Cinema: Medeas di Andrea Pallaoro


L’angoscia che mangia il cuore. Un’inquietudine che s’insinua sottile e devastante nell’animo scavando piano piano, ma implacabilmente, voragini di disperazione. Un silenzio parossistico. L’aridità del paesaggio (il giallo  letteralmente abbacina), come le geografie interiori svuotate di senso. Una vicenda sospesa in un non tempo. Il ribaltamento di genere nel terribile “rito” di Medea. L’alienazione che galoppa nello statico ritmo della quotidianità. La sordità all’altro. L’incursione della tragedia nell’agreste famigliola…
Tutto questo e altro passa allo spettatore nella visione di Medeas, pellicola d’esordio nel 2013 di Andrea Pallaoro – sorprendente, la nascita di una stella, come confermato dal recentissimo Hannah –, origini trentine, di stanza negli States dall’età di 17 anni. Un film che viene riproposto sino al 23 ottobre (sebbene non tutti i giorni, ruotando le proiezioni nella ricca programmazione) dalla Fondazione Cineteca Italiana..
Medeas inchioda alla poltrona con i suoi spasmi esistenziali volgendo lento e duro verso lo spietato epilogo. Potrebbero esser felici la coppia – Ennis (Brían F. O’Byrne) e Christina (la bellissima e bravissima colombiana Catalina Sandino Moreno, già candidata all’Oscar come miglior attrice per Maria Full of Grace) – e i loro cinque figli, ma la moglie (sordomuta: una metafora che “spiega” molto) cova in sé una profonda insoddisfazione che la porta a intrecciare una relazione clandestina.
La situazione – attraverso la falsamente rassicurante routine, attraverso i soliti gesti – precipita verso una rovinosa china.
Un film molto amato da Martin Scorsese e degno di Michelangelo Antonioni. Il dialogo è scarno, ma il non detto è potente, raccontando più che le parole. Dall’antica Grecia alla California degli anni Sessanta (Patty Pravo nella colonna sonora, e assolutamente contestualizzata) le pulsioni e i buchi neri nell’anima sono eguali. La siccità del paesaggio è come il deserto che si distende dentro (senza orizzonti). Pioverà soltanto alla fine, a storia consumata.
Un film magistrale dalla forma sopraffina (sceneggiatura, inquadrature, fotografia). Un pugno nello stomaco e, insieme, grande cinema.

Alberto Figliolia

Medeas (Italia/USA, 98′). Spazio Oberdan-Fondazione Cineteca Italiana, viale Vittorio Veneto 2, Milano.
Proiezioni (ottobre): 10 (ore 21,15), 12 (ore 19), 14 (ore 21,15), 16 (ore 17), 19 (ore 21,15), 21 (ore 21,15), 22 (ore 19), 23 (ore 21,15.
Info: tel. 0287242114, sito Internet www.cinetecamilano.it, e-mail info@cinetecamilano.it.

 

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