Monica e il desiderio di Ingmar Bergman


A cura di Gordiano Lupi

“Monica è arrivata dopo tre anni di gestazione. Spero provocherà tempeste emotive e ogni genere di reazione. Sfido chiunque a restare indifferente”, disse Ingmar Bergman dopo aver terminato le riprese, ammettendo che si tratta di “un film a basso costo, girato in condizioni di rigorosa semplicità, lontano dagli studi e realizzato con poco personale”. Sfogliando le pagine di Immagini – il libro autobiografico dedicato al suo cinema – scopriamo che Bergman non ha mai girato un film “meno complicato” di Monica e il desiderio, un lavoro libero da grandi implicazioni psicologiche. Una pellicola girata in totale spensieratezza, in un clima gioioso, sereno e di assoluta felicità creativa. Il successo di pubblico fu enorme.
Il film è basato sul personaggio di Monica, donna che cambia con lo scorrere degli anni, vivendo la sua esistenza; prima ragazzina romantica, innamorata, che si commuove davanti a un film melodrammatico, poi moglie insoddisfatta che sceglie la via del libertinaggio e abbandona figlio e marito. Monica e il desiderio è un film erotico, molto spinto per i tempi, sia per le situazioni descritte che per il discorso teorico, ma è anche una pellicola realista, calata nella difficile realtà lavorativa degli anni Cinquanta, poetica e melodrammatica. Si comincia tra dissolvenze che alternano stupendi paesaggi marini dell’isola Orno, i dintorni del porto e le officine dove si lavora duro; un bianco e nero suggestivo introduce l’incontro d’amore tra Monica ed Henry in un bar del quartiere operaio. Immagini ispirate accompagnano la nascita di un sentimento, i ragazzi al cinema, a casa insieme, nella barca del padre, per finire con la fuga in campagna e sull’isola deserta. Alcune sequenze ricordano L’avventura di Michelangelo Antonioni, ma si tratta solo di identiche ispirazioni e di suggestioni che hanno in comune una buona dose di genialità. Alcune sequenze mostrano Harriet Andersson in plastici nudi integrali, molto avanti per i tempi, tagliatissime dalla censura italiana, che si sbizzarrì eliminando gli incontri sessuali troppo espliciti. Il regista sottolinea il cambiamento femminile tra innamoramento e ritorno alla realtà, quando la nascita di un figlio, il lavoro, i dissidi con il partner fanno esplodere la coppia. Monica rifiuta la maternità e ogni responsabilità, tradisce il compagno che credeva di amare e pretende di avere indietro la sua libertà. La scena simbolo del film è quella con Harriet Andersson che guarda in macchina, ripresa su sfondo grigio, si rivolge al pubblico ed esprime tutta la sua angoscia di donna disperata e sola. Una sequenza moderna e scioccante che lo stesso Bergman definì “un impudico contatto con lo spettatore”. La vita è più difficile dei sogni, sembra dire il regista. La povertà, il quotidiano, i problemi, distruggono anche il più fantastico degli amori, persino un’unione voluta contro tutto e tutti. Arrivano i tradimenti, le botte, il divorzio, con il padre che resta solo a prendersi cura di un figlio nato dall’amore, ma giunto troppo presto a far esplodere i contrasti d’una coppia immatura. Il finale alterna flashback a parti oniriche, con il ragazzo che ricorda i bei tempi del loro amore e li paragona con la dura realtà. Negli Stati Uniti venne utilizzata l’immagine di nudo dorsale di Harriet Andersson (censurata in Italia) per pubblicizzare il film, spacciando un’opera d’arte per un lavoro pornografico intitolato Monica A Bad Girl. In Svezia fu tagliata la scena di Harry che si ubriaca e subito dopo fa l’amore con Monica, giudicata oscena, ma difesa da Bergman come momento fondamentale, perché “la passione raggiunge il climax”. In Italia, Monica e il desiderio è uscito soltanto nel settembre del 1961, massacrato dalla censura con 25 metri di tagli. Nessuno comprese il film, privato di tutti i rapporti sessuali, delle scene di nudo e delle sequenze grazie alle quali il regista esibiva la prorompente carica erotica di Monica. Il personaggio femminile è moderno, insolito per il cinema degli anni Cinquanta, fuori da ogni cliché. Ingmar Bergman dirige e sceneggia una pellicola innovativa, che detta le coordinate del futuro cinema erotico – introspettivo, influenzando registi come Truffaut e Godard.

Regia: Ingmar Bergman. Sceneggiatura: Ingmar Bergman, Per Anders Folgerström. Fotografia: Gunnar Fischer. Montaggio: Tage Holmberg, Gösta Lewin. Scenografia: P. A. Lundgren. Costumi: Barbro Sörman. Musica: Erik Nordgren, Waltz Kärlekens hamn di Filip Olsson. Suono: Sven Hansen. Produzione: Alla Ekelund per Svensk Filmindustri. Distribuzione Italiana: Indief. Riprese: 22 luglio – 6 ottobre 1952 (isola Orno, Rasunda Studios). Titolo originale: Sommaren Med Monika. Prima proiezione: 6 febbraio 1953.

Interpreti: Harriet Andersson (Monica Eriksson), Lars Ekborg (Harry Lund), Dagmar Ebbesen (la signora Lindstrom), Åke Fridell (Ludvig, padre di Monica), Naemi Briese (madre di Monica), Åke Grönberg (il padrone di Harry), Sigge Fürst (Johan), John Harryson (Lelle), Georg Skarstedt (padre di Harry), Gösta Ericsson (Forsberg), Gösta Gustafson (assistente di Forsberg), Gösta Pruzelius (pescatore), Arthur Fischer (padrone di Monica), Torsten Lilliecrona, Bengt Eklund, Hans Ellis, Ivar Wahlgren, Renée Björling, Catrin Westerlund, Carl-Uno Larsson, Hanny Schedin, Kjell Nordenskiöld, Margaret Young, Nils Hultgren, Ernst Brunman, Sten Mattsson, Magnus Kesster, Carl-Axel Elfving, Bengt Brunkskog, Wiktor “Kurlörten” Andersson.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
www.gordianol.blogspot.com
http://cinetecadicaino.blogspot.com/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *