il Settecento. “Io son colui che da bambino suonava con un dito Mimosa mimosa/ quanta malinconia nel tuo sorriso”. In Mozart c’erano – insieme – a quella serena, tenerissima, infrangibile bellezza , l’ironia , il senso del gioco e del divertimento , ma anche , in modo enigmatico e febbrile , quelle vibrazioni dell’anima definite ossessive, monomaniache, talora demoniache . Lo scarto altero della fronte luminosa che gli schiara gli occhi ardenti e i duri sopraccigli , da un suo biocco infantile , finiscono col confondersi e con l’alterarsi attraverso la somma, a volte caotica , della allusioni e delle ambiguità. Agiva con la rapidità e il controllo di un uomo dei tempi nuovi , eppure si comportava come eterno fanciullo, astratto da ogni implicazione culturale che non fosse la voce di un suono , totalmente estroverso,e allo stesso tempo capace di stupefacenti esplorazioni nei diversi strati della psicologia e del pensiero. Conoscitore impareggiabile dell’animo umano , e specialmente dell’anima femminile, beffardo indagatore dei vizi , facile a passare dal più intenso dolore alla maggiore gioia , devoto cantore degli affetti e dei simboli religiosi , Mozart compì un innesto senza precedenti fra opera italiana e dramma toccando risultati teatrali e musicali di una portata incalcolabile. Non è vero che non avesse dei principi e una sua morale , ma odiava tutto ciò che era ipocrisia e moralismo e ne incontrava dappertutto.

7. Armonie massoniche
Era sinceramente religioso, ma assolutamente anticlericale; preso , sì, moltissimo dalla sua arte , ma tutt’altro che assente dal mondo. Conosceva la letteratura, la filosofia , e le scienze del tempo, siamo in pieno illuminismo. Era figlio del suo tempo e anche “il libertinismo verbale e alcuni comportamenti concreti ( intitolò il canone a 6 voci in si be molle maggiore “baciami nel culo”) vanno prospettati anzitutto nel quadro specifico dei costumi settecenteschi , in generale , e in quello particolare dell’ambiente in cui egli nacque e si andò formando”, come annota Andrea Lonardo. Mozart era un massone , come il padre Leopold, e l’ultima opera che completò, prima di morire, non a caso , fu proprio la Musica funebre massonica . Si era scritto alla Massoneria nel 1784, nel momento in cui i suoi successi viennesi di pianista e compositore erano al colmo . Fu quindi una libera scelta, la sua, dettata da motivi interiori e disinteressati. Egli vedeva nella Massoneria soprattutto l’anelito alla purificazione morale, quella che guida i due giovani amanti del “Flauto magico”, Tamino e Pamina , verso il bene e il bellocontro le forze oscure della Regina della Notte. Una purificazione che può essere raggiunta con l’amore e la virtù, cioè con la collaborazione di tutti e con il retto operare, senza pregiudizi e ipocrisie , concetti questi, che attraversano tutto l’epistolario mozartiano e che ritroveremo poi sublimati nella musica del “Flauto”. E’ da porre in evidenza che allora si diventava massoni solo per virtù intellettuali . Mozart era tutt’altro che sprovveduto, conosceva gli Illuminati di Baviera , gli influssi rosacrociani ,la Grande Opera Alchemica , condivideva l’entusiasmo per l’antico Egitto e per il pensiero ermetico ellenistico; s’interessava alla filosofia ebraica che allora era una sorta di mediazione interculturale . Ma cosa significava essere massone a quel tempo?.Significava non contribuire al riscatto dell’umanità:non sacrificarsi per portare la luce della ragione nella storia che è irrazionale ;significava vivere il proprio tempo , sentendosi giosamente partecipe del percorso condiviso . E in tutte le opere di Mozart , a partire dal Flauto magico , ci sono richiami della poetica e della filosofia massonica , richiami a Mesmer a Rosencrantz , all’allegoria alchemica, al panismo, all’inno della gioia, che poi scriverà Schiller , per trovare compimento nella nona sinfonia di Beethoven

8. Era il Cristo della musica
“Mozart –scrive Balthasar – fa udire il canto del trionfo che accompagna la creazione prima della caduta e dopo la risurrezione, dove sofferenza e colpa non sono memoria lontana e passato, bensì presente rischiarato e superato La sua musica è figura della grazia stessa, della grazia creatrice di Dio e della grazia che risolleva il creato dalla caduta e lo eleva, nell’uomo, alla partecipazione della natura divina”. Scomparso lui – dirà il Salieri di Puskin – l’arte cadrà di nuovo in basso. Non esistono gli eredi di quell’artista a cui il buon Dio aveva concesso tale vastità di doni da assomigliarlo ad un angelo , tale era la sua musica , così sfolgorante e luminosa . “Era come un cherubino dell’Eden che recava con sé quel divino canto per risvegliare in noi, privi d’ali , il desiderio assurdo di volare” Un genio che morì povero , solo , abbandonato da tutti, con un funerale d’infima classe , a cui non partecipò la moglie ,colta da crisi isterica, e anche quei pochi amici che inizialmente avevano accompagnato il feretro non lo seguirono fino in fondo, a causa del maltempo. Mozart fece così il suo ingresso nel cimitero di San Marco di Vienna da solo, in compagnia del becchino, che gettò la salma in una fossa comune. Qualche giorno dopo , la moglie Costanze, Schikaneder e gli altri amici del “Flauto magico” si recarono al cimitero per poter pregare sulla sua tomba, e chiesero al becchino quale fosse l’urna di Mozart, uno dei più grandi geni dell’umanità . L’uomo li guardò per un attimo, poi disse: “Non conosco nessun morto di nome Mozart.” Mozart era il Cristo della musica, dirà più tardi Ciajkowsky. Nessun musicista fu più grande , più divino, e più umano di lui.

Augusto Benemeglio

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