Citazioni: Mio fratello rincorre i dinosauri di Giacomo Mazzariol


Citazioni Tratte da: Mio fratello rincorre i dinosauri. Storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più di Giacomo Mazzariol

Insomma, è la storia di Giovanni, questa.
Giovanni che va a prendere il gelato.
– Cono o coppetta?
– Cono!
– Ma se il cono non lo mangi.
– E allora? Neanche la coppetta la mangio!
Giovanni che ha tredici anni e un sorriso piú largo dei suoi occhiali. Che ruba il cappello a un barbone e scappa via; che ama i dinosauri e il rosso; che va al cinema con una compagna, torna a casa e annuncia: «Mi sono sposato». Giovanni che balla in mezzo alla piazza, da solo, al ritmo della musica di un artista di strada, e uno dopo l’altro i passanti si sciolgono e cominciano a imitarlo: Giovanni è uno che fa ballare le piazze. Giovanni che il tempo sono sempre venti minuti, mai piú di venti minuti: se uno va in vacanza per un mese, è stato via venti minuti. Giovanni che sa essere estenuante, logorante, che ogni giorno va in giardino e porta un fiore alle sorelle. E se è inverno e non lo trova, porta loro foglie secche.
Giovanni è mio fratello. E questa è anche la mia storia. Io di anni ne ho diciannove, mi chiamo Giacomo.

Giacomo… – disse, con quella voce dolce e profonda al tempo stesso che mette su quando c’è della verità vera in quello che sta per dire, – nella vita ci sono cose che si possono governare, altre che bisogna prendere come vengono. È talmente piú grande di noi, la vita. È complessa, ed è misteriosa… – Mentre lo diceva aveva gli occhi che luccicavano: lei ha sempre questi occhi pieni di stelle quando parla della vita, anche oggi. – L’unica cosa che si può sempre scegliere è amare, – disse. – Amare senza condizioni.

A mamma piace leggere. Per casa ci sono libri ovunque: sul tavolino del salotto, in cucina, sui davanzali. Persino in bagno. Ma di solito è il comodino quello che rischia di crollare sotto il peso delle storie che ci accumula. Con il tempo nomi come Hesse, Marquez, Orwell mi sarebbero diventati familiari, ma a sette anni percepivo solo lo spessore della costa, il colore delle copertine, il fatto che raramente ci fossero figure. Sono sempre stato attratto dai libri. Credo che l’amore per i libri si trasmetta da genitore a figlio nell’aria e nel cibo, oltre che con l’esempio. Insomma, mi capitava spesso di prendere in mano uno dei libri che mamma lasciava in giro, giusto per balbettarne il titolo, passare un dito sulla carta, o a volte annusarne l’odore.

In braccio a papà, Gio stava per entrare a scuola, la sua prima scuola. E noi eravamo lí, a guardarlo diventare grande, e questa cosa accadeva davanti ai nostri occhi, un po’ come il sorgere del sole o lo schiudersi improvviso di certi fiori selvatici; e non nascondo che fu commovente vederlo sparire oltre la porta, impettito, vestito di giallo, rosso, verde e blu, perché avevamo deciso che ciascuno di noi doveva mettergli addosso il proprio colore preferito in modo che ci sentisse vicini tutto il giorno.

Prima di quel giorno pensavo che il silenzio fosse assenza di rumore. Invece il silenzio è un suono, e c’è silenzio e silenzio. In quella mezz’ora, il silenzio mi parlò: mi disse che Gio aveva bisogno di me, costante bisogno di me; e io capii che ormai, senza Gio, non ci volevo piú stare a questo mondo. I suoi problemi erano i miei. E i miei problemi? A quelli ci avrei pensato da solo, senza disturbare; avrei trovato una soluzione. O almeno ci speravo.

Guardandolo rotolarsi sul pavimento e ridere come fosse appena capitata la cosa piú buffa dell’universo pensai che Gio, tra i molti problemi, aveva un talento particolare: sapeva creare una storia diversa con ognuno. Si sarebbe potuto scrivere un libro sul rapporto tra Gio e ogni singola persona che gli gravitava attorno, e sarebbe stata una saga piú lunga del Signore degli Anelli. Gio creava mondi. Ognuno di noi camminava con lui lungo una strada personale. E la cosa pazzesca era che riusciva a essere diverso con tutti, ma sempre sé stesso. Non era matematica, Gio, che una volta trovata la soluzione è sufficiente replicare i passaggi per ottenere sempre lo stesso risultato.

La musica era ciò che mi serviva per pescare i sentimenti nel lago di emozioni in cui navigavo. Il retino prendeva le carpe. La canna le trote. La fiocina i saraghi. I lombrichi attiravano le orate. Le mosche di plastica richiamavano lucci e tonni. Allo stesso modo gli Smiths erano l’esca per la malinconia. Con i Sex Pistols venivano a galla rabbia e dubbi. Se mettevo i Beatles ero trascinato al largo da ondate improvvise di serenità.
Avevo tredici anni. Ero un vinile senza solchi che aspettava di essere inciso dal mondo.

La musica stava facendo quello che sa fare meglio: eliminare le differenze.

«Non conta essere alti, conta essere all’altezza» e «Anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno».

Io, poi, avevo fatto una serie di errori assurdi, tipo che mi si vedeva riflesso nei vetri, i colori e il bilanciamento dei bianchi erano sballati, l’inquadratura tremava, i primi piani erano sfocati e via dicendo. Eppure non mi passava per la testa di rifare qualcosa: gli errori fanno parte della nostra vita e, come diceva il tizio con i dread, certe scene, come Gio che scappa al tramonto nella piazza deserta, ecco, scene come quella, a scriverle, non mi sarebbero venute in mente. Invece nella fuga di Gio c’era tutto: tutta la mia speranza, ogni grammo della mia paura.

Titolo: Mio fratello rincorre i dinosauri. Storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più
Autore: Giacomo Mazzariol
Prezzo copertina: € 12.00
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Data di Pubblicazione: ottobre 2018
EAN: 9788806239060
ISBN: 8806239066
Pagine: 176

 

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