Medardo Rosso. La luce e la materia


A cura di Alberto Figliolia

Verismo, impressionismo, appartenenza alla scapigliatura, astrattismo… Indefinibile poiché sfugge a qualsiasi etichettatura o catalogazione è la scultura, sempre oltremodo originale, di Medardo Rosso, la cui arte viene celebrata con una splendida mostra, sino al 31 maggio, dalla Galleria d’Arte Moderna di Milano. Cera o bronzo, gesso o cera su gesso, cera nera su gesso o gesso patinato, ma anche fotoincisioni e stampe all’albumina o le più svariate interpretazioni fotografiche, in qualsivoglia formula tecnica prescelta l’esposizione e l’offerta della propria opera da parte di Medardo Rosso è mirabile.
Anticipatore e avvenirista, l’artista (1858-1928) è trascorso da una rappresentazione similveristica a uno scavo della materia sempre più arduo e deciso, sino a giungere alle soglie della pura astrazione – quasi nei modi di un estatico tormento – e il ritorno, frequente, dei soggetti è ben lungi dalla caduta nella serialità dell’artefice di successo che si ripete per la committenza, bensì rappresenta un’idea inesausta di ricerca: l’essenzialità della luce, la liberazione dello spirito che pare sgorgare dalla materia grumosa e primordiale o, viceversa, quasi un urlo spasmodico, muto, per penetrare nel nucleo, nel cuore del mistero.
Convivono felicemente dunque, in un itinerario sviluppato secondo chiara logica, il Birichino, prima opera comparsa in Brera nel 1882, il Sagrestano, un soggetto comico datato 1883, la Ruffiana, dello stesso anno, raffigurazione caricaturale nel solco della tradizione verista, la Portinaia, 1890-1905, proveniente dal Museo di Belle Arti di Budapest, con i lavori che compaiono nella seconda sezione, ossia le Rieuse, L’uomo che legge, Bookmaker, Aetas Aurea, Bambino ebreo-Enfant juif, una sezione in cui si… “cercherà di restituire, in molti casi attraverso differenti versioni messe a confronto, due temi fondamentali, la sperimentazione materica (l’utilizzo personalissimo e inconfondibile di gesso, bronzo e cera) e il processo creativo dell’artista che procede per sottrazioni fino al raggiungimento di esiti di sorprendente modernità”.
Meravigliosa poi è Madame X – cera su gesso, 30 x 19 x 24 cm –, opera del 1896, unico soggetto giunto sino a noi in una sola versione, per l’occasione in prestito dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro (Venezia). Essa domina, con la sua scarna, potente, magica e archetipica presenza, la terza sezione della mostra, dialogando con due versioni a confronto, in bronzo e cera, dell’Enfant Malade. In e con Madame X la sperimentazione di Rosso arriva alle estreme conseguenze: un volto-non volto, primordiale, essenziale e, nel contempo, cosmico, un sasso scagliato nelle acque nel futuro, appena sbozzato e pur provvisto di un’anima immortale, fantasmatico e concreto come il fango da cui fummo generati.
Chiude questo suggestivo percorso, in cui le suggestioni dell’intelletto si mescolano a potenti input e moti emozionali, la visione dei due soggetti di Ecce puer (tra gli ultimi concepiti da Rosso, anno 1906) e di Madame Noblet, declinata in quattro varianti in un lungo arco di tempo (dal 1897 agli anni Venti), di cui la GAM possiede la versione in bronzo.
Molto interessante e importante anche la selezione delle opere fotografiche (stampe a contatto da lastre originali e stampe originali) che documentano un aspetto fondamentale dell’avventura creativa di Medardo Rosso. “Come avviene per alcuni grandi pittori e scultori tra Otto e Novecento, esporre le fotografie realizzate da Rosso accanto alle sue opere scultoree non ha solo un valore documentario. A partire soprattutto dalla fine dell’Ottocento, la fotografia assume per Rosso il senso di una ricerca autonoma e compiuta, parte integrante e insostituibile di un incessante lavoro di ripresa di poche, essenziali immagini, che ha, non a caso, un equivalente in quella continua rielaborazione delle sculture da lui ideate entro i primi anni del Novecento, che caratterizza gli ultimi decenni della sua carriera. […] Rosso fotografa le sue sculture e i suoi disegni, per intervenire poi con viraggi, ingrandimenti, foto di foto, scontornature, collages, tracce di materia pittorica, tagli e abrasioni, fino ad accettare l’intervento del caso e dell’errore. Esposte nelle sue mostre accanto alle sculture e pubblicate, spesso sotto il controllo dell’autore, in libri e riviste, le fotografie così ottenute devono essere considerate a tutti gli effetti vere e proprie opere di Rosso, e consegnano alla storia un artista che ha saputo vedere al di là del suo tempo”.
A completare la fruizione dell’incredibile bellezza della produzione esposta provvede l’intelligente allestimento, con le luci che valorizzano appieno la magnificenza dei lavori di Medardo Rosso, artista cosmopolita, di sensibilità totale, attento alle avanguardie ma svincolato da ogni sorta di barriere e pregiudizi, interprete delle istanze del suo tempo e, insieme, senza tempo.

Alberto Figliolia

Medardo Rosso. La luce e la materia, a cura di Paola Zatti. Galleria d’Arte Moderna di Milano (in collaborazione con il Museo Rosso di Barzio e Il Sole 24 ORE), via Palestro 16, Milano. Sino al 31 maggio 2015.
Orario: lun 14,30-19,30; mar, mer, ven, sab e dom 9,30-19,30; gio 9,30-22,30.
Info: tel. +39 02.88445947; sito Internet www.mostramedardorosso.it e www.gam-milano.com.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *