Michel Faber: Il petalo cremisi e il bianco


Citazioni tratte da “Il petalo cremisi e il bianco” di Michel Faber

Si chiede se le foto che le ha scattato quel fotografo nel suo atelier dureranno per sempre, e spera di no. Sul momento, non ha avuto nessuna remora, e ha posato nuda vicino a piante in vaso, con le calze e basta accanto a un letto a baldacchino, e immersa fino alla vita in una vasca da bagno di acqua tiepida. Non aveva nemmeno dovuto toccare qualcuno! Ultimamente, tuttavia, rimpiange di averlo fatto, da quando uno dei suoi clienti ha tirato fuori un’immagine consunta di una goffa ragazzina nuda e le ha chiesto di mettersi nella stessa identica posa, con lo stesso identico tipo di spazzola, che, previdente, aveva portato. E stato allora che Sugar ha colto la permanenza dell’essere Sugar o Lotty o Lucy o qualsiasi altra, intrappolata in un quadrato di cartone da mostrare a sconosciuti a proprio piacimento. Quali che siano le umiliazioni a cui si sottopone abitualmente tra le pareti della sua camera da letto, esse svaniscono nel momento stesso in cui hanno fine, come se evaporassero insieme al sudore. Ma essere chimicamente fissate nel tempo e passare di mano in mano per sempre: quella è una nudità che non potrà mai più essere rivestita.

Dovreste sapere che la malattia mentale nell’uomo non ha nulla a che fare con la natura. Ognuno ha il suo limite di sopportazione. Una volta che la sofferenza diventa intollerabile, colpisce la follia, e notate bene che ho detto colpisce, perché spesso assale all’improvviso, ed è irreversibile. Voi e io non abbiamo un utero che può essere asportato, quando le cose si fanno serie… non dimenticartelo, per l’amor di Dio

Basta una sola parola, pronunciata dalla persona giusta al momento giusto, a far sbocciare l’infatuazione a velocità prodigiosa, come un tenero germoglio di carne da un prepuzio che si schiude. Né deve trattarsi per forza di “ti amo”.

Così comincia la lotta, l’antica lotta per stabilire chi dei due abbia più diritto a dichiararsi normale. Esiste una norma alla quale tutti gli esseri umani ragionevoli si conformano: chi dei due se ne discosta in maniera più palese? Chi verrebbe ritenuto più manchevole dal giudice imparziale che incombe invisibile nello spazio che li divide? Il colpo d’inizio è partito.

Consumano briciole di tempo, ma hanno di fronte un’indigesta eternità

– Sentite qui, dove vi sto toccando? Il vostro utero si è spostato, è molto più in alto di dove dovrebbe essere, che è più… qui -. Il dito del medico scivola giù, verso la chiazza di pelo biondo che Agnes ha guardato di sfuggita forse venti volte in vita sua, e sempre con vergogna. Questa volta, tuttavia, non prova nessuna vergogna, perché il dito sta scivolando – almeno questa è la sua sensazione nel sogno – non sul suo corpo, ma da qualche altra parte, su un’altra superficie, oltre il corpo: il vetro di una finestra, forse. E in treno, e mentre si allontana dalla stazione, qualcuno sul marciapiede fuori appoggia il dito sul finestrino del suo scompartimento.
Agnes chiude gli occhi.

Nessuna donna può essere una mente fine senza danno alle sue funzioni di procreatrice e di madre. Troppo spesso, l’«intellettuale» femmina è una giovinetta invalida o un potenziale ermafrodito, che in altre circostanze avrebbe potuto essere una moglie sana. Turiamoci dunque le orecchie alle voci di sirena che ci offre questa dovizia di opere dell’ingegno femminile a prezzo di una razza debole, infiacchita e malaticcia. Il Futuro trarrà più vantaggio da uteri sani e funzionanti che da una profusione di scarabocchi femminili.

Vieni con me ora, via dalle strade ripugnanti della città, lontano da stanze che olezzano di paura e d’inganno, dai patti stretti con cinismo del bieco. L’amore esiste.

Lei è sempre appoggiata al cavalca siepe, la testa rovesciata all’indietro, gli occhi chiusi, così vicina che la sente respirare, e vede il fiato filtrare dalle labbra socchiuse. Si abbandona a una fantasia, colpevole, tuttavia si abbandona. Si immagina parroco, intento a zappare la terra grassa e scura del giardino della canonica, con Emmeline al suo fianco, circonfusa dalla luce dorata del sole, con in mano una piantina da porre a dimora.
Tutti noi siamo allo stesso tempo oggetto di repulsione e d’invidia. Tutti noi tranne i più disgraziati, quelli che non hanno nulla sotto di loro a parte l’abisso lurido dell’inferno.

Quel che brama Agnes non è un amante, uomo o donna che sia. Non sa nulla dell’interno del suo corpo, nulla; e non c’è nulla che desideri sapere. La sua solitudine, anche se dolorosa, non è particolarmente fisica; è sospesa nell’aria, grava sui mobili, permea le lenzuola. Se soltanto ci fosse qualcuno vicino a lei in questa grande zattera di letto, qualcuno che le voglia bene e abbia fiducia in lei, qualcuno a cui voler bene e in cui avere fiducia a sua volta! Ma una simile persona non esiste.

Una donna, (…), sboccia e appassisce come un fiore. La bellezza muore in un decennio o due; qualche decennio ancora e la stessa sorte tocca anche ai suoi ammiratori, e infine la donna stessa ritorna polvere. Dio onnipotente, per contro, vive per sempre, ed è l’autore di ogni bellezza, poiché l’ha forgiata con le proprie mani la prima settimana della creazione.

