Montagnoli Renzo – Il cerchio infinito
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Titolo: Il cerchio infinito Autore: Montagnoli Renzo Editore: Ass. Culturale Il Foglio Prezzo: € 10.00 Data di Pubblicazione: 2008 Collana: Autori contemporanei. Poesia ISBN: 8876061967 Pagine: 70 |
A cura di Franca Canapini
Occorre entrare in punta di piedi in questa poesia che non urla, non graffia, non piange, ma canta malinconica e sommessa l’esistenza dell’uomo e il tempo, lo spazio, l’universo, l’eternità, facendosi cosmica.
Occorre ascoltarne in silenzio l’armonia, che lenta si irradia dai versi, per coglierne il valore. E’ come un’altalena, un lento dondolio, che esprime con immagini delicate il conflitto ( così umano ) tra l’istintiva angoscia per la fine della vita e la meditata certezza che l‘anima non muore, essendo l’energia del cerchio infinito dell’Universo.
Il cerchio, inteso come ciclicità di eventi in un eterno infinito, è il tema principale: il cerchio della vita di ogni singolo essere vivente, il cerchio dell’anima-respiro dell’universo, il cerchio dell’universo-caos perfetto. E nel cerchio/i scorre il tempo, come “un incessante fluire di acque mutanti “ ( Il fiume).
Si narra la condizione di sperimento esistenziale del piccolo uomo ( che ben descriveva Pascoli nel Il bolide “E mi sentii quaggiù piccolo e sperso errare tra le stelle in una stella”) che cerca di rispondere alle inquietanti domande sul senso della vita con le sue conoscenze, la sua sensibilità, le sue emozioni; e a tratti sembra riuscirci:
“ ma gli sprazzi di luce che si aprono in me/ sono il premio della fatica/ di conoscere la vita/ di sapere chi sono “ ( La sacra montagna ).
L’ illuminazione più importante è l’intuizione dell’esistenza dell’anima:
“ Queste membra/la pelle/le ossa/gli occhi/sono il vestito/di un essere infinito/che non vediamo/ma che avvertiamo” (Dentro di me ); non si può spiegare ma solo sentire l’anima che prende casa nella vita corporea perché “ l’eterno è il suo regno/il tempo finito lla sua grazia/lei /che dà la vita/è il respiro dell’Universo.” (il respiro dell’Universo )
Riuscire a mantenere dentro di sé questa consapevolezza permette di conquistare la serenità, mitigando l’ansia per la morte del singolo: siamo punti di una linea, atomi di un tutto eterno in continuo mutamento, che mai avrà fine: siamo vita nella vita. E la vita è talmente potente che riesce a sbocciare anche quando tutto ormai sembra spento, come nell’onirica Il tempo:
“un seme rimasto a lungo in letargo/rapido si scosse alla frescura dell’acqua…”
In questo fluire incessante di vite ( folgori che si perdono nell’eternità ) che si succedono l’una all’altra, resta però la struggente unicità del singolo che sente il tempo accelerare:
“ Non c’è ormai/più un ieri,/nemmeno un oggi,/un battito di ciglia/ed è già domani” ( Il tempo corre )
che non riesce ad arrendersi alla morte e lotta per conquistare un’altra primavera:
“un vecchio in panchina/scalda le dolenti giunture/ e la bocca sdentata/s’apre in un rapido sorriso./Un’altra primavera/un’altra stagione/rubata all’eternità” (La primavera)
“Quasi contorto nel freddo/s’aggrappa ancora alla vita/tronco rugoso orbo di foglie/avvinghiato all’umida ringhiera/sfida il vento d’inverno/ sperando in un’altra primavera” ( Il glicine ),
“Assopito sotto l’olmo/ho udito la sua voce/era lei che mi parlava,/era lei che mi raccontava/del tempo con me trascorso,/dell’autunno prossimo a venire./ le ho chiesto dell’inverno/ma non m’ha risposto” (Una lacrima)
anche se il percorso della vita talvolta appare assurdamente faticoso:
“gira la ruota,quasi s’impenna/un gemito d’ingranaggio/la macina muove gracchiando/ed ecco che piove farina./esausta, lenta, l’acqua riprende la via (Il percorso)
“corre in un’eterna fatica/le sue strade son lastricate di stelle/la sua meta è rincorrere se stessa/in un corrosivo cosmico affanno” ( La cometa )
Allora il poeta diviene teneramente malinconico osservando lo svilupparsi di nuove vite:
“guardo la tua alba nella luce del mio tramonto” ( Il cerchio infinito 2 )
e lo spegnersi di altre:
“E’ un vecchio lampione/corroso dal tempo/e che lento/silenzioso/sispegne” (Dalla finestra )
fino a rifugiarsi nel sogno che appare come l’unica realtà:
Il sogno è la realtà
dell’eterno
il risveglio
è l’irrealtà
di un tempo finito ( Il sogno della libellula )
In questo “cerchio infinito/di albe e tramonti,/di nascite e perdite,/in cui tutto mai termina” “un bardo alla deriva” cerca la via per la montagna sacra…e noi insieme a lui.
di Franca Canapini
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