Lei sorride e guarda fuori dalla finestra, socchiudendo gli occhi per proteggerli dalla luce tremula del pomeriggio. Probabilmente sono soltanto le nuvole, ma se si usa l’immaginazione, potrebbe esserci un grande esercito in marcia davanti alla casa, orde innumeri che oscurano il sole, una ruota di corpi con un milione di raggi.

Non c’è nulla di così straordinario nel generare figli. Gli atti di autentica carità, al contrario… Forse dovreste provare a vedere le opere buone come uova, e noi donne come galline. Una volta fertilizzate, le uova sono inutili, se non per produrre altri polli, ma quanto è utile al contrario un uovo intatto! E quale infinità di uova può produrre una sola gallina!

La mia vita è una moneta lanciata in aria.

L’uomo d’affari di vocazione manca di spirito d’avventura, teme i cambiamenti, soprattutto se le cose procedono regolarmente. L’artista invece è pronto a osare.

In tutti questi anni, con tutti gli uomini, ha imparato che un uomo ammosciato è un uomo infelice, e gli uomini infelici possono essere pericolosi. Affondateli in un buco umido, e si rinvigoriranno. Ogni volta che il membro è incerto, ogni volta che l’alcol ha preteso il suo balzello, ogni volta che il cuore è appesantito da tristezza o preoccupazione, ogni volta che l’animo è preda di dubbi, che uno sguardo alla propria nudità lo fa sentire brutto o ridicolo, ogni volta che vede la propria virilità e viene colto dal timore morboso che possa essere l’ultima volta che si solleva la macchia di pelo, l’unico metodo sicuro è coltivarne la crescita in modo che possa reggersi senza supporto per un istante, quel tanto che basta per ficcarlo dentro comodamente. Poi, la Natura fa il suo corso.

Per un minuto rimangono entrambi in silenzio. Le mani agganciate convogliano sensazioni nude e inarticolate; quello che l’impulso innocente ha unito, il decoro non riesce ancora a separare.

Perché lei desidera Henry, e non solo le sue mani che la raccolgono quando viene meno. Brama il peso del suo corpo sul proprio, la pressione del suo petto contro il seno, brama di vederlo senza quella corazza scura di vestiti, e di scoprire la forma segreta dei suoi fianchi, prima nell’incavo delle mani, poi nella morsa delle proprie gambe. Ecco, è detto. Le parole mute brillano come scritte miracolose sulle pareti del cuore, quel piccolo tempio sempre sotto gli occhi di Dio. La sua stessa anima dovrebbe essere uno specchio in cui Dio si possa vedere riflesso, ma ora…

Ma una donna deve avere belle maniere e delle doti per acchiappare una fortuna simile. Le troie come me, sai… non c’abbiamo quello che ci vuole per piacere a un gentiluomo… tranne che qui sopra, – batte la mano sulle lenzuola, – per una chiavata -. Un lampo di piacere le accende gli occhi, perché le è venuta in mente una cosa spiritosa. – E questa la parola, giusto Shush ? Una chiavata, un magico giro di chiave. Se riesco a prenderli mentre hanno il cazzo duro, sono in mio potere. La mia voce gli sembra musica, cammino come un angelo sulle nuvole, le mie tette gli ricordano quelle della loro cara balia, e quando mi guardano dentro gli occhi ci vedono il Paradiso. Ma appena gli si ammoscia… – sbuffa mimando la fine della passione con una mano morta sul polso. – Be’, non se la prendono mica perché parlo male! E per il mio passo da puttana! E per le mie poppe molli! E quando mi guardano in faccia per la seconda volta, vedono soltanto la più lurida puttanella che hanno mai fatto l’errore di toccare senza guanti!-

Alta, alta sopra i camini delle fabbriche e le guglie delle chiese del mondo, si crogiola nel tepore elisio, nuda e leggera, fluttuando negli strati più remoti di un cielo sensuale. E un’atmosfera inebriante, profumata, percorsa da lievi turbini di vento e nuvole soffici, non certo l’oblio immobile, diafano del paradiso come se lo è sempre figurato. Un oceano respirabile piuttosto, e lei affonda i piedi nell’aria densa, accorciando la distanza tra il suo corpo e quello dell’uomo che vola al suo fianco. Quando lo raggiunge, spalanca le cosce, lo circonda con braccia e gambe, e apre le labbra a ricevere l’incarnazione del suo amore.
– Si, oh si, – sussurra, e si aggrappa alle sue reni per attirarlo ancor più dentro di lei; lo bacia teneramente; il sesso dell’una e dell’altro sono saldati insieme; sono una sola carne. Un vortice di nubi si chiude come una coperta intorno ai due corpi congiunti mentre galleggiano sulle onde tiepide dell’eternità, sospinti come nuotatori dalle correnti ritmiche e dai loro affondi pieni di urgenza.
– Chi avrebbe mai pensato che il Paradiso fosse cosi ? – dice lei.
– Non dire nulla, adesso, – sospira lui, facendole scorrere le mani dalle scapole alle natiche. – Parli sempre, tu.
Lei ride, sapendo che è vero. La pressione del torace di lui contro i seni è confortante e insieme eccitante; i capezzoli si gonfiano, il grembo succhia e inghiotte, avido di seme. Avvinghiati, rotolano giù per il fianco infinito di una nuvola, finché la passione le divora il corpo come un fuoco e le fa sbattere la testa da una parte e dall’altra, ansimante di piacere…

Titolo: Il petalo cremisi e il bianco
Autore: Michel Faber
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Traduttori: Dal Pra E., Pareschi M.
Data di Pubblicazione: gennaio 2005
EAN: 9788806174163
ISBN: 8806174169
Pagine: 985

